P2P e legalità
.::Luigi Bevilacqua - 20 Febbraio 2006::.

Il Peer to Peer (P2P) è uno dei fenomeni informatici più diffusi nel mondo di Internet.
Questa sigla indica una serie di protocolli, reti e programmi destinati allo scambio di dati fra utenti, definiti peers, ed è fonte di grandi polemiche, in particolare in questi giorni.
Il P2P, al contrario di quanto si pensi, non è illegale. E' nato come strumento di condivisione di file di lavoro fra colleghi e collaboratori, ma con l'ormai quasi completa informatizzazione delle case con l'arrivo del PC, è divenuto una pratica tanto diffusa da far segnare, pochi giorni fa, il record di 10 milioni di peers connessi da tutto il mondo.
Ma qual è il rapporto fra file sharing - condivisione di file e leggi statali? Purtroppo la legislazione italiana non ha ancora stabilito delle regole ferree in tal senso. Al momento, comunque, l'utilizzo di programmi per il P2P non è perseguibile per legge; per la sostanziale differenza fra utilizzo di programmi P2P e tipi di file condivisi sono i file protetti da copyright ad essere definiti "pirati", e non i
programmi. Pertanto, l'interesse dello Stato è rappresentato in particolare dalla SIAE, organo di controllo del rispetto dei diritti d'autore, cosa che ha portato, poco tempo fa, all'arresto di trenta informatici che mettevano a disposizione grandi quantità di file tramite la creazione di un server, computer creato per la connettività.
In Francia, è stata presa una decisione contro tendenza, considerata la recente notizia della legalizzazione dello scambio di file protetti da copyright, anche se solo per uso personale. Proprio per questa ragione, un utente è stato scagionato dall'accusa di pirateria perché non colpevole, non avendo tratto profitto dall'operazione. Diventa così possibile visionare l'ultimo film in uscita al cinema o ascoltare un buon cd rispettando le leggi. Ma se non è illegale, perché in Italia la società Libero impedisce l'utilizzo di questa tecnologia tramite filtri nella connessione (cosa non prevista dal contratto con l'utente)? Al Garante Italiano delle Comunicazioni l'ultima parola.