Cina: continua l’assalto alla libertà di stampa, stavolta sul web
.::Emanuele Andrea Casu - 28 Ottobre 2005::.
internet cina Che in Cina i giornali fossero controllati si sapeva già, ma che a essere controllato fosse addirittura internet probabilmente no. Dal momento che navigando sul web si può accedere ai siti di tutto il mondo, per uno stato autoritario, che non ammette l’esistenza di una informazione libera e “fuori controllo”, non ci può essere un pericolo maggiore della rete. Provate a pensare di non poter accedere ai giornali sul web per informarvi (oltre a non poter avere quotidiani indipendenti) e di dovervi informare dai siti dei partiti politici, avreste una vaga idea di come funziona l’internet cinese.
Esiste infatti un sistema di filtraggio, simile a quello usato in occidente per controllare il contenuto delle pagine visitate dai minori, che impedisce l’accesso a una serie di categorie di siti particolarmente sgradite al governo. A parte le pagine di contenuto hard, ci sono non pochi siti di informazione come quelli della BBC, emittente pubblica inglese, della CNN e della PBS, televisioni americane; tutti quelli dei movimenti democratici fra cui spicca Amnesty International; addititura siti sulla salute dove si nomina la Cina riguardo all’AIDS o altre epidemie; non bastassero tutte le categorie elencate, bisogna aggiungere siti governativi di paesi stranieri, le pagine dei dissidenti, quelle di Taiwan e del Tibet, regione sottomessa a Pechino, oltre al “normale” oscuramento dei siti a carattere religioso e musicale. È opportuno precisare che i dati riportati sono riferiti a siti di paesi esteri, la situazione interna alla Cina non è ben chiara, ma certamente la censura non è meno rigida. Questa indagine è stata effettuta tre anni fa (date le recenti dichiarazioni di Pechino pare difficile che la situazione sia cambiata) da Jonathan Zittrain e Benjamin Edelman della Harvard Law School (USA), dalla ricerca risulta che circa il 10% di tutti i siti esteri presi in considerazione non sono accessibili.
Se la situazione vi sembra a dir poco vergognosa, beh… tenetevi forte. Infatti le società occidentali della new economy come Microsoft, Yahoo e Google, non hanno per nulla condannato il comportamento del regime, anzi hanno fatto a gara per accaparrarsi le fette del mercato cinese a costo di dover sottostare alle dure condizioni di libertà degli utenti web, i motori di ricerca sono stati infatti “epurati” dai siti della lista nera di Pechino. Yahoo a stretto rapporti col governo cinese, spingendosi fino a collaborare per l’arresto di alcuni dissidenti.
Tenere al guinzaglio internet sarà comunque molto difficile per i despoti. A New York un gruppo di hacker ha detto si star lavorando a una tecnologia per creare siti che evitano i blocchi e ai quali può accedere chiunque senza essere rintracciato. Sicuramente non saranno i soli e non mancherà loro il sostegno dovuto.