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Kaisar attende nel
suo accampamento il momento propizio per attaccare ed espugnare
Awreik, capitale del popolo Kelt dei Bitwureik, mentre le provviste
scarseggiano e si profila l’insuccesso per i romani. I fuochi
dei Kelt inizia così, fra nomi insoliti e difficili da
pronunciare, che accompagneranno il lettore nella fase finale
della guerra portata da Roma in Gallia.
Le battaglie, a noi note attraverso il De bello Gallico scritto
dal capo della spedizione Cesare, vengono riproposte da un punto
di vista decisamente diverso e lontano, quello di uno schiavo
e auriga gallico. Insieme alla posizione nel campo di battaglia,
mutano anche i nomi, che ritornano all’asprezza degli idiomi
barbarici. Così Vergingetorige diventa il “werkobret”
(condottiero) “Werkinketrix” e Giulio Cesare diviene
l’invasore “Kaisar”.
Il diciassettenne Hockam (Falco), protagonista del romanzo, sogna
di diventare un cavaliere esstahrt, ma nel frattempo si accontenta
di fare da auriga a Werkasswellauns, importante principe arwen.
Grazie alla vicinanza a questi, egli potrà conoscere e
partecipare a tutti i retroscena della guerra. E noi, insieme
al lui, grazie allo studioso Giovanni D’Alessandro, potremo
osservare minuziosamente il panorama bellico del 52 a. C..
Un libro da non perdere per chi vuole addentrarsi nella storia
antica in un modo originale e piacevole.
Giovanni D’Alessandro, I fuochi dei Kelt, Milano, Mondatori
2004, pp.276, € 17,50
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