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Il calcio dovrebbe essere uno sport di
tutti o, per meglio dire, alla portata di tutti. Non è uno
sport per ricchi anzi, ha solide radici operaie. Ma oggi non sembra
essere coerente con questa definizione. E qui non si tratta solo
dei calciatori che vivono come nababbi o delle società che
finiscono per indebitarsi per colpa degli sprechi di denaro, ma
del cittadino stesso, dello spettatore che vuole semplicemente assistere
allo spettacolo. Lo spettacolo è la partita di calcio, che,
specialmente negli ultimi anni, è diventato intrattenimento.
La causa sta ovviamente nella mediatizzazione di questo sport. Il
calcio attira tantissima gente e le televisioni, private e non,
hanno approfittato della situazione piazzando sempre più
telecamere negli stadi. In Italia il calcio è una ragione
di vita. Se non ci fosse scoppierebbe una rivoluzione. E l’Italiano
che non voleva abbonarsi a Ski per seguire le partite della serie
A poteva comunque sempre contare su mamma Rai che garantiva almeno
le manifestazioni più importanti come i Mondiali o gli Europei.
Oggi le cose sono cambiate. La Rai ha, infatti, già annunciato
di aver acquistato i diritti di sole 25 partite del Mondiale di
calcio che si svolgerà l’anno prossimo in Germania.
Le altre 39 si potranno vedere solo su Ski, che ha ottenuto l’intero
pacchetto in esclusiva. Gli italiani, dunque, potranno vedere gratis
solo le gare della Nazionale, le partite più interessanti
degli ottavi di finale, i quarti, le semifinali e la finale. E chi
volesse vedere le partite della fase eliminatoria (che già
in passato si sono rivelate non meno spettacolari degli incontri
successivi e ricche di colpi di scena)? Purtroppo dovrà abbonarsi
alla piattaforma di Murdoch e cominciare a sborsare quattrini per
guardarsi un match dello sport che era considerato “di tutti”.
La tv pubblica tradisce la fiducia di un intero Paese e, quelli
del 2006, saranno i primi Mondiali a pagamento della storia. I dirigenti
Rai difendono la loro scelta sostenendo che i costi dei diritti
sportivi stanno crescendo notevolmente. Vero. Come sempre sono i
troppi soldi ad inquinare anche il mondo dello sport. Ma sta di
fatto che l’azienda di Stato avrebbe potuto contrastare l’eccessivo
strapotere delle pay-tv e cercare di combattere un sistema che sta
via via sfavorendo un pubblico vasto che non può godersi
nemmeno una partita senza pagare. Ormai la regola vigente è
“se non ti abboni non puoi usufruire di un determinato servizio”.
E questo vale non solo per il calcio. In pochi se ne rendono conto
e non si fa niente per cambiare la situazione. Il Mondiale criptato
fa già parlare di sé e, questa volta non per i goal,
ma per il colpo messo a segno nelle tasche degli Italiani. D’altra
parte lo sport è solo intrattenimento televisivo… |