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È arrivato
il momento, Gianfranco Zola, il "genietto sardo" appende
le scarpe al chiodo. Il ragazzo di Oliena chiuda la carriera a
39 anni dopo aver deliziato l'Italia e l'Inghilterra intera. Il
baronetto sardo lascia così orfano chi continua ad avere
una visione positiva del gioco più bello del mondo, fatto
di sacrificio e serietà; lo fa con la classe di un campione
in campo e non solo. Così, dopo 23 anni e una carriera
straordinaria, finisce da dove aveva iniziato, nella sua amata
Sardegna.
La favola del fantasista sardo inizia ad Oliena. La svolta alla
carriera calcistica avviene sotto la corte di Maradona, dove nel
1990 vince campionato e supercoppa italiana, nel 1991 esordisce
in nazionale e in seguito si trasferisce a Parma. Ormai è
diventato una stella, ma, conoscendo Gianfranco, si capisce subito
che ama rimettersi in gioco, ed ecco che nel 1997 arriva al Chelsea.
Subito per i tifosi inglesi diventa "magic box" ossia
scatola magica da dove fuoriescono giocate da campione e gran
gol. Riceve due medaglie per la Fa cup seguite da tre importantissime
coppe. Ma, siccome il nostro peter pan diventa "modello per
i giovani tifosi" e lo straniero più amato dal calcio
britannico, riceve dalla regina Elisabetta l'onorificenza come
"membro onorario dell'impero britannico".
Zola non dimentica la Sardegna e, pur di farvi ritorno, rifiuta
un contratto d'oro offertogli dal patron del Chelsea. Si trasferisce
a Cagliari con la voglia di essere ancora protagonista e riesce
a portare la squadra sarda in serie A, facendole compiere quest'anno
un ulteriore salto di qualità. Ha scelto la sua isola,
ha saputo vincere ancora con un colpo di classe, una vita trasparente,
mai scorrettezze e parole fuori luogo.
Il presidente inglese Ken Bates, che lo portò al Chelsea,
ha espresso un'immensa ammirazione per il piccolo grande uomo
di Oliena: "ha dimostrato - ha dichiarato - che un genio
può anche non essere maleducato".
Oggi la favola lunga una carriera è finita, e "sir
Zola" si rinchiude nella scatola delle meraviglie, mettendo
la famiglia in prima fila, ennesimo capolavoro di un grande uomo
che sapeva giocare anche a pallone.
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