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10 anni fa, o poco più, il 1°
gennaio 1994, l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale,
al grido “¡Ya Basta!” (Ora Basta!), faceva la
sua prima apparizione, con un levantamiento, cioè con una
prima insurrezione armata.
L’esercito, formato da militanti di diverse etnie indios col
volto coperto da passamontagna, invase diverse città dello
Stato del Chiapas. Tra le città occupate si ricorda anche
San Cristòbal de las Casas. Proprio dal municipio di questa
città, il subcomandante Marcos, portavoce di tutti gli indios
ribelli, leggeva la Prima Dichiarazione della Selva Lacandona. Il
motivo dell’insurrezione è facilmente rintracciabile
nella pessime condizioni di vita delle popolazioni indigene, sopportate,
forse, per fin troppo tempo. È lo stesso Marcos a dichiarare
da una radio locale: “Da cinque secoli veniamo sfruttati,
disprezzati, discriminati. Ora diciamo basta!”.
Gli indios combattono, sotto le parole d’ordine Libertad,
Democracia, Justicia, per ottenere i più elementari diritti
umani (diritto all’alimentazione, alla sanità, all’istruzione,
alla terra…), non certo per comandare. Anzi, una delle loro
parole d’ordine è “comandare obbedendo”.
L’EZLN, anche se armato, ha sempre preferito la strada diplomatica
a quella armata, sempre cercando di contrattare con i presidenti
del Chiapas. L’EZLN è una voce che si leva dal basso.
Una voce che chiede non solo il rispetto della propria dignità,
ma anche il rispetto e la salvaguardia del pianeta nel quale viviamo.
È una voce che agli abusi che l’uomo compie sulla terra
risponde ¡Ya Basta! |