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Qualche storico, riferendosi al nostro Paese,
ha definito il ’95 un anno di transizione. Strano modo di
esprimersi e valutare gli eventi del mondo, se si considera che
proprio dieci anni fa in Italia accaddero cose di non poco conto.
Vogliamo richiamarne alla memoria solo alcune. Giusto un piccolo
distillato di memoria storica per chi farebbe bene a sottoporsi
ad una drastica cura di fosforo. Ci limitiamo per questa volta
ai primi cento giorni dell’anno, iniziando dalla nascita
di un partito politico, Alleanza Nazionale, che avrebbe dovuto
segnare la fine del vecchio MSI, sigla che non aveva rotto del
tutto i ponti con il retaggio fascista delle sue più tarde
origini. Se nel gennaio del 1995 Fini assunse le redini di AN,
poche settimane dopo ebbe invece inizio l’ascesa di Romano
Prodi alla guida dell’Ulivo. Nel Belpaese si parla di par
condicio. L’opinione pubblica viene scossa dal rinvio a
giudizio di Giulio Andreotti, senatore a vita ed ex presidente
del Consiglio, per associazione a delinquere di stampo mafioso.
Accuse infamanti dalle quali, dopo un lungo processo, saprà
venirne fuori. “Mani pulite” esaurisce tutta la sua
spinta con le dimissioni di Di Pietro dalla magistratura. Questi,
in sintesi, i primi cento giorni di un ’95 tutt’italiano
che definire di poco conto sarebbe un’enormità. |