Intervista a Valerio Evangelisti
.::annaSanna - 6 Giugno 2005::.

Valerio Evangelisti è nato a Bologna nel 1952. Si è laureato in scienze politiche, indirizzo storico-politico, e ha intrapreso una carriera accademica interrotta verso il 1990, alternata all'attività di funzionario del ministero delle finanze.

Dopo avere pubblicato cinque volumi e una quarantina di saggi di storia, si è dedicato interamente alla narrativa. Nel 1994 è uscito il suo primo romanzo, Nicolas Eymerich, inquisitore, che ha vinto il Premio Urania. Sono seguiti altri romanzi della serie di Eymerich e 'antologia Metallo urlante (1998) e il romanzo Black Flag (2002), pubblicati da Einaudi.

I romanzi centrati su Eymerich sono tradotti in Francia, Spagna, Germania e Portogallo. Hanno valso all'autore, nel 1998, il Grand Prix de l'Imaginaire e, nel 1999, il Prix Tour Eiffel: i premi più prestigiosi riservati in Francia alla letteratura fantastica e di fantascienza.

Attualmente, dopo avere conseguito nel 2000 il Prix Italia per la fiction radiofonica, scrive sceneggiature per radio, cinema, televisione e fumetti. Ha fatto parte della delegazione ufficiale degli scrittori italiani al Salon du Livre di Parigi del 2001.

Per spaziare da pagine di cupo sapore medievale ad atmosfere futuristiche e cyberpunk, da western "stregheschi" a prospettive apocalittiche e paradossali, Valerio Evangelisti è l’unico timoniere che possa condurvi in questo viaggio metatemporale senza scossoni o vuoti d’aria. Dopo aver iniziato come autore di saggi storici, la svolta è arrivata grazie al premio Urania del 1994 con il romanzo "Nicolas Eymerich, inquisitore", primo di una lunga serie. Personaggio affascinante e al contempo inquietante, Eymerich è l’Inquisitore Generale del regno di Aragona, realmente esistito, che fa capo alla sede papale di Avignone nel XIV secolo.

ControMano: La tua carriera di scrittore di fantascienza è iniziata con l'inquisitore Nicholas Eymerich. Si nota, nel volgere dei romanzi, un cambiamento radicale del "modus operandi"dell'inquisitore, apparentemente più tranquillo nel primo fino a trasformarsi in una vera furia ne "Il castello di Eymerich". A cosa è dovuto questo cambiamento?
Valerio Evangelisti: Il fatto è che Eymerich, di romanzo in romanzo, diventa meno gelido e si "umanizza" progressivamente. Si apre dunque alle passioni, tra cui l'amore. Ciò non lo acquieta, ma anzi lo rende furibondo. Ne "Il castello", poi, la sua collera ha un movente inconfessato: vendicare la donna che ama.

CM: Perché l'idea d'inserire un pistolero stregone, per di più messicano, nei noir di ambientazione americana? Una provocazione?
VE:Sì, almeno in parte. Volevo un personaggio che fosse totalmente estraneo alla cultura americana in cui si muove. Pantera non solo è messicano ma, in quanto praticante culti di origine africana, è completamente estraneo all'idea di un progresso da realizzare costi quel che costi.

CM: La vicenda di Eddie Florio nel tuo ultimo romanzo "Noi saremo tutto" è
particolarmente cinica e cruda. È un modo per mettere in maggiore evidenza la vita corrotta del protagonista e dell'America di quel particolare periodo, o dietro c'è un ulteriore scopo?

VE: Volevo soprattutto che il lettore non potesse identificarsi nel
protagonista, e fosse quasi costretto a cercare i referenti positivi nell'"orizzonte storico" del romanzo: gli operai americani in lotta per conquistare una propria dignità. Senza però che questi ultimi si incarnino in un personaggio preciso, dato che si tratta di un’entità collettiva.

CM: Oltre ad aver dato il nome di alcuni tra i più famosi gruppi metal ai
capitoli di Metallo Urlante, sappiamo che hai scritto alcuni testi per canzone. Che cosa trattano questi testi e qual è il genere musicale che preferisci?

VE: Le poche cose che ho scritto in quel campo traggono ispirazione dalla mia
narrativa, e in particolare dal ciclo di Eymerich, almeno quanto ad
atmosfere. Sul piano musicale prediligo il metal, il punk e in generale il
rock molto duro, anche se ascolto musica un po' di ogni tipo.

CM: Il tuo lavoro si estende anche al campo del cinema come sceneggiatore; quali sono i lavori a cui ha già partecipato e cosa bolle in pentola per
il futuro?

VE: Lavoro per il cinema più come soggettista che come sceneggiatore. È in
fase avanzata un film di vampiri ideato da me, intitolato "Carmilla". Poi sono in
progetto vari film tratti da miei racconti. Purtroppo, data la situazione
produttiva italiana, tutto va a rilento e l'esito è incerto fino all'ultimo.

CM: Parliamo di birre. Sapendo che sei un estimatore, ci viene da chiederti
qual è o quali sono quelle che preferisci e se ne hai una, in particolare, da consigliare a chi le recensisce su contro-mano.

VE: Le birre che preferisco variano un po' secondo la stagione, o anche gli
stati d'animo. Per esempio d'inverno bevo birre inglesi di tipo ale, in
primavera, e, in autunno, delle lager tedesche; d'estate, birre messicane molto leggere. Una birra che mi piace molto, e che ritengo adatta a tutte le stagioni, è una austriaca non pastorizzata che si chiama Grolsch. Si trova anche in Italia, sebbene non dappertutto.

CM: E per finire, a quando la tua prossima opera?
Evangelisti: In ottobre-novembre. È un grosso romanzo storico ambientato in Messico,
che non ha un solo protagonista, bensì una decina. Si intitolerà "Il collare di
fuoco".