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L’ultima immagine
di George Best, quel campione che negli anni Sessanta mandava
in visibilio i tifosi del Manchester United con le sue serpentine
tra le difese avversarie, ci arriva dal settimanale inglese “News
of the week”, che lo ritrae su un letto d’ospedale
nelle condizioni di un uomo rovinato dall’alcol. “Non
morite come me. La mia condizione sia da monito per tutti voi”.
È questo l’ultimo messaggio che George Best ha desiderato
rivolgere ai giovani prima di spegnersi. “Ho speso gran
parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho
sperperato”, recitava uno dei suoi celebri aforismi. Sembra
una vita all’insegna dei vizi e dell’eccesso, che
in effetti hanno caratterizzato la sua parabola discendente dagli
anni di gloria in poi, eppure col quel suo gesto finale ha dato
l’impressione quasi di redimersi. Un epilogo triste quello
di George Best, un uomo che aveva coniugato la sua passione ed
il suo immenso talento per il calcio con un carattere difficile
e ribelle, proprio come l’aria che si respirava nei favolosi
“Swinging Sixties”. La sua personalità, infatti,
si adattava perfettamente al clima delle rivoluzioni giovanili
e dei comportamenti anticonformisti. La fama e la popolarità
di George Best, specialmente quando si trattava delle sue “imprese
spericolate” al di fuori del rettangolo di gioco, eguagliavano
quelle di un John Lennon o di un Mick Jagger, tanto da essere
soprannominato il “Quinto Beatle” (onore riservato
a pochi). Era un pazzo anche in campo. Pazzo e fantasioso, verrebbe
da dire nel vedere la classe e le giocate di quel fuoriclasse
che fece rabbrividire perfino Sua Maestà Pelè. Se
sul terreno di gioco riuscivi a scorgere un piccoletto che correndo
faceva agitare una folta chioma da rocker e che col pallone faceva
qualsiasi cosa, quello era George Best. Nel Manchester di Matt
Busby l’instancabile nordirlandese di Belfast vinse tutto
per poi abbandonare l’Inghilterra e approdare al “soccer”
degli States. Da quel momento si lascerà lentamente consumare
dall’alcol pur tentando, negli ultimi anni, di uscirne fuori
in qualche modo. Di Gorge Best ora resta solo il ricordo. Il ricordo
di un genio del pallone segnato da un destino per nulla generoso.
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