ControMano: La tua carriera di scrittore
di fantascienza è iniziata con l'inquisitore Nicholas
Eymerich. Si nota, nel volgere dei romanzi, un cambiamento radicale
del "modus operandi"dell'inquisitore, apparentemente
più tranquillo nel primo fino a trasformarsi in una vera
furia ne "Il castello di Eymerich". A cosa è
dovuto questo cambiamento?
Valerio Evangelisti: Il fatto è che Eymerich, di romanzo
in romanzo, diventa meno gelido e si "umanizza" progressivamente.
Si apre dunque alle passioni, tra cui l'amore. Ciò non
lo acquieta, ma anzi lo rende furibondo. Ne "Il castello",
poi, la sua collera ha un movente inconfessato: vendicare la
donna che ama.
CM: Perché l'idea d'inserire
un pistolero stregone, per di più messicano, nei noir
di ambientazione americana? Una provocazione?
VE:Sì, almeno in parte. Volevo un personaggio
che fosse totalmente estraneo alla cultura americana in cui
si muove. Pantera non solo è messicano ma, in quanto
praticante culti di origine africana, è completamente
estraneo all'idea di un progresso da realizzare costi quel che
costi.
CM: La vicenda di Eddie Florio nel
tuo ultimo romanzo "Noi saremo tutto" è
particolarmente cinica e cruda. È un modo per mettere
in maggiore evidenza la vita corrotta del protagonista e dell'America
di quel particolare periodo, o dietro c'è un ulteriore
scopo?
VE: Volevo soprattutto che il lettore non potesse
identificarsi nel
protagonista, e fosse quasi costretto a cercare i referenti
positivi nell'"orizzonte storico" del romanzo: gli
operai americani in lotta per conquistare una propria dignità.
Senza però che questi ultimi si incarnino in un personaggio
preciso, dato che si tratta di un’entità collettiva.
CM: Oltre ad aver dato il nome di
alcuni tra i più famosi gruppi metal ai
capitoli di Metallo Urlante, sappiamo che hai scritto alcuni
testi per canzone. Che cosa trattano questi testi e qual è
il genere musicale che preferisci?
VE: Le poche cose che ho scritto in quel campo
traggono ispirazione dalla mia
narrativa, e in particolare dal ciclo di Eymerich, almeno quanto
ad
atmosfere. Sul piano musicale prediligo il metal, il punk e
in generale il
rock molto duro, anche se ascolto musica un po' di ogni tipo.
CM: Il tuo lavoro si estende anche
al campo del cinema come sceneggiatore; quali sono i lavori
a cui ha già partecipato e cosa bolle in pentola per
il futuro?
VE: Lavoro per il cinema più come soggettista
che come sceneggiatore. È in
fase avanzata un film di vampiri ideato da me, intitolato "Carmilla".
Poi sono in
progetto vari film tratti da miei racconti. Purtroppo, data
la situazione
produttiva italiana, tutto va a rilento e l'esito è incerto
fino all'ultimo.
CM: Parliamo di birre. Sapendo che
sei un estimatore, ci viene da chiederti
qual è o quali sono quelle che preferisci e se ne hai
una, in particolare, da consigliare a chi le recensisce su contro-mano.
VE: Le birre che preferisco variano un po'
secondo la stagione, o anche gli
stati d'animo. Per esempio d'inverno bevo birre inglesi di tipo
ale, in
primavera, e, in autunno, delle lager tedesche; d'estate, birre
messicane molto leggere. Una birra che mi piace molto, e che
ritengo adatta a tutte le stagioni, è una austriaca non
pastorizzata che si chiama Grolsch. Si trova anche in Italia,
sebbene non dappertutto.
CM: E per finire, a quando la tua
prossima opera?
Evangelisti: In ottobre-novembre. È un grosso romanzo
storico ambientato in Messico,
che non ha un solo protagonista, bensì una decina. Si
intitolerà "Il collare di
fuoco".