ControMano: Ci sono
state cantanti che ti hanno ispirato particolarmente?
Lalli: Ho sempre ascoltato tanti generi, tante
voci. Da ragazzina ascoltavo Mia Martini, ma ho ascoltato molto
anche cantanti non italiane come Patty Smith e Tracy Chapman.
Ne ho ascoltato molte, e spesso, mi sono innamorata di certe cantanti.
CM: Come è nata la collaborazione con i Kenze Neke?
Lalli: Agli inizi con Stefano Giaccone avevamo
un gruppo, i Franti, in cui il discorso era legato principalmente
all’autoproduzione e all’autogestione. Non suonavamo
punk, ma rientravamo in quel movimento, in quanto avevamo molte
affinità con loro. I Kenze Neke li abbiamo conosciuti proprio
in quell’ambito. Ne è nata una amicizia e una collaborazione,
appunto.
CM: Continua ancora la tua collaborazione con i circoli anarchici
e con i centri sociali?
Lalli: Devo dire che rimane una possibilità,
anche se musicalmente mi sento un po’ distante da queste
realtà. Dal mio punto di vista è cambiato qualcosa,
è cambiato l’atteggiamento ideologico.
L’autoproduzione era legata ad una comunità di persone
che oggi non esiste più come prima.
CM: Come hai vissuto la tua esperienza cinematografica da attrice
protagonista nel film “Nemmeno il destino”?
Lalli: È stata una esperienza bellissima.
Non mi sarei mai aspettata di fare l’attrice. È stata
una fortuna per me. È bello, tutti ti coccolano e ti curano,
sono entrata in un ambiente molto affettuoso. Il regista era molto
sensibile. È stato un lavoro abbastanza faticoso fisicamente,
ma molto interessante.
La sceneggiatura è tratta dall’omonimo romanzo di
Gianfranco Bettin. Mi sono innamorata subito del copione…
CM: Nel film interpreti la parte di una madre che vive un rapporto
conflittuale con il figlio. Hai incontrato difficoltà in
questi panni?
Lalli: Si, ho incontrato alcune difficoltà,
non ho mai fatto l’attrice. Nel film ci sarà Adele,
non Lalli. Non è stato facile concepire il personaggio.
È una situazione abbastanza estrema e purtroppo molto comune:
situazioni del genere sono molto più normali di quelle
che ci vorrebbero far credere. È un rapporto conflittuale,
anche se alla base c’è molto amore. Adele è
una ragazza madre che alla fine non regge più la situazione
difficile col figlio e sembra quasi che si invertano i ruoli,
è in qualche modo il figlio che va a recuperare sua madre.
CM: Pensi di proseguire la carriera
cinematografica?
Lalli: Non so, non credo. È una domanda
che ancora non mi sono posta. Ovviamente ci penserei su se me
lo chiedessero. Mi piacerebbe continuare, ma questa è solo
una aspirazione. Non me lo pongo come obiettivo. Per il momento,
la musica è la mia vita.
|