| Anno 1854, nel cuore della Barbagia,
quando ancora la Sardegna era una landa di mandriani e agricoltori,
due fratelli,Gianni e Andrea Cogoni di Oliena, erano semplici
allevatori di bestiame e fino ad allora avevano sempre diviso
tutto. Un giorno però i due ebbero una accesa discussione
per uno splendido esemplare di manzo tra i più belli che,
a memoria d’uomo, siano mai vissuti. Bastò poco tempo
perché il diverbio diventasse una accesa collutazione;
aspra si fece la lotta, e i due fratelli non si risparmiarono
i colpi proibiti. Fino a che Gianni, in un eccesso d’ira,
non tirò fuori il suo coltello con il manico in corno di
cervo e lo piantò nel cuore di Andrea, che morì
dopo pochi secondi. Gianni, sconvolto, entrò in casa, prese
i ferri e marchiò il manzo con la scritta “Assassino”
e si suicidò con il suo fucile. Del manzo conteso si sa
che, per il rumore della fucilata, scappò via. Dopo un
secolo e mezzo circa c’è gente che racconta di un
enorme bovino quasi irriconoscibile, perché quasi completamente
decomposto, con due grandi occhi gialli e stanchi. È stato
visto correre nelle campagne di Oliena, e correre con tutte le
forze che aveva. Chi lo ha visto racconta di un enorme manzo putrefatto
che su un fianco, come se fosse una ferita aperta da poco, ancora
grondante di sangue, aveva una scritta nella quale molti lessero
il nome di Assassino…
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