Il saluto del “Quinto Beatle”
.::Anthony Masserey - 20 Dicembre 2005::.

L’ultima immagine di George Best, quel campione che negli anni Sessanta mandava in visibilio i tifosi del Manchester United con le sue serpentine tra le difese avversarie, ci arriva dal settimanale inglese “News of the week”, che lo ritrae su un letto d’ospedale nelle condizioni di un uomo rovinato dall’alcol. “Non morite come me. La mia condizione sia da monito per tutti voi”. È questo l’ultimo messaggio che George Best ha desiderato rivolgere ai giovani prima di spegnersi. “Ho speso gran parte dei miei soldi per donne, alcol e automobili. Il resto l’ho sperperato”, recitava uno dei suoi celebri aforismi. Sembra una vita all’insegna dei vizi e dell’eccesso, che in effetti hanno caratterizzato la sua parabola discendente dagli anni di gloria in poi, eppure col quel suo gesto finale ha dato l’impressione quasi di redimersi. Un epilogo triste quello di George Best, un uomo che aveva coniugato la sua passione ed il suo immenso talento per il calcio con un carattere difficile e ribelle, proprio come l’aria che si respirava nei favolosi “Swinging Sixties”. La sua personalità, infatti, si adattava perfettamente al clima delle rivoluzioni giovanili e dei comportamenti anticonformisti. La fama e la popolarità di George Best, specialmente quando si trattava delle sue “imprese spericolate” al di fuori del rettangolo di gioco, eguagliavano quelle di un John Lennon o di un Mick Jagger, tanto da essere soprannominato il “Quinto Beatle” (onore riservato a pochi). Era un pazzo anche in campo. Pazzo e fantasioso, verrebbe da dire nel vedere la classe e le giocate di quel fuoriclasse che fece rabbrividire perfino Sua Maestà Pelè. Se sul terreno di gioco riuscivi a scorgere un piccoletto che correndo faceva agitare una folta chioma da rocker e che col pallone faceva qualsiasi cosa, quello era George Best. Nel Manchester di Matt Busby l’instancabile nordirlandese di Belfast vinse tutto per poi abbandonare l’Inghilterra e approdare al “soccer” degli States. Da quel momento si lascerà lentamente consumare dall’alcol pur tentando, negli ultimi anni, di uscirne fuori in qualche modo. Di Gorge Best ora resta solo il ricordo. Il ricordo di un genio del pallone segnato da un destino per nulla generoso.