L'ossessivo fardello
.::annaSanna - 19 Agosto 2005::.

Trovarlo e disfarsene.

Facile a dirsi.

Znesko, un nome efficace per un uomo enigmatico.
Darseg, un termine oscuro per una terra ammaliante.
Un bambino, simbolo estremo dell'innocenza più pura.

L'alba era lontana e il tramonto un vago ricordo. Tutto, in quella profonda notte, presagiva solo il lento respiro del sonno ristoratore.

Ma non c'è quiete per un'anima insonne.
C'è ricerca e timore.
E attesa.

Per colui che ha ceduto al seducente richiamo della conoscenza esiste solo essa e nient'altro.
Per lui costituisce tutto e l'astinenza significa fine.

Un unico ostacolo diventa sostanziale.
Il bambino che non muore mai nascosto nel profondo io.
Lui, si proprio lui, resiste sempre all'eccesso.
E impedisce le azioni più estreme.
L'ossessivo fardello della coscienza.

Se questo bambino muore, tutto è possibile.

Quella notte, un bambino con un cesto di mele vagava per il bosco.
Quella notte, un uomo alto, dal viso affilato e avvolto in un mantello nero, cercava di ucciderlo.

Era difficile scrutare nei pensieri di Znesko. L'unico appiglio in quel groviglio di riflessioni era che doveva eliminare quella parte di se stesso per poter portare a termine il suo scopo.

E vivere imperturbabile.

Seguirlo era semplice, non tentava di muoversi silenziosamente, non ne aveva bisogno, era un'anima non morta, ma neanche viva.

Si era solo separata da lui nel momento in cui aveva utilizzato quel sapere antico che tutti gli proibivano di usare.
Tra le conseguenze nefaste del suo gesto c'era stato anche quel distacco dalla sua personalità.

La sua innocenza.

Ma il bambino, benché innocente, era pur sempre Znesko e non era stolto.
Si fermò per poter parlare finalmente con quell'uomo che lo seguiva.

"Ciao signore, perché cammini a quest'ora di notte nel bosco? Fai una passeggiata?" Guardava l'uomo in nero e sorrideva, si, sorrideva.
"Non passeggio, e tu lo sai bene." E' strano vedere se stessi in formato mignon, esserini indifesi e pronti a farsi sbranare da chiunque.
"Si, forse lo so che non passeggi. Però è strano vedere un uomo a quest'ora nel bosco, tutti hanno paura dei demoni delle fonti. Se ti prendono quelli… Io invece sono buono, la vuoi una mela?"

Lo sguardo di Znesko si posò sul cesto, come se non lo sapesse che accettare cibo dai morti significa rimanere legati a loro.

Per il bambino, invece, era una cosa divertente e "buona".

"Non ci tengo a rimanere con te. Non mi sembra poi tanto innocente il tuo gesto."
"Perché? Io voglio solo essere gentile. Queste mele sono molto buone, ma sono tante e non ce la faccio a mangiarle tutte. Perché non vuoi assaggiarle?" Lo stupore sul suo volto era vero, non era a conoscenza delle conseguenze della sua azione.

Occorreva altro, però, per impietosire Znesko.

"Non sono venuto qui per mangiare le tue mele."

"Si, lo so, tu sei venuto per uccidermi." disse con l'aria più tranquilla del mondo. "Ma se mi hai cercato, forse non sai che non puoi uccidermi."

"Non riuscirai ad impedirmi di farlo." Il bambino assunse un'aria annoiata, da chi vede la stupidità nelle cose più ovvie.
"No, dico veramente. Non puoi uccidermi perché sono già morto. Me lo spieghi come fai ad uccidere una cosa già morta? Voi adulti siete proprio stupidi quando vi ci mettete!"

"Piccolo insolente, tacerai una volta per tutte!" e così dicendo puntò la sua mano destra verso il bambino che non si mosse di un millimetro.

Il fascio di luce bianca che ne scaturì trapassò il piccolo essere in ogni parte, ma senza recargli alcun danno.

Aveva l'aria di divertirsi un mondo.

"Ha ha, hai visto?? Così impari a fare il So-Tutto-Io! Non mi puoi uccidere, gne gnee!!"

Znesko non poteva crederci. Come avrebbe potuto disfarsi del bambino se non poteva ucciderlo?

Quell'essere pesava troppo sulla sua coscienza, non poteva portare avanti i suoi piani se lui viveva!
L'unica soluzione era l'astuzia. Doveva parlare con lui e capire.

"Allora bambino, come sai che non posso ucciderti?"

"Ehi, ho un nome io, mi chiamo Znesko. E lo so e basta." Znesko, l'adulto, cercò di calmare l'irritazione che andava crescendo dentro di lui.

Parlare con i bambini per lui era già abbastanza difficile.
Parlare con il se stesso bambino diventava una vera impresa.

"Senti, facciamo così, ora ci sediamo qui e mi spieghi perché non posso ucciderti."
"D'accordo!" Con un gran sorriso Znesko, il bambino, si sedette accanto a quello adulto, appoggiando il cesto sulle ginocchia e abbracciandolo, come se qualcuno volesse rubarglielo…
"Uff, tu vuoi sapere perché non puoi uccidermi, ma se mi dicessi prima tu perché lo vuoi fare? Dimmelo dai!" Il volto aquilino di Znesko si voltò di scattò verso il suo piccolo doppione e lo fulminò con lo sguardo.

Il bambino non sembrava essersene accorto, si stava divertendo così tanto quella notte!
Perché lui sapeva perfettamente come avrebbe potuto eliminarlo.

"Liberarmi di te è l'unico modo a mia disposizione per completare il mio piano"
"Ma io non ho capito. Il tuo piano è quello di distruggere Darseg? E perché poi vorresti distruggere quest'isola?"
"È un'assurdità diffusa in giro, senza fondamenta, non vedo perché dovrei darmi alla distruzione! Il mio scopo è la vendetta."
"Davvero? E di chi vuoi vendicarti?"
"Di Arkon e Sil. Mi hanno cacciato da Rhulia dopo aver utilizzato la magia antica." Lo sguardo cupo di Znesko divenne un piccolo spiraglio d'odio.
"Peggio per te, lo sai che è proibito!"

La conversazione stava diventando un tantino irritante.
Non solo, si stava rivelando più difficile del previsto.
Quel bambino sapeva e lo stava prendendo in giro!

Aveva dato precise istruzioni, le tre sorelle erano intorno a loro, vedevano e sentivano tutto, poteva utilizzarle per aiutarlo. Poteva essere divertente e "istruttivo".
Si alzò in piedi molto lentamente facendosi scuro in volto.
Il bambino lo guardò incuriosito, aspettando la prossima mossa.

"Venite avanti!" Alle parole di Znesko, uno sciame di mosche verdi si fiondò in picchiata in mezzo a loro, provocando un certo sconcerto nel bambino.

"Ehi, che schifo, queste sono le mosche che vedevo continuamente in questi giorni! Eri tu che dicevi loro di seguirmi?" Znesko non rispose e aspettò immobile che le tre sorelle si materializzassero davanti a loro. Lo sciame si divise in tre gruppi più piccoli fino a formare tre figure umane. Le tre sorelle erano molto simili tra loro, tutte molto belle, ma con qualcosa di particolarmente sinistro nello sguardo glaciale.

"Ci ha chiamato padrone?" Chiese Cloto.
"Indubbiamente. La situazione è più difficile del previsto, ho bisogno del vostro aiuto."

"Come pensi che possano aiutarti tre streghe ad uccidermi? Te l'ho detto che non è possibile in alcun modo!"
"Questo l'ho capito molto bene." Znesko parlava senza guardarlo, pregustando la sorpresa per quanto stava per dire.
"Ho capito che non posso eliminarti, ma posso sempre provare cercando di incrinare la tua "innocenza"" disse l'ultima parola calcando particolarmente su di essa, con un leggero ghigno sulle labbra increspate. "Vieni avanti Cloto. Atropo e Lachesi, lasciateci spazio." Le due sorelle nominate si fecero da parte lasciando all'altra sorella e a Zneko lo spazio necessario nella radura.

"Ti mostrerò, mio piccolo caro innocente, cosa può fare uno che non l'ho è affatto." Nelle mani di Znesko comparve un lungo bastone, così come in quelle di Cloto. Le punte dei due erano particolarmente aguzze, simili a lance. Znesko sorrise, passandola da parte a parte con il suo sguardo acuto e togliendosi il pesante mantello scuro. Con i semplici abiti rendeva evidente la sua effettiva corporatura esile e alla strega sembrò impossibile non sconfiggerlo. Ma si trattava di Znesko, non di un uomo qualunque. Fatto questo si misero in posizione di combattimento.

"Senza esclusione di colpi." Disse Znesko. Cloto annuì. Diede l'inizio girando intorno al suo avversario, aspettando una mossa per poter reagire. Improvvisamente lo attaccò e i due bastoni iniziarono una lotta serrata ad una velocità inverosimile. Essendo i bastoni molto lunghi e pesanti, occorreva impugnarli con entrambe le mani e questo particolare rendeva lo scontro assai più interessante, poiché si misuravano le capacità di entrambi alla resistenza fisica e mentale.

Il bambino non capiva, guardava soltanto, affascinato.

Inizialmente, l'azione fu soltanto lo studio dell'avversario, ma dopo qualche minuto iniziò il combattimento vero e proprio con entrambi i due combattenti che miravano a ferire l'altro, ma soltanto Znesko riusciva nel suo scopo e ben presto l'attenzione di Cloto iniziò a scemare a causa delle ferite subite. .

Znesko riusciva a percepire da un lato la determinazione della strega e dall'altro la curiosità del suo piccolo io. Era su questo punto che doveva spingere maggiormente.

Decise con un ghigno di atterrare completamente Cloto con un colpo alla spalla. La ferita inferta era profonda e il sangue ne uscì copioso. Znesko si voltò lentamente verso il bambino che ora guardava con la fronte aggrottata la punta del bastone di Znesko.

"Ti è piaciuto il combattimento?" Il piccolo guardò Znesko che lo fissava dall'alto in basso tenendo in mano il bastone incurante del sangue che ne gocciolava.

"Si, mi è piaciuto. Come fai a combattere così?" Znesko non aspettava altro e con un sorriso spietato si avvicinò a lui.
"Vedi piccolo, tutto quello che ho imparato d'interessante, tutto quello che so, lo devo a quella magia che mi proibiscono di usare. Lo credi giusto? Hai visto anche tu cosa si può fare solo con la forza fisica. Ora ti mostro quella mentale." Detto questo si voltò versò Cloto che ancora giaceva a terra. Chinatosi, passò le mani sopra ogni ferita, facendole rimarginare. Sul suo corpo non rimase neanche un piccolissimo taglio.

Il bambino era veramente colpito! Poteva guarire le persone!

"Perché ti proibiscono di usare questa magia se può fare del bene?"

"Oh, questo lo devi chiedere a loro! Ma dimmi, ti piacerebbe apprendere qualcosa?" Il bambino ci pensò su. Sembrava rifletterci seriamente.

"Mi piacerebbe molto imparare a guarire come hai fatto tu." Znesko lo guardò a lungo.

Avrebbe tentato con quella mossa.
Ormai l'aveva in pugno.

"Un modo per imparare una simile tecnica è proprio a portata di mano. Se veramente intendi farlo dovrai bere questo sangue." Così facendo gl'indicò la punta del bastone intrisa del sangue di Cloto.

Il bambino spalancò gli occhi inorridito.

"Che schifo!! Non c'è un altro modo meno vomitevole?"

"No mio caro, il prezzo è questo." Znesko aspettava trepidante, forse ci sarebbe riuscito.
"Uff, e va bene, se è per imparare una cosa tanto utile…" Così facendo si avvicinò al bastone che Znesko gli abbassava, lentamente, come un rituale.

Vide la piccola bocca appoggiarsi al bastone.
Vide la piccola lingua leccare il liquido rosso.

A quel punto non riuscì più a contenersi ed esplose in una profonda risata.
Il bambino lo guardò stupito con ancora il volto contratto dal ribrezzo.

"Piccolo stupido! Alla fine ci sono riuscito!" detto questo abbassò il bastone e trapassò il piccolo ventre.

Il bambino ebbe un breve sussulto, piegandosi su se stesso. Alzò gli occhi verso l'adulto che lo guardava con lo sguardo folle dei vincitori.

Non capiva quello sguardo.

"Perché mi hai ferito così? Mi hai ingannato."
"Oh, piccolo, davvero? Scusami tanto, non l'ho fatto apposta!" E tolse di scatto il bastone, gettandolo di lato. Il bambino, sbilanciato dal movimento, cadde seduto con le mani sulla ferita.

"Cosa credi di aver fatto infilzandomi a questo modo?" Znesko lo fissò improvvisamente allarmato. Sul suo volto non vide segni di dolore.

Soltanto una leggera irritazione.

"Vuoi che ripeta la domanda? Non hai capito forse? Non puoi farmi nulla, lo vuoi capire una volta per tutte?" Znesko lo sollevò per i vestiti con uno scatto d'ira e lo avvicinò al suo volto.

"Cosa diavolo intendi dire? Ti ho appena trapassato con un bastone, dovresti essere per lo meno sofferente." Le tre streghe, benché a distanza, riuscirono a sentire queste parole, seppure sibilate.

E capirono.
Molto prima del loro padrone.

"Intendo dire che puoi farmi compiere tutti le azioni più spregevoli, ma non cambierà nulla, io rimarrò sempre incontaminato. Il mio cervello non recepisce fino in fondo il significato delle azioni che tu vuoi farmi compiere e il corpo le fa senza capire. E' inutile, lo vuoi finalmente capire???"

Znesko era furioso. Gettò di lato il bambino e lo guardò fisso negli occhi.

"Tu sai come. Dimmelo o troverò il modo di farti soffrire sul serio!"

"Non puoi fare neanche quello, ma se ci tieni tanto te lo dirò. Noi due siamo separati per un caso fortuito. Non puoi uccidere una cosa staccata da un altro corpo. Per farlo devi uccidere te stesso. E non credo che tu lo voglia."

"Tu menti!" questa volta urlò.

"Non mente, padrone, lo sai bene." Znesko si voltò di scatto furioso e con un gesto del braccio fece volare Atropo contro un albero. La strega rimase lì, per terra, dolorante,ma silenziosa per non irritare ulteriormente il suo padrone.

Padrone che capiva di aver perso.
Tant'è che rimase immobile per diversi minuti a meditare.
Quando sembrava fossero passate delle ore si riscosse e si voltò verso il suo io bambino.

"Vattene via di qui. Ma ricorda piccolo moccioso: la questione non è finita. Troverò il modo di farti fuori una volta per tutte." Il bambino si alzò lentamente in piedi e rimase a fissarlo.

"Se quel giorno dovesse arrivare, allora saremo in due a morire." Detto questo iniziò lentamente a sfumare per dissolversi completamente.

Era l'alba.

Znesko rimase con la fronte aggrottata a fissare a lungo il punto in cui era sparito il piccolo.

Molto lentamente si voltò indietro.

Atropo era ancora a terra sotto l'albero. Lachesi era in piedi con lo sguardo a terra per non incrociarlo con lui.

Cloto lo fissava dritto negli occhi con il suo solito sguardo fiero.

Ma non aveva voglia di pensare a qualcosa da dirle.

Aveva altro a cui pensare.

E il sole era ormai sorto.