| Tanto tempo fa (quattro mesi circa),
una bambina italiana, innocente e sperduta, arrivó nel
Paese piú lungo della Terra, dove, raccontano i vecchi,
Dio mise ció che avanzava dalla costruzione del mondo.
Arrivata in quello strano Paese (chiamato Cile), di quell’ancora
piú strano Continente (chiamato America), un’onda
di povertá, di instabilitá e di scura tristezza,
la colpí in pieno volto, obbligandola ad aprire gli occhi.
Quella bambina fu ospitata da una signora gentile (la sua nuova
mamma) e da sua figlia (la sua nuova sorella). La attesero con
le braccia aperte e con il sorriso sulla faccia. Com’era
possibile quel sorriso, si chiese la bambina, loro non vedevano
ció che vedeva lei?
La prima notte fu eterna: giá sapeva che non sarebbe sopravvissuta
tra tanta indifferenza. Il giorno successivo la bimba si sveglió
presto, convinta di stare nel suo caldo lettuccio. Aprí
gli occhi e la stanza che vide non era la sua. Le voci che sentiva
erano in una strana lingua, e si accorse di non stare a casa.
I giorni passavano apatici, la bambina inizió ad abituarsi
al modo di mangiare, di parlare, di agire degli abitanti del Paese.
Ma non a quello di pensare.
Un bel giorno la nuova sorella la invitó a vedere un film.
Le disse che sarebbe stato divertente e che le avrebbe presentato
i suoi amici. La bambina aveva paura di conoscere altre persone
strane, tanto diverse da lei. Ma, mentre camminava con la nuova
sorella, si accorse di trovarsi in un posto nuovo: le case erano
vecchie, piccole e misere. I bambini indossavano scarpe con disegni
sconosciuti, le signore non avevano un filo di trucco sulla faccia
e camminavano curve e stanche. La bambina aprí gli occhi
un’altra volta.
La nuova sorella lavorava in una “población”,
con altri ragazzi. Quel giorno trasmettevano un film in uno schermo
gigante (una semplice tela bianca) e vendevano pane con carne
alle persone di quella stessa “población”.
La bambina parló con gli amici della Sorella: la pensavano
come lei! Vivevano anche loro nel Paese dell’Indifferenza,
ma lavoravano per cambiare quella situazione, cercando di unire
il popolo nella lotta.. Non puntavano in un cambio rapido, ma
speravano in uno a lungo termine. La bambina inizió, cosí,
a conocere l’altra faccia di quel Paese ed entró
nel Gruppo. I nuovi amici rispondevano ai suoi perché.
I cileni erano tanto indifferenti, perché la dittattura
del generale Pinochet (durata dal 1973 al 1989) li aveva costretti
a quella situazione di paura e timore. Erano tanto indifferenti,
perché erano convinti che niente poteva cambiare. Erano
tanto indifferenti, perché la televisione mostrava loro
uno stile di vita perfetto, che inseguivano tutta la vita, senza
pensare al compagno, che moriva di fame al loro fianco.
La bambina era contenta.
Giorni dopo inizió la scuola. Doveva mettere un’uniforme.
Non le piaceva molto, ma ora viveva in quello strano Paese e doveva
abituarsi. Il suo collegio era privato, tutti i bambini pagavano
tanti soldi per poterlo frequentare. Il primo giorno di scuola
fu scioccante: i bimbi parlavano tra di loro in un’altra
lingua, che lei non capiva bene. Quella lingua era l’Idioma
dei Giovani, dove regnavano modismi e brutte parole…
Il tempo passó e la bambina inizió a capire la nuova
lingua. Non era poi cosí difficile! Le parole che si dicevano
erano sempre le stesse… La bambina notava che anche i discorsi
si ripetevano e i suoi compagni parlavano in continuazione di
cose che l’annoiavano tanto.
Inizió ad andare meno a scuola, e a comunicarsi il meno
possibile con i bambini del suo collegio. Perché continuare
ad andare in quel posto tanto noioso? Non aveva senso per lei.
Era piú interesante conversare con gli amici del Gruppo,
ascoltare le loro opinioni, contrastarle, dare le proprie.
Il tempo continuava a passare. La bambina stava tanto bene, partecipava
nelle attivitá del Gruppo, con corsi di chitarra, ceramica
e di matematica o spagnolo (per i bambini che avevano piú
difficoltá, che non potevano pagare un professore per aiutarli
o che non potevano contare sull’appoggio dei genitori).
Fra i gli amici del Gruppo, ce n’erano alcuni della sua
etá, che studiavano in un liceo pubblico (come il suo in
Italia) e che volevano organizzare una protesta nel centro della
Cittá: rischiavano di non poter entrare alla Universitá
Pubblica e, quindi, di non continuare con lo Studio. La Bimba
si offrì, entusiasta, di aiutarli: poteva diffondere la
notizia nel suo collegio e organizzare gruppi per dipingere cartelloni!
Gli amici la guardarono tra il sarcastico e il triste… trattavano
la bambina come un bebé e lei non poteva sopportarlo! Sapeva
che sarebbe riuscita nel suo intento.
Il giorno seguente andó a scuola. Raccontó al primo
compagno che incontró la notizia della protesta, col sorriso
sulla faccia. La reazione del compagno fu strana… la guardava
come si guarda una pazza. La bambina pensó che il compagno
non stesse bene quel giorno. Inizió a conversare con piú
compagni. Ma tutti la guardavano nello stesso modo. Che succedeva,
si chiese.
- Che succede?- chiese ad uno dei compagni piú intelligenti
della classe.
- Noi non possiamo partecipere ad una Marcia!
- Perché? Non capisco.
- I carabinieri ci possono arrestare, le marce sono violente e
ci puó succedere qualcosa… in piú, non si
ottiene niente marciando o protestando.
- Ma come…
- In Cile é cosí.
La bambina non capiva. Perche i suoi amici del Gruppo non avevano
paura, se era tanto pericoloso? Lo disse al compagno.
- Ovvio: tutti gli studenti delle scuole pubbliche protestano,
perché sono violenti, poveri, non hanno voglia di lavorare.
La bambina aprí gli occhi per la terza volta, in quello
strano Paese. Solo ora notava la differenza tra gli studenti delle
scuole private e quelli delle scuole pubbliche, solo ora sapeva
perché in Cile c’erano case enormi al fianco di baracche,
solo ora capiva l’indifferenza di quei pochi che avevano
in mano le sorti del Paese.
Quelli che stavano in alto, avevano gli occhi chiusi.
Ma lei sapeva che poteva aiutarli.
Chiese aiuto al Gruppo.
Gli amici non reagirono come lei si aspettava.
- E’ inutile.
- A loro non importa della gente.
- Hanno troppi soldi per capire.
Gli occhi le si aprirono di botto un’altra volta. Anche
quelli che stavano in basso, avevano gli occhi chiusi.
Entrambe le classi sociali non si volevano capire. Vedevano l’errore
sempre nelle azioni degli altri.
Neanche cercavano di avvicinarsi al loro compagno cileno. Lei
era la unica che capiva.
Aveva la mente libera da pregiudizi di razza o classe sociale.
Veniva da un altro Paese, non meno corrotto, ma distinto. Da quel
giorno inizió ad agire. Sapeva che sarebbe riuscita ad
ottenere qualcosa. Cosí inizió ad avvicinare un
mondo all’altro. A dimostrare che, in fondo, siamo tutti
uguali e che l’unica maniera per vincere é lottare
uniti. |