Imposta sul Mondiale
Perché gli Italiani devono pagare per vedere il loro sport preferito?
.::Anthony Masserey- 6 Giugno 2005::.

Il calcio dovrebbe essere uno sport di tutti o, per meglio dire, alla portata di tutti. Non è uno sport per ricchi anzi, ha solide radici operaie. Ma oggi non sembra essere coerente con questa definizione. E qui non si tratta solo dei calciatori che vivono come nababbi o delle società che finiscono per indebitarsi per colpa degli sprechi di denaro, ma del cittadino stesso, dello spettatore che vuole semplicemente assistere allo spettacolo. Lo spettacolo è la partita di calcio, che, specialmente negli ultimi anni, è diventato intrattenimento. La causa sta ovviamente nella mediatizzazione di questo sport. Il calcio attira tantissima gente e le televisioni, private e non, hanno approfittato della situazione piazzando sempre più telecamere negli stadi. In Italia il calcio è una ragione di vita. Se non ci fosse scoppierebbe una rivoluzione. E l’Italiano che non voleva abbonarsi a Ski per seguire le partite della serie A poteva comunque sempre contare su mamma Rai che garantiva almeno le manifestazioni più importanti come i Mondiali o gli Europei. Oggi le cose sono cambiate. La Rai ha, infatti, già annunciato di aver acquistato i diritti di sole 25 partite del Mondiale di calcio che si svolgerà l’anno prossimo in Germania. Le altre 39 si potranno vedere solo su Ski, che ha ottenuto l’intero pacchetto in esclusiva. Gli italiani, dunque, potranno vedere gratis solo le gare della Nazionale, le partite più interessanti degli ottavi di finale, i quarti, le semifinali e la finale. E chi volesse vedere le partite della fase eliminatoria (che già in passato si sono rivelate non meno spettacolari degli incontri successivi e ricche di colpi di scena)? Purtroppo dovrà abbonarsi alla piattaforma di Murdoch e cominciare a sborsare quattrini per guardarsi un match dello sport che era considerato “di tutti”. La tv pubblica tradisce la fiducia di un intero Paese e, quelli del 2006, saranno i primi Mondiali a pagamento della storia. I dirigenti Rai difendono la loro scelta sostenendo che i costi dei diritti sportivi stanno crescendo notevolmente. Vero. Come sempre sono i troppi soldi ad inquinare anche il mondo dello sport. Ma sta di fatto che l’azienda di Stato avrebbe potuto contrastare l’eccessivo strapotere delle pay-tv e cercare di combattere un sistema che sta via via sfavorendo un pubblico vasto che non può godersi nemmeno una partita senza pagare. Ormai la regola vigente è “se non ti abboni non puoi usufruire di un determinato servizio”. E questo vale non solo per il calcio. In pochi se ne rendono conto e non si fa niente per cambiare la situazione. Il Mondiale criptato fa già parlare di sé e, questa volta non per i goal, ma per il colpo messo a segno nelle tasche degli Italiani. D’altra parte lo sport è solo intrattenimento televisivo…