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Tahar Ben Jelloun,
l'autore del libro "Il razzismo spiegato a mia figlia",
è nato a Fèz, in Marocco ed ora vive a Parigi. Non
è un saggista, ma un giornalista che, per farsi capire
ed esprimere ciò che per lui è il razzismo, scrisse
nel 1944 questo saggio.
Il libro si presenta come un dialogo tra l'autore e la figlia
che ha partecipato con lui ad una manifestazione contro il razzismo
e che pone al padre numerosi quesiti per chiarirsi questo concetto.
Dal loro dialogo emerge che il razzismo nasce da vari aspetti:
dalla paura dello straniero, dall'ignoranza e dalla bestialità
dell'uomo. Il razzista non usa a volte la ragione propria degli
esseri umani, ma si lascia portare dall'istinto verso sentimenti
d'odio.
Il concetto principale sul quale l'autore sviluppa la sua riflessione
è l'uguaglianza di tutte le persone. Questa non poggia
su basi scientifiche e niente può giustificare la supremazia
di una razza che oltretutto è un modo sbagliato per intendere
la diversità degli uomini.
Passando per la storia della colonizzazione dell'Africa e dell'apartheid,
l'autore cerca di farci capire gli errori che i nostri antenati
hanno compiuto, forse anche per la loro ignoranza, errori che
noi non dobbiamo più ripetere. Cerca di far capire che
nessuno può sentirsi superiore agli altri solo per il colore
della pelle. È convinto che l'educazione svolga un ruolo
fondamentale nello svilupparsi degli uomini del domani. Uomini
che non si facciano trascinare dal razzismo, perché nessuno
nasce razzista ma lo diventa.
Il lettore a cui si rivolge è compreso nella fascia d'età
che va dagli otto ai quattordici anni, come l'autore ci dice nella
prefazione, anche se il libro può essere letto da chiunque,
specialmente dai genitori dei ragazzi a cui il libro è
rivolto, perché potranno così spiegare loro i passi
più difficili che si incontrano nella sua lettura.
Autore: Tahar Ben Jelloun
Titolo: Il razzismo spiegato a mia figlia
Editore: Bompiani
Luogo e anno di edizione: Milano, 1999.
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