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Vent’anni dopo, eccole lì
ancora una volta. Una di fronte all’altra, Juventus e Liverpool.
Vent’anni dopo quell’insulsa tragedia che macchiò
lo stadio Heysel di Bruxelles col sangue di trentanove tifosi
che si trovavano lì semplicemente per godersi una partita
di calcio. Trentanove morti e centinaia di feriti. Questo il bilancio
della più brutta finale di Coppa dei Campioni che la storia
ricordi. E la vittoria che diede il trofeo alla Juve è
senz’altro la più amara per la società e per
gli appassionati. Tutto questo per colpa della follia e dell’inciviltà
di alcune persone che hanno il coraggio di definirsi tifosi e
che, spinti da nessun motivo, hanno trasformato uno stadio in
una carneficina. La sorte ha voluto che vent’anni dopo quello
scempio, Juve e Liverpool si rincontrassero, ma questa volta per
una partita vera. Eppure è inevitabile. Al nome di queste
due squadre si pensa sempre alla tragica notte del 29 maggio 1985.
Non si può dimenticare un fatto del genere, soprattutto
per i risvolti che esso ha provocato negli anni a seguire. La
violenza degli stadi non è una questione che si è
fermata vent’anni fa, ma è cronaca dei nostri giorni.
Specialmente in Italia, dove episodi di scelleratezza che sconvolgono
manifestazioni sportive sono frequenti e contro i quali non ci
sono limiti precisi. In quest ultimo periodo ci sono stati già
due episodi scandalosi, a distanza di pochi giorni l’uno
dall’altro, i disordini durante la trentesima giornata di
campionato e il derby di ritorno di Champions League tra Milan
e Inter. Un pessimo biglietto da visita per un’Italia che
ha da poco presentato la candidatura per ospitare gli Europei
del 2012. Addirittura il Ministro dell’Interno Giuseppe
Pisanu ha parlato della possibilità di chiudere gli stadi
più a rischio in modo da scuotere un po’ un sistema
che fino ad oggi non si è preoccupato più di tanto
delle punizioni per chi mostra comportamenti scorretti. È
un problema di cultura come sempre, e non è necessario
dire che in altri Paesi le cose vanno diversamente, dopo averlo
ribadito già più di una volta. Dobbiamo crescere,
non c’è nulla da fare. E sperare che Juve-Liverpool
ci faccia riflettere e ci aiuti a non dimenticare le vergogne
che toccano lo sport.
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