Critiche, recensioni, biografie....il materiale sui Gang è vasto e vario,
soddisfacente per chi vuole avvicinarsi e conoscere meglio questo
gruppo marchigiano. Ma preparando l'intervista, mi sembra d'obbligo
rivolgere la classica domanda sulla nascita del gruppo, trovare
conferma a ciò che penso attraverso le parole di chi ha dato il
via a questo progetto.
Cosa ha portato alla nascita
del gruppo?
Soprattutto la noia della vita di provincia, il dire no al proprio
destino già scritto, stabilito da altri, il desiderio di sentirsi
in movimento, la voglia di cantare di poter dire e fare la propria
parte. La fine dell' aggregazione, soprattutto giovanili, vedi
la grande "Orda d'Oro" della seconda metà degli anni
'70. Ma ogni limite è una soglia e ogni fine è un inizio così
appena l'onda lunga del punk arrivò sulle nostre "rive"
decidemmo di salirci sopra, sulla cresta e farci un giro, un altro.
Tutto questo per poi, dieci anni dopo ritornare lentamente verso
casa. In una
parola è stato il bisogno di Appartenenza, di fare parte.
Allora, penso, si tratta quasi di una spinta impulsiva, un bisogno
sempre diffuso tra chi sente di poter fare qualcosa di concreto
invece di stare a guardare l'onda che si infrange sulla riva e
diventa solo un un piccolo gorgo di schiuma. Mi chiedo se le spinte
esistono ancora, se vedono traguardi ancora più grandi e onde
ancora più alte...lo chiedo a loro.
Dove pensate che vi porterà questo
progetto? I Gang andranno mai oltre la
denuncia cantata?
Questo che è più di un sogno ci poterà dove ci ha già portati,
in giro in Movimento ci farà conoscere storie e storie, ci farà
sentire parte e ci farà trasformare il tutto in canzoni. Così
è stato così sarà. Penso senza presunzione che noi siamo andati
molto più in là, oltre, la denuncia cantata. Abbiamo cercato di
rimettere a posto tanti pezzi di un immaginario che si era sgretolato
e nel farlo ne è nato uno nuovo, diverso, il nostro. Un immaginario
dove come in una terra nuova e di nessuno ci si può ritrovare
il senso nuovo del "NOI". La "denuncia cantata"
è solo un pezzo, una parte, quella della tradizione rivisitata
dei cantacronache.
Andare più in là......molto spesso significa andare incontro
ad ostacoli che non tutti se la sentono di affrontare, trovarsi
davanti scelte difficili e porte chiuse. Penso alla forza della
musica e alla sua grande nemica.
Esiste
ancora la censura musicale? Credete che serva?
La censura vera la fa il denaro e gli interessi legati ad esso.
Se quello che fai vende, bene, altrimenti "Censurato"!
questa esiste ed è vera censura politica. È il mercato e suoi
vari discepoli che decidono veramente se quello che fai può passare
di lì oppure no.
Voi ne avete paura?
Di questo tipo di censura, tutti penso abbiano paura. Ma la
paura va vinta altrimenti resti fermo, immobile e magari desideri
tutto ad un tratto di tornare indietro.. Bisogna vincerla e fare
in modo di attraversare questi tempi questi territori così polverosi
e "ricchi" di sabbie mobili.
Territori troppo spesso attraversati e sfruttati da chi non
ha giudizio e fa di ogni strumento un'arma. La musica ha un grande
potere che, chi come me è un semplice estimatore, riesce a percepire
e rispettare. Mi chiedo cosa pensano loro dello sfruttamento musicale
e mi viene in mente la diffusione di un tipo di musica condannata
per l'ambiguità dei testi e gli incitamenti alla rivolta.
Pensate
che la musica debba per forza avere influenze politiche? Il genere
Oi! si sta diffondendo moltissimo in Italia, usato soprattutto
dagli skinhead per far conoscere il loro credo politico. Siete
d'accordo con questo?
Ogni espressione artistica, in particolare la canzone ha una
valenza e un valore politico. Anche quella proposta - imposta
dalle vetrine Sanremesi. Ogni canzone sta da una parte e inconsciamente
magari, svolge un ruolo
politico. Una cosa diversa è l'agit - prop, la canzone propaganda
o uno stile un genere musicale radicato in una cultura o sub cultura.
In quel caso è molto più facile individuare la sua appartenenza
ad una comunità che sia etnica o politica. Le canzoni sono come
nel genere di espressione di un modo di intendere la realtà, il
proprio vissuto e penso sarà sempre così. Che siano dolci e tenere
o dure e combattive.
Soprattutto chi fa la musica diventa duplice preda del potere:lo
è e lo gestisce. E diventa qualcosa di più di una semplice icona.
Diventa idolo, maestro, modello.Sono curiosa, come si pongono
i Gang davanti a questo fenomeno?
L'influenza che i Clash hanno avuto
su di voi è nota; diventare l'idolo, e quindi il modello per dei
giovani che decidono di esprimersi attraverso la musica, sarebbe,
in generale, un traguardo o una responsabilità? Per voi?
Non penso che quando un gruppo inizi a suonare a fare tour
o dischi ecc. ecc. si ponga il problema di essere o meno un modello.
Tutti i gruppi assomigliano alla realtà sociale culturale e politica
che già vivono prima di salire su un palco o entrare in studio.
In molti casi non fanno che amplificare tutto ciò e questo gestito
poi dall'industria giovanile può,anzi, diventa una merce in alcuni
casi buona in altri meno buona, finta scaduta e scadente. Ben
vengano quelle band che proprio perché sono al posto giusto al
momento giusto riescono ad accendere le scintille e incendiare
la prateria. Accade in pochi casi ma avviene quando attraverso
una grande energia positiva quella band quelle canzoni quella
musica risveglia in ognuno di noi il demone che dorme, ci sveglia
ci chiama.. Ben vengano altri cento CLASH!
Si sente un cambiamento nell'aria....c'è un forte sentore di
ribellione e riscoperta del valore della parola NO, ci sono nuovi
slogan, nuovi nemici da combattere, nuove istituzioni da far crollare.
Nuove frontiere da superare. L'intervista è stata fatta tramite
posta elettronica, un mezzo potentissimo senza cui, probabilmente,
avrei incontrato grossi problemi per realizzarla. La rete
è un nuovo universo, un nuovo alleato per chi si schiera contro,
per chi fa della musica la propria battaglia. Nasce Napster, si
ritorna alla guerra del no - copyright e vittime e carnefici sono
proprio loro, i guerriglieri che impugnano una chitarra.
Cosa
pensate dei ragazzi che sempre più numerosi usano programmi per
scaricare gratuitamente musica da Internet e dei gruppi che adottano
il no-copyright?
Penso che il p2p sia un grande affare, una specie di pasturazione;
sai quella che fanno i pescatori...prima di pescare nei primi
giorni e sempre alla stessa ora gettano cibo così che i pesci
si abituino a mangiare e una volta
che questi si fidano eccoli che arrivano con amo e lenza.Così
è il download. Quanto ai gruppi che adottano il no-copy right
va benissimo, serve ad una maggiore diffusione delle produzioni
e non va a far ingrassare quella banda
o meglio quella associazione a delinquere che è la SIAE.
La Siae, condannata e difesa, nemica della musica da cantina,
delle etichette indipendenti, dei centri sociali....
Sempre
più numerosi gruppi emergenti si appoggiano o addirittura nascono
nei Centri Sociali. Questo, secondo voi, potrebbe essere un limite?
Assolutamente no. I centri sociali hanno svolto e svolgono
con tutte le contraddizioni che vuoi un ruolo importante quello
della promozione di molte band attraverso un circuito. Senza di
questo centinaia di gruppi non avrebbero neanche iniziato a suonare.
I centri sociali non sono solamente cellule legate alla musica.
Come dice la parola stessa, sono Centri Sociali, ritrovi in cui
la vita si svolge in comune e in cui le attività sono volte alla
ripresa e alla resistenza di lotte cadute nel dimenticatoio di
questa generazione. La lotta contro la globalizzazione, la lotta
per i diritti di donne e bambini, la lotta per i popoli oppressi....Ma
l'impressione generale è che il Cento Sociale sia l'unica realtà
a gettare più di uno sguardo su queste situazioni...Chiedo cosa
ne pensano.
In
una vostra canzone parlate di Chico Mendes, l'organizzatore sindacale
dei raccoglitori di lattice di gomma, fatto uccidere nel suo villaggio
in Brasile nel 1988 da alcuni grandi industriali. Quanto sentite
vicino la realtà degli Indios dell'Amazzonia? Perchè secondo voi
tra i ragazzi italiani non c'è un grande interesse per questa
realtà?
Gli indios dell'Amazzonia sono i custodi della terra e per
questo vengono eliminati con ogni mezzo. La loro è una cultura
resistente quindi fanno parte della grande Barricate internazionale
che lotta contro le barbarie
della globalizzazione. Non penso che non ci sia interesse per
questa realtà, forse sarebbe necessario una maggiore mobilitazione
una maggiore informazione rispetto a quella esistente, ma ti posso
dire che in Italia non sono poche
le realtà che affiancano la lotta dei custodi della Terra e non
solo quella degli indios dell'Amazzonia.
Allora c'è più interessamento di quello che pensassi, sono sollevata
nel constatare che forse, nonostante la scarsità di informazione,
c'è comunque una coscienza generale dei problemi legati ad altre
culture. Quindi, ragionando su questo, mi viene da pensare alla
responsabilità di questi giovani ragazzi, di noi che saremo la
futura generazione al governo. E tra poco ci saranno le elezioni.
Accendo la televisione, sfoglio un giornale, navigo sulla rete,
parlo con gli amici...e dappertutto trovo le conseguenze di questi
errori e i piani di questa lotta da portare avanti nonostante
tutto. Penso alle condanne contro il McDonald's che vende ai bambini
innamorati della loro atmosfera carne gonfiata di animali allevati
in Amazzonia, su pascoli
derivati dalla deforestazione del Polmone della Terra.
Penso ai ragazzi di Seattle e di Praga, penso ai bambini che
mangiano cibi condannati e...
Le vostre Marche sono una delle
regioni italiane colpite direttamente dal caso "mucca pazza";
da una parte le mucche ammalate, l'afta epizootica, la lingua
blu, il pesce contaminato dal mercurio. Dall'altra i cibi transgenici,
manipolati, perfetti, definiti sani. Da che parte vi schierate?
Dalla parte di chi vuole salvarsi e che per farlo deve riallacciarsi
un rapporto con il cosmo; c'è bisogno di una nuova consapevolezza
del fatto che si è parte di qualcosa che è molto più grande di
noi. Di tornare a sentirci "NOI", di accettare ed essere
capaci di relazioni con altri simili e non, di sentirci Lacrime
del sole.. Se non si riesce ora a sbloccare questo massacro sarà
veramente l'Apocalisse se ci viene negata questa relazione con
l'essenza della vita allora il vicolo cieco della distruzione
e dell'autodistruzione può ancora una volta, essere preso da grandi
masse di uomini o meglio saranno trascinati manipolando il loro
consenso. Questo è peggiore di ogni nazismo.
Decido di tornare sul campo musicale, la parola nazismo lascia sempre un certo
amaro in bocca e vorrei che la mia intervista fosse, se non divertente,
almeno distesa.
Parlando con un amico, scopro quali sono le curiosità maggiori
di un grande fan del gruppo.
Una
volta in una intervista, Ligabue affermava che in Italia ci sono
gruppi, come i Gang, bravi tanto quanto lui ma che non avevano
avuto lo stesso impatto. Non pensate che il vostro impegno politico,
i vostri testi "contro"
possano aver dato fastidio a qualcuno e avervi chiuso qualche
strada???
Non facciamo nessuna gara con nessuno quindi non siamo né ci
sentiamo più o meno bravi. Poi se Ligabue ha l'arroganza di dare
e darci delle pagelle questo non ci interessa. Per ogni strada
chiusa ce n'è sempre un'altra che
si riapre. A noi piace di più viaggiare, percorrere strade secondarie,
chi non lo fa non sa cosa si perde.
Penso ancora che la vera ricchezza di un uomo di una società di
un paese siano le storie. Non è il successo o il denaro a far
ricco un uomo o degli uomini. Sono le storie e da questo punto
di vista noi siamo stati molto
fortunati ed è un grande privilegio aver potuto fare quello che
abbiamo voluto, sempre. Alla faccia di chi ci vuole male.
Penso che questa band abbia molto di cui vantarsi e a ragione, dai testi importanti
e impegnati, alle collaborazioni con grandi artisti che ne hanno
sempre caratterizzato il cammino.
In che modo vi ha arricchito la
collaborazione con Billy Bragg?
Ci ha arricchiti con la sua grande carica umana, il suo bagaglio
di storie, di incontri, di voglia di tornare in vita un "Woody
Guthrie" , una figura di cantastorie, diremmo in Italia,
che rischiava di scomparire, con l'avvento del punk rock e invece
lui ha saputo attingere da quel fenomeno l'energia necessaria
per rivitalizzare quel percorso, quella figura, quell'identità
che nel pioniere musicale americano avete trovato una nuova fonte
prima dell' avvento del rock'n' roll. Dopo Dylan, Springsteen
( solo per ordine temporale) c'è Billy Bragg nei nostri modelli
a confronto.
Tornando ai testi importanti e impegnati, salta fuori un fatto
avvenuto tempo fa, che mette l'accento sulla strada intrapresa
dal gruppo, sulle scelte ribadite fino ad ora e difese a spada
tratta.
Avete
subito un processo per una vostra canzone che tirava in ballo
politici corrotti.Adesso con il senno di poi lo rifareste?
È importante sempre non generalizzare. I "politici corrotti"
in questo caso sono Russo ex senatore PCI e PDS e Sanfilippo ex
presidente della lega delle cooperative in Sicilia. Sul primo
c'è stata una richiesta al senato di
autorizzazione a procedere da parte del sostituto procuratore
di Palermo tanto per intenderci. Quella canzone racconta l'omicidio
di Pio La Torre segretario regionale del PCI sulla falsariga di
un inchiesta giornalistica
condotta da Michele Gambino e pubblicata da "Avvenimenti";
la suoniamo ancora, anzi presto ne faremo circolare una nuova
versione. Il processo va avanti ma noi ci teniamo a rivendicare
il nostro diritto ( e di tutti) di
critica e di pensiero. Alla faccia di chi cerca di imbavagliarci
con una denuncia e un processo.
Cambio ancora una volta direzione.......Ci sono tante strade
che vorrei percorrere insieme a questo gruppo ma il tempo è poco
e le priorità tante....Mi soffermo sull'aspetto prettamente musicale.
La
fisarmonica, l'attaccamento alla vostra terra, sono cose che sono
spesso entrate nella vostra musica, pensate che questo accadrà
anche in futuro?
Proprio perchè siamo "tornati a casa" da più di tre
dischi fa cercheremo anche in futuro di confrontarci con la nostra
tradizione. L'esperienza con "la Macina" un canzoniere
marchigiano diretto da Gastone Pietrucci da più di trent'anni
è un tentativo di mettere le ali alle nostre radici. Insieme faremo
un CD ed anche diversi concerti in giro per l'Italia.
L'essere
considerati da tempo i Clash italiani è una cosa che vi inorgoglisce,
oppure credete che questa "etichetta" se pur bella vi
possa mettere in un angolo ristretto della musica italiana??
Essere considerati da molti i "Clash" italiani è motivo
di grande orgoglio anche se, in tutta onestà, trovo questo paragone
e questa similitudine estremamente esagerata. I Clash sono stati
storicamente l'ultimo grande gruppo di rock'n' roll. Penso che
dopo di loro solo i Rem e i Pearl Jam abbiano saputo dare una
grande impronta epica al rock inteso come il più grande linguaggio
popolare del novecento. Se veramente abbiamo portato un po' dei
Clash, intesi come grande momento di Sincretismo, di contaminazione,
di resurrezione del rock, nella musica soprattutto nella canzone
italiana questo da solo basta per dire che abbiamo fatto "la
cosa giusta" la nostra missione.
Sto per finire questa intervista....è stato piacevole conoscere
così da vicino i principi e i percorsi di questo gruppo che viaggia
controcorrente. Sono curiosa sul loro futuro, sui loro imminenti
progetti.........
Potete darmi qualche anticipazione
sui prossimi lavori?
Un Cd con la MACINA, 20 canzoni fra: le nostre reinterpretate
e riarrangiate dalla Macina e canzoni del repertorio della canzone
popolare marchigiana reinventata da noi. Il tutto con la fusione
fra i due gruppi e un ensamble
di nuovi elementi. Un folk rock marchigiano. È la prima volta
che accade dalle nostre parti e questo per noi è molto importante.
Un Cd con molti protagonisti della canzone politica italiana e
non. Fra i tanti speriamo
anche Billy Bragg, con lui saremo a Roddino il 21 luglio, sarà
una data storica per il nostro percorso e sicuramente un evento
per la grande terra di Langa e questo grazie a Marco di Roddino
che ha organizzato la data. Un
live da registrare in inverno e in primavera. Speriamo un nuovo
disco con canzoni inedite. Questo è quanto c'è nel nostro calendario.
........ e sui loro propositi.
In
futuro, pensate di sperimentare nuovi modi di fare musica, nuovi
generi?
Noi pensiamo di aver suonato sempre la musica popolare e cantato
e scritto delle canzoni attraverso le quali abbiamo inventato
emozioni tratte dalle storie che appartengono a quella realtà
o meglio a quella realtà che abbiamo incontrato. Perchè è l'emozione
che le tiene vive e le fa crescere delle ali. Noi siamo stati
sempre lì e lì resteremo fino alla fine fra cielo e terra e cercheremo
di essere sempre più esperti, abili manovali in quel cantiere
dove appunto le ali si fabbricano con materiali provenienti dalle
nostre radici. Manovali della memoria, viaggiatori nella tempesta,
cantimbanchi diretti ovunque ci sia una festa dei cuori, del sogno
del desiderio di tornare ad essere uomini fra uomini; la dove
si canta, la dove si ricomincia, con gli ultimi.
L'intervista è finita. La rileggo e sento di condividere molte
delle cose dette da questi musicisti che continuano imperturbabili
il loro cammino, al ritmo della fisarmonica e della chitarra,
al tempo delle note di canzoni che ti restano sul cuore come macigni,
come Comandante o Bandito senza tempo.Scopro
punti di vista che forse prima non ho mai preso in considerazione,
scopro affinità e percorsi musicali inaspettati.
Rispetto i Gang come gruppo e
come persone, li ringrazio di essere stati così disponibili e
auguro loro buona fortuna, convinta che i programmi futuri verranno
realizzati tutti con grandi soddisfazioni.
Un ringraziamento particolare va anche a Marco, web master del
sito ufficiale (www.the-gang.it) senza cui l'intervista non sarebbe
stata così semplice.
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