

Foto di Riccardo Carcano, Fabrizio Crapanzano & Alessandro
De Pace
da www.darkillity.net,
Dark Tranquillity Italia
|
Grande partecipazione di pubblico per
uno dei concerti più attesi dai metal-Kids italiani.
Questa sera sul palco del Rolling Stones si esibiscono il passato
e il presente del trash metal, concepito nelle sue più varie
sfumature.
Verso le 19:00 entro nello splendido locale milanese e dopo la bevuta
di rito lo show inizia qualche minuto prima dell'ora prevista.
Ad attenderci è dunque il marasma sonoro provocato dagli
Hatesphere, gruppo danese salito alle ribalte delle scene con l'ultimo
e ottimo album "Ballet of the brute".
Grazie ad una presenza scenica invidiabile e a un mix sonoro di
trash-death e hardcore nelle prime file si scatena un pogo forsennato,
sempre più motivato dal vocalist Jacob Bredhal. Appagato
da una performance che si può definire tanto nichilista quanto
di classe fanno il proprio ingresso gli ungheresi Ektomorf. I cinque
giovani deliziano le orecchie del pubblico sempre più numeroso
grazie ad un sound maturato da Sepultura e Soulfly; Le influenze
dei gruppi di Max Cavalera sono inconfondibili ma la band riesce
a farle proprie con tanta padronanza.....Bravi! Ma nonostante ciò
il pubblico non attende altro che l'arrivo dei Dark Tranquillity,
gruppo svedese attivo da sedici anni e considerato Re insieme a
"In Flames" e "At the gates" del melodic-death,
che va tanto di moda ma che allo stesso tempo è carente di
new sensation.
Si abbassano finalmente le luci e si parte subito con "the
new build" la track di apertura di "Character", l'ultimo
studio album dei sei svedesi, seguite a ruota da "the treason
wall", che insieme a "final resistence" , "hour
past in exile","monocromatic stains" e "white
noise/black silence" rappresentano quel gioiellino di Demage
done (2000).
Alle tastiere Martin Brandstorm non sbaglia un colpo essendo migliorato
tantissimo dal 1998 anno di entrata nel gruppo e riuscendo ora a
creare il sottofondo ideale per le canzoni dei Dark Tranquillity.
La sezione ritmica è un rullo: Michael Niklasson allieta
l'udito con i suoi giri di basso mentre Anders Jivarp lascia l'ascoltatore
esterefatto per la sua pressione e velocità nel drumming
e, considerato l'uso di una sola cassa viene che da pensare se la
circonferenza delle caviglie non sia minore di 50 cm.
Alle chitarre il duo Sindin-Henriksson macina nota su nota. Ma il
migliore è senza dubbio Mikael Stanne, front-man eccezionale,
che dialoga con il pubblico, stringe mani e si agita come una forsennato
e che riesce a creare un atmosfera particolare con il pubblico e
a trasmettere emozioni uniche.
La ciliegina sulla torta è però la proposta di "punish
my heaven" muro sonoro posto in apertura del leggendario album
"The Gallery" targato 1995 e che catapultò la tranquillità
oscura nell'elite del metal. Alla fine raccogliendo da terra le
corde vocali è rimasto solo lo show dei Kreator, gruppo tedesco
che milita nelle scene da circa 23 anni. Anche questa un'ottima
performance, caratterizzata dal carisma del cantante-chitarrista
Mille Petrozza che ha assalito gli spettatori con vecchi pezzi senza
tralasciare il nuovo album "Enemy of god". A metà
dello show Kreatoriano il pubblico viene distratto dalla presenza
dei Dark Tranquility nella folla di fan. Il gruppo firma autografi
e chiacchera con alcuni ammiratori e anche io riesco a scambiare
qualche parola con Brandstrom e con Stanne,e dopo un lungo abbraccio
con Nirlasson e Jacob Bredhal degli Hatesphere, in uno stato alcolico
alterato Bredhal mi da il bacio della buonanotte. |