Intervista ai F.lli Mattioli
.::Anna Sanna, Linda Giresini- 26 Novembre 2004 ::.

Abbiamo incontrato al Lucca Comics i f.lli Francesco ed Emiliano Mattioli, pressoché sconosciuti in Sardegna ma notissimi nella Penisola. Autori del "Mirabolante Almanacco dei F.lli Mattioli", l'uno, Francesco, insegna alla scuola di fumetto La Nuova Eloisa di Bologna, ha collaborato sia con la Phoenix che con la Black Velvet, scrive per la rivista Carmilla e ha al suo attivo anche l'albo "La furia di Eymerich" di Valerio Evangelisti; l'altro, Emiliano, studia al Dams di Bologna e oltre a contribuire alla stesura dell'Almanacco e a scrivere anche lui per Carmilla, ha dato alla luce la geniale saga di "Gigi, la piccola Oloturia". Per informazioni più dettagliate, potete cliccare su www.fratellimattioli.it e www.strips.blog.excite.it. Li abbiamo intervistati per voi.

CM: Come si diventa fumettista?

F.M.Ho conosciuto e mi sono appassionato ai fumetti in età tarda, con storie quali, ad esempio, Dylan Dog. Per diventare fumettista ho frequentato la scuola di fumetto di Bologna; anzi, consiglierei a chiunque sia interessato di frequentare una scuola specifica, perché è fondamentale per apprendere le basi tecniche e tutto quello che c'è da sapere sul fumetto. Inoltre, è importante conoscere autori ma soprattutto farsi pubblicità.
E.M.: Sono diventato autore di fumetti grazie a Francesco e ho girato a mio favore il fatto di non saper disegnare, contribuendo maggiormente alla creazione delle storie, ma tra i due non mi definirei lo sceneggiatore, piuttosto l'umorista. È ovvio che entrambi lavoriamo alla storia, perché in due si hanno più idee ed è sicuramente più divertente. È il caso, ad esempio, di "Gigi, la piccola Oloturia".


CM: Qual'è lapotenza del fumetto in un racconto?

F.M.: Il linguaggio del fumetto è ibrido, varia continuamente, le storie sono potenti sia a livello grafico che di narrazione, e le due cose si sommano. Credo sia un ottimo mezzo di comunicazione, perché ha un forte impatto visivo; rispetto ad un romanzo è molto più immediato, e va a sottolineare il racconto, lo mette in risalto. Ovviamente, oltre ai pregi, ha anche dei limiti.
E.M.: Anche per me è la stessa cosa: a differenza di un racconto di narrativa, dove è impossibile realizzare i silenzi oppure rendere appieno lo smarrimento, e il fumetto è una cosa naturale e immediata. Le strisce, ad esempio, di "Gigi l'Oloturia", non potrebbero esistere senza immagine, anche se sintetizzate al massimo in pochi tratti. Con l'immagine si pensa più velocemente, è quello che accade registrando le parole.


CM: Da cosa nasce l'idea del soggetto del racconto?

F.M.: Dipende. In alcuni soggetti nascono direttamente dal personaggio, che ha un certo modo di comportarsi, con delle meccaniche particolari, ed intorno ad esso creiamo il resto. Oppure abbiamo un'idea del racconto, ed intorno ad esso inseriamo i personaggi più adatti. Alcune volte mi è capitato di lavorare su delle sceneggiature già pronte, dove la storia era già preparata, e io dovevo renderla a fumetti. L'importante è sempre creare la giusta interazione tra i personaggi, in modo che il lettore si affezioni ad essi e li legga con piacere.
E.M.: il soggetto e il racconto sono due elementi che partono dal nulla, e bisogna farli coesistere nella stessa sfera. Si può creare, in questo modo, qualsiasi cosa; ad esempio, non è difficile da realizzare Dante, che, dall'inferno, torna armato di mitra; così si possono mischiare diversi mondi, sta all'autore riuscire a far evolvere la storia in qualcosa di buono. "Gigi l'Oloturia" è un contrasto perché non ha una sua definizione.


CM: Potete spiegarci le tappe della stesura di un fumetto?

F.M.: Il fumetto è come il cinema, si parte da un'idea e si stende una scaletta (questo è nella norma, tranne autori come Pazienza che disegnavano di getto), si inseriscono i personaggi, si stende la sceneggiatura, con particolare attenzione ai "buchi" della storia, si stende lo storyboard, le bozze e si passa alle matite. È un lavoro che richiede parecchio tempo e attenzione.
E.M.: Dal soggetto alla sceneggiatura molte cose cambiano, non si passa direttamente alla sceneggiatura, lavoriamo su poche pagine, tagliamo le cose che non servono nel contesto. È sempre meglio lavorare in bozze a lungo, si aggiunge e si taglia continuamente, cosa impossibile nella stesura definitiva.