Interviste: Vecchi, cari, combattivi Gang
.::Manuela Corda (Gora) - 12 Novembre 2004::.

Negli anni '80, il mito  della musica rock, della società giovanile che si muoveva fuori dai confini, il mito della ribellione e della trasgressione, era arrivato finalmente in Italia, manifestandosi con il consumo di droghe, l'ascolto di musiche forti e rappresentative del proprio stato sociale (un esempio tra tutti, Clash), la voglia di farsi finalmente ascoltare se non con le parole, almeno con la musica.

Esplode così il sogno di formare dei gruppi, anche se in generale, il vero bisogno è quello di ritrovarsi per discutere di utopie e band leggendarie del panorama rock.

Si ascolta la radio, si consuma droga, ci si ritrova nelle cantine, , trincee dei giovani ribelli che combattono a colpi di chitarra l'omologazione alle regole di una società che stenta ancora a riprendersi dagli errori del passato.

Sopravvissuti di un epoca che ha fatto strage di suoni e di futuri rockers, un'epoca che  con la musica ha scoperto anche l'eroina, la forza dello scandalo e della violenza, tra stadi, bar di quartiere e movimenti di occupazione,tra le tante band che nascono numerose, ma altrettanto numerose si perdono in cammino, ecco i Gang, le cui colonne portanti sono i fratelli Marino e Sandro Severini, voce e chitarra di questo gruppo che darà sempre spazio a tematiche sociali e problemi comuni attraverso scrupolose ricerche sonore. 

Riscoperto il potenziale della musica folkloristica, decisi all'idea di rinnovare la tradizione e portarne ancora più in alto i valori, i Gang danno vita a suoni notevoli e sconcertanti, facendone il proprio cavallo di battaglia, mischiando a note locali, testi fortemente polemici e lingue straniere.

Partiti con Tribes Union, autoprodotto nel 1987, sono cresciuti e maturati attraverso lavori come Barricada Rumble Beat, Una Volta Per Sempre, Fuori Dal Controllo, per arrivare, nel 2000, all'album più apprezzato, più forte ed espressivo dai tempi  degli esordi, Controverso.

 

Critiche, recensioni, biografie....il materiale sui Gang è vasto e vario, soddisfacente per chi vuole avvicinarsi e conoscere meglio questo gruppo marchigiano. Ma preparando l'intervista, mi sembra d'obbligo rivolgere la classica domanda sulla nascita del gruppo, trovare conferma a ciò che penso attraverso le parole di chi ha dato il via a questo progetto.
Cosa ha portato alla nascita del gruppo?

Soprattutto la noia della vita di provincia, il dire no al proprio destino già scritto, stabilito da altri, il desiderio di sentirsi in movimento, la voglia di cantare di poter dire e fare la propria parte. La fine dell' aggregazione, soprattutto giovanili, vedi la grande "Orda d'Oro" della seconda metà degli anni '70. Ma ogni limite è una soglia e ogni fine è un inizio così appena l'onda lunga del punk arrivò sulle nostre "rive" decidemmo di salirci sopra, sulla cresta e farci un giro, un altro. Tutto questo per poi, dieci anni dopo ritornare lentamente verso casa. In una
parola è stato il bisogno di Appartenenza, di fare parte.

Allora, penso, si tratta quasi di una spinta impulsiva, un bisogno sempre diffuso tra chi sente di poter fare qualcosa di concreto invece di stare a guardare l'onda che si infrange sulla riva e diventa solo un un piccolo gorgo di schiuma. Mi chiedo se le spinte esistono ancora, se vedono traguardi ancora più grandi e onde ancora più alte...lo chiedo a loro.
Dove pensate che vi porterà questo progetto? I Gang andranno mai oltre la
denuncia cantata?

Questo che è più di un sogno ci poterà dove ci ha già portati, in giro in Movimento ci farà conoscere storie e storie, ci farà sentire parte e ci farà trasformare il tutto in canzoni. Così è stato così sarà. Penso senza presunzione che noi siamo andati molto più in là, oltre, la denuncia cantata. Abbiamo cercato di rimettere a posto tanti pezzi di un immaginario che si era sgretolato e nel farlo ne è nato uno nuovo, diverso, il nostro. Un immaginario dove come in una terra nuova e di nessuno ci si può ritrovare il senso nuovo del "NOI". La "denuncia cantata" è solo un pezzo, una parte, quella della tradizione rivisitata dei cantacronache.

Andare più in là......molto spesso significa andare incontro ad ostacoli che non tutti se la sentono di affrontare, trovarsi davanti scelte difficili e porte chiuse. Penso alla forza della musica e alla sua grande nemica.
Esiste ancora la censura musicale? Credete che serva?

La censura vera la fa il denaro e gli interessi legati ad esso. Se quello che fai vende, bene, altrimenti "Censurato"! questa esiste ed è vera censura politica. È il mercato e suoi vari discepoli che decidono veramente se quello che fai può passare di lì oppure no.

Voi ne avete paura?

Di questo tipo di censura, tutti penso abbiano paura. Ma la paura va vinta altrimenti resti fermo, immobile e magari desideri tutto ad un tratto di tornare indietro.. Bisogna vincerla e fare in modo di attraversare questi tempi questi territori così polverosi e "ricchi" di sabbie mobili.

Territori troppo spesso attraversati e sfruttati da chi non ha giudizio e fa di ogni strumento un'arma. La musica ha un grande potere che, chi come me è un semplice estimatore, riesce a percepire e rispettare. Mi chiedo cosa pensano loro dello sfruttamento musicale e mi viene in mente la diffusione di un tipo di musica condannata per l'ambiguità dei testi e gli incitamenti alla rivolta.
Pensate che la musica debba per forza avere influenze politiche? Il genere Oi! si sta diffondendo moltissimo in Italia, usato soprattutto dagli skinhead per far conoscere il loro credo politico. Siete d'accordo con questo?

Ogni espressione artistica, in particolare la canzone ha una valenza e un valore politico. Anche quella proposta - imposta dalle vetrine Sanremesi. Ogni canzone sta da una parte e inconsciamente magari, svolge un ruolo
politico. Una cosa diversa è l'agit - prop, la canzone propaganda o uno stile un genere musicale radicato in una cultura o sub cultura. In quel caso è molto più facile individuare la sua appartenenza ad una comunità che sia etnica o politica. Le canzoni sono come nel genere di espressione di un modo di intendere la realtà, il proprio vissuto e penso sarà sempre così. Che siano dolci e tenere o dure e combattive.

Soprattutto chi fa la musica diventa duplice preda del potere:lo è e lo gestisce. E diventa qualcosa di più di una semplice icona. Diventa idolo, maestro, modello.Sono curiosa, come si pongono i Gang davanti a questo fenomeno?
L'influenza che i Clash hanno avuto su di voi è nota; diventare l'idolo, e quindi il modello per dei giovani che decidono di esprimersi attraverso la musica, sarebbe, in generale, un traguardo o una responsabilità? Per voi?

Non penso che quando un gruppo inizi a suonare a fare tour o dischi ecc. ecc. si ponga il problema di essere o meno un modello. Tutti i gruppi assomigliano alla realtà sociale culturale e politica che già vivono prima di salire su un palco o entrare in studio. In molti casi non fanno che amplificare tutto ciò e questo gestito poi dall'industria giovanile può,anzi, diventa una merce in alcuni casi buona in altri meno buona, finta scaduta e scadente. Ben vengano quelle band che proprio perché sono al posto giusto al momento giusto riescono ad accendere le scintille e incendiare la prateria. Accade in pochi casi ma avviene quando attraverso una grande energia positiva quella band quelle canzoni quella musica risveglia in ognuno di noi il demone che dorme, ci sveglia ci chiama.. Ben vengano altri cento CLASH!

Si sente un cambiamento nell'aria....c'è un forte sentore di ribellione e riscoperta del valore della parola NO, ci sono nuovi slogan, nuovi nemici da combattere, nuove istituzioni da far crollare. Nuove frontiere da superare. L'intervista è stata fatta tramite posta elettronica, un mezzo potentissimo senza cui, probabilmente,  avrei incontrato grossi problemi per realizzarla. La rete è un nuovo universo, un nuovo alleato per chi si schiera contro, per chi fa della musica la propria battaglia. Nasce Napster, si ritorna alla guerra del no - copyright e vittime e carnefici sono proprio loro, i guerriglieri che impugnano una chitarra.
Cosa pensate dei ragazzi che sempre più numerosi usano programmi per scaricare gratuitamente musica da Internet e dei gruppi che adottano il no-copyright?

Penso che il p2p sia un grande affare, una specie di pasturazione; sai quella che fanno i pescatori...prima di pescare nei primi giorni e sempre alla stessa ora gettano cibo così che i pesci si abituino a mangiare e una volta
che questi si fidano eccoli che arrivano con amo e lenza.Così è il download. Quanto ai gruppi che adottano il no-copy right va benissimo, serve ad una maggiore diffusione delle produzioni e non va a far ingrassare quella banda
o meglio quella associazione a delinquere che è la SIAE.

La Siae, condannata e difesa, nemica della musica da cantina, delle etichette indipendenti, dei centri sociali....
Sempre più numerosi gruppi emergenti si appoggiano o addirittura nascono nei Centri Sociali. Questo, secondo voi, potrebbe essere un limite?

Assolutamente no. I centri sociali hanno svolto e svolgono con tutte le contraddizioni che vuoi un ruolo importante quello della promozione di molte band attraverso un circuito. Senza di questo centinaia di gruppi non avrebbero neanche iniziato a suonare.

I centri sociali non sono solamente cellule legate alla musica. Come dice la parola stessa, sono Centri Sociali, ritrovi in cui la vita si svolge in comune e in cui le attività sono volte alla ripresa e alla resistenza di lotte cadute nel dimenticatoio di questa generazione. La lotta contro la globalizzazione, la lotta per i diritti di donne e bambini, la lotta per i popoli oppressi....Ma l'impressione generale è che il Cento Sociale sia l'unica realtà a gettare più di uno sguardo su queste situazioni...Chiedo cosa ne pensano. 
In una vostra canzone parlate di Chico Mendes, l'organizzatore sindacale dei raccoglitori di lattice di gomma, fatto uccidere nel suo villaggio in Brasile nel 1988 da alcuni grandi industriali. Quanto sentite vicino la realtà degli Indios dell'Amazzonia? Perchè secondo voi tra i ragazzi italiani non c'è un grande interesse per questa realtà?

Gli indios dell'Amazzonia sono i custodi della terra e per questo vengono eliminati con ogni mezzo. La loro è una cultura resistente quindi fanno parte della grande Barricate internazionale che lotta contro le barbarie
della globalizzazione. Non penso che non ci sia interesse per questa realtà, forse sarebbe necessario una maggiore mobilitazione una maggiore informazione rispetto a quella esistente, ma ti posso dire che in Italia non sono poche
le realtà che affiancano la lotta dei custodi della Terra e non solo quella degli indios dell'Amazzonia.

Allora c'è più interessamento di quello che pensassi, sono sollevata nel constatare che forse, nonostante la scarsità di informazione, c'è comunque una coscienza generale dei problemi legati ad altre culture. Quindi, ragionando su questo, mi viene da pensare alla responsabilità di questi giovani ragazzi, di noi che saremo la futura generazione al governo. E tra poco ci saranno le elezioni.

Accendo la televisione, sfoglio un giornale, navigo sulla rete, parlo con gli amici...e dappertutto trovo le conseguenze di questi errori e i piani di questa lotta da portare avanti nonostante tutto. Penso alle condanne contro il McDonald's che vende ai bambini innamorati della loro atmosfera carne gonfiata di animali allevati in Amazzonia, su  pascoli derivati dalla deforestazione del Polmone della Terra.

Penso ai ragazzi di Seattle e di Praga, penso ai bambini che mangiano cibi condannati e...

Le vostre Marche sono una delle regioni italiane colpite direttamente dal caso "mucca pazza"; da una parte le mucche ammalate, l'afta epizootica, la lingua blu, il pesce contaminato dal mercurio. Dall'altra i cibi transgenici, manipolati, perfetti, definiti sani. Da che parte vi schierate?
Dalla parte di chi vuole salvarsi e che per farlo deve riallacciarsi un rapporto con il cosmo; c'è bisogno di una nuova consapevolezza del fatto che si è parte di qualcosa che è molto più grande di noi. Di tornare a sentirci "NOI", di accettare ed essere capaci di relazioni con altri simili e non, di sentirci Lacrime del sole.. Se non si riesce ora a sbloccare questo massacro sarà veramente l'Apocalisse se ci viene negata questa relazione con l'essenza della vita allora il vicolo cieco della distruzione e dell'autodistruzione può ancora una volta, essere preso da grandi masse di uomini o meglio saranno trascinati manipolando il loro consenso. Questo è peggiore di ogni nazismo.

Decido di tornare sul campo musicale, la parola nazismo lascia sempre un certo amaro in bocca e vorrei che la mia intervista fosse, se non divertente, almeno distesa.

Parlando con un amico, scopro quali sono le curiosità maggiori di un grande fan del gruppo.
Una volta in una intervista, Ligabue affermava che in Italia ci sono gruppi, come i Gang, bravi tanto quanto lui ma che non avevano avuto lo stesso impatto. Non pensate che il vostro impegno politico, i vostri testi "contro"
possano aver dato fastidio a qualcuno e avervi chiuso qualche strada???

Non facciamo nessuna gara con nessuno quindi non siamo né ci sentiamo più o meno bravi. Poi se Ligabue ha l'arroganza di dare e darci delle pagelle questo non ci interessa. Per ogni strada chiusa ce n'è sempre un'altra che
si riapre. A noi piace di più viaggiare, percorrere strade secondarie, chi non lo fa non sa cosa si perde.
Penso ancora che la vera ricchezza di un uomo di una società di un paese siano le storie. Non è il successo o il denaro a far ricco un uomo o degli uomini. Sono le storie e da questo punto di vista noi siamo stati molto
fortunati ed è un grande privilegio aver potuto fare quello che abbiamo voluto, sempre. Alla faccia di chi ci vuole male.

Penso che questa band abbia molto di cui vantarsi e a ragione, dai testi importanti e impegnati, alle collaborazioni con grandi artisti che ne hanno sempre caratterizzato il cammino.
In che modo vi ha arricchito la collaborazione con Billy Bragg?

Ci ha arricchiti con la sua grande carica umana, il suo bagaglio di storie, di incontri, di voglia di tornare in vita un "Woody Guthrie" , una figura di cantastorie, diremmo in Italia, che rischiava di scomparire, con l'avvento del punk rock e invece lui ha saputo attingere da quel fenomeno l'energia necessaria per rivitalizzare quel percorso, quella figura, quell'identità che nel pioniere musicale americano avete trovato una nuova fonte prima dell' avvento del rock'n' roll. Dopo Dylan, Springsteen ( solo per ordine temporale) c'è Billy Bragg nei nostri modelli a confronto.

Tornando ai testi importanti e impegnati, salta fuori un fatto avvenuto tempo fa, che mette l'accento sulla strada intrapresa dal gruppo, sulle scelte ribadite fino ad ora e difese a spada tratta.
Avete subito un processo per una vostra canzone che tirava in ballo politici corrotti.Adesso con il senno di poi lo rifareste?

È importante sempre non generalizzare. I "politici corrotti" in questo caso sono Russo ex senatore PCI e PDS e Sanfilippo ex presidente della lega delle cooperative in Sicilia. Sul primo c'è stata una richiesta al senato di
autorizzazione a procedere da parte del sostituto procuratore di Palermo tanto per intenderci. Quella canzone racconta l'omicidio di Pio La Torre segretario regionale del PCI sulla falsariga di un inchiesta giornalistica
condotta da Michele Gambino e pubblicata da "Avvenimenti"; la suoniamo ancora, anzi presto ne faremo circolare una nuova versione. Il processo va avanti ma noi ci teniamo a rivendicare il nostro diritto ( e di tutti) di
critica e di pensiero. Alla faccia di chi cerca di imbavagliarci con una denuncia e un processo.

Cambio ancora una volta direzione.......Ci sono tante strade che vorrei percorrere insieme a questo gruppo ma il tempo è poco e le priorità tante....Mi soffermo sull'aspetto prettamente musicale.
La fisarmonica, l'attaccamento alla vostra terra, sono cose che sono spesso entrate nella vostra musica, pensate che questo accadrà anche in futuro?

Proprio perchè siamo "tornati a casa" da più di tre dischi fa cercheremo anche in futuro di confrontarci con la nostra tradizione. L'esperienza con "la Macina" un canzoniere marchigiano diretto da Gastone Pietrucci da più di trent'anni è un tentativo di mettere le ali alle nostre radici. Insieme faremo un CD ed anche diversi concerti in giro per l'Italia.

L'essere considerati da tempo i Clash italiani è una cosa che vi inorgoglisce, oppure credete che questa "etichetta" se pur bella vi possa mettere in un angolo ristretto della musica italiana??

Essere considerati da molti i "Clash" italiani è motivo di grande orgoglio anche se, in tutta onestà, trovo questo paragone e questa similitudine estremamente esagerata. I Clash sono stati storicamente l'ultimo grande gruppo di rock'n' roll. Penso che dopo di loro solo i Rem e i Pearl Jam abbiano saputo dare una grande impronta epica al rock inteso come il più grande linguaggio popolare del novecento. Se veramente abbiamo portato un po' dei Clash, intesi come grande momento di Sincretismo, di contaminazione, di resurrezione del rock, nella musica soprattutto nella canzone italiana questo da solo basta per dire che abbiamo fatto "la cosa giusta" la nostra missione.

Sto per finire questa intervista....è stato piacevole conoscere così da vicino i principi e i percorsi di questo gruppo che viaggia controcorrente. Sono curiosa sul loro futuro, sui loro imminenti progetti.........
Potete darmi qualche anticipazione sui prossimi lavori?

Un Cd con la MACINA, 20 canzoni fra: le nostre reinterpretate e riarrangiate dalla Macina e canzoni del repertorio della canzone popolare marchigiana reinventata da noi. Il tutto con la fusione fra i due gruppi e un ensamble
di nuovi elementi. Un folk rock marchigiano. È la prima volta che accade dalle nostre parti e questo per noi è molto importante. Un Cd con molti protagonisti della canzone politica italiana e non. Fra i tanti speriamo
anche Billy Bragg, con lui saremo a Roddino il 21 luglio, sarà una data storica per il nostro percorso e sicuramente un evento per la grande terra di Langa e questo grazie a Marco di Roddino che ha organizzato la data. Un
live da registrare in inverno e in primavera. Speriamo un nuovo disco con canzoni inedite. Questo è quanto c'è nel nostro calendario.

........ e sui loro propositi.
In futuro, pensate di sperimentare nuovi modi di fare musica, nuovi generi?
Noi pensiamo di aver suonato sempre la musica popolare e cantato e scritto delle canzoni attraverso le quali abbiamo inventato emozioni tratte dalle storie che appartengono a quella realtà o meglio a quella realtà che abbiamo incontrato. Perchè è l'emozione che le tiene vive e le fa crescere delle ali. Noi siamo stati sempre lì e lì resteremo fino alla fine fra cielo e terra e cercheremo di essere sempre più esperti, abili manovali in quel cantiere dove appunto le ali si fabbricano con materiali provenienti dalle nostre radici. Manovali della memoria, viaggiatori nella tempesta, cantimbanchi diretti ovunque ci sia una festa dei cuori, del sogno del desiderio di tornare ad essere uomini fra uomini; la dove si canta, la dove si ricomincia, con gli ultimi.

L'intervista è finita. La rileggo e sento di condividere molte delle cose dette da questi musicisti che continuano imperturbabili il loro cammino, al ritmo della fisarmonica e della chitarra, al tempo delle note di canzoni che ti restano sul cuore come macigni, come Comandante o Bandito senza tempo.Scopro punti di vista che forse prima non ho mai preso in considerazione, scopro affinità e percorsi musicali inaspettati.

Rispetto i Gang come gruppo e come persone, li ringrazio di essere stati così disponibili e auguro loro buona fortuna, convinta che i programmi futuri verranno realizzati tutti con grandi soddisfazioni.

Un ringraziamento particolare va anche a Marco, web master del sito ufficiale (www.the-gang.it) senza cui l'intervista non sarebbe stata così semplice.