Trovarlo e disfarsene.
Facile a dirsi.
Znesko, un nome efficace per un uomo enigmatico.
Darseg, un termine oscuro per una terra ammaliante.
Un bambino, simbolo estremo dell'innocenza più pura.
L'alba era lontana e il tramonto un vago ricordo. Tutto, in quella
profonda notte, presagiva solo il lento respiro del sonno ristoratore.
Ma non c'è quiete per un'anima insonne.
C'è ricerca e timore.
E attesa.
Per colui che ha ceduto al seducente richiamo della conoscenza
esiste solo essa e nient'altro.
Per lui costituisce tutto e l'astinenza significa fine.
Un unico ostacolo diventa sostanziale.
Il bambino che non muore mai nascosto nel profondo io.
Lui, si proprio lui, resiste sempre all'eccesso.
E impedisce le azioni più estreme.
L'ossessivo fardello della coscienza.
Se questo bambino muore, tutto è possibile.
Quella notte, un bambino con un cesto di mele vagava per il bosco.
Quella notte, un uomo alto, dal viso affilato e avvolto in un
mantello nero, cercava di ucciderlo.
Era difficile scrutare nei pensieri di Znesko. L'unico appiglio
in quel groviglio di riflessioni era che doveva eliminare quella
parte di se stesso per poter portare a termine il suo scopo.
E vivere imperturbabile.
Seguirlo era semplice, non tentava di muoversi silenziosamente,
non ne aveva bisogno, era un'anima non morta, ma neanche viva.
Si era solo separata da lui nel momento in cui aveva utilizzato
quel sapere antico che tutti gli proibivano di usare.
Tra le conseguenze nefaste del suo gesto c'era stato anche quel
distacco dalla sua personalità.
La sua innocenza.
Ma il bambino, benché innocente, era pur sempre Znesko
e non era stolto.
Si fermò per poter parlare finalmente con quell'uomo che
lo seguiva.
"Ciao signore, perché cammini a quest'ora di notte
nel bosco? Fai una passeggiata?" Guardava l'uomo in nero
e sorrideva, si, sorrideva.
"Non passeggio, e tu lo sai bene." E' strano vedere
se stessi in formato mignon, esserini indifesi e pronti a farsi
sbranare da chiunque.
"Si, forse lo so che non passeggi. Però è strano
vedere un uomo a quest'ora nel bosco, tutti hanno paura dei demoni
delle fonti. Se ti prendono quelli… Io invece sono buono,
la vuoi una mela?"
Lo sguardo di Znesko si posò sul cesto, come se non lo
sapesse che accettare cibo dai morti significa rimanere legati
a loro.
Per il bambino, invece, era una cosa divertente e "buona".
"Non ci tengo a rimanere con te. Non mi sembra poi tanto
innocente il tuo gesto."
"Perché? Io voglio solo essere gentile. Queste mele
sono molto buone, ma sono tante e non ce la faccio a mangiarle
tutte. Perché non vuoi assaggiarle?" Lo stupore sul
suo volto era vero, non era a conoscenza delle conseguenze della
sua azione.
Occorreva altro, però, per impietosire Znesko.
"Non sono venuto qui per mangiare le tue mele."
"Si, lo so, tu sei venuto per uccidermi." disse con
l'aria più tranquilla del mondo. "Ma se mi hai cercato,
forse non sai che non puoi uccidermi."
"Non riuscirai ad impedirmi di farlo." Il bambino assunse
un'aria annoiata, da chi vede la stupidità nelle cose più
ovvie.
"No, dico veramente. Non puoi uccidermi perché sono
già morto. Me lo spieghi come fai ad uccidere una cosa
già morta? Voi adulti siete proprio stupidi quando vi ci
mettete!"
"Piccolo insolente, tacerai una volta per tutte!" e
così dicendo puntò la sua mano destra verso il bambino
che non si mosse di un millimetro.
Il fascio di luce bianca che ne scaturì trapassò
il piccolo essere in ogni parte, ma senza recargli alcun danno.
Aveva l'aria di divertirsi un mondo.
"Ha ha, hai visto?? Così impari a fare il So-Tutto-Io!
Non mi puoi uccidere, gne gnee!!"
Znesko non poteva crederci. Come avrebbe potuto disfarsi del
bambino se non poteva ucciderlo?
Quell'essere pesava troppo sulla sua coscienza, non poteva portare
avanti i suoi piani se lui viveva!
L'unica soluzione era l'astuzia. Doveva parlare con lui e capire.
"Allora bambino, come sai che non posso ucciderti?"
"Ehi, ho un nome io, mi chiamo Znesko. E lo so e basta."
Znesko, l'adulto, cercò di calmare l'irritazione che andava
crescendo dentro di lui.
Parlare con i bambini per lui era già abbastanza difficile.
Parlare con il se stesso bambino diventava una vera impresa.
"Senti, facciamo così, ora ci sediamo qui e mi spieghi
perché non posso ucciderti."
"D'accordo!" Con un gran sorriso Znesko, il bambino,
si sedette accanto a quello adulto, appoggiando il cesto sulle
ginocchia e abbracciandolo, come se qualcuno volesse rubarglielo…
"Uff, tu vuoi sapere perché non puoi uccidermi, ma
se mi dicessi prima tu perché lo vuoi fare? Dimmelo dai!"
Il volto aquilino di Znesko si voltò di scattò verso
il suo piccolo doppione e lo fulminò con lo sguardo.
Il bambino non sembrava essersene accorto, si stava divertendo
così tanto quella notte!
Perché lui sapeva perfettamente come avrebbe potuto eliminarlo.
"Liberarmi di te è l'unico modo a mia disposizione
per completare il mio piano"
"Ma io non ho capito. Il tuo piano è quello di distruggere
Darseg? E perché poi vorresti distruggere quest'isola?"
"È un'assurdità diffusa in giro, senza fondamenta,
non vedo perché dovrei darmi alla distruzione! Il mio scopo
è la vendetta."
"Davvero? E di chi vuoi vendicarti?"
"Di Arkon e Sil. Mi hanno cacciato da Rhulia dopo aver utilizzato
la magia antica." Lo sguardo cupo di Znesko divenne un piccolo
spiraglio d'odio.
"Peggio per te, lo sai che è proibito!"
La conversazione stava diventando un tantino irritante.
Non solo, si stava rivelando più difficile del previsto.
Quel bambino sapeva e lo stava prendendo in giro!
Aveva dato precise istruzioni, le tre sorelle erano intorno a
loro, vedevano e sentivano tutto, poteva utilizzarle per aiutarlo.
Poteva essere divertente e "istruttivo".
Si alzò in piedi molto lentamente facendosi scuro in volto.
Il bambino lo guardò incuriosito, aspettando la prossima
mossa.
"Venite avanti!" Alle parole di Znesko, uno sciame
di mosche verdi si fiondò in picchiata in mezzo a loro,
provocando un certo sconcerto nel bambino.
"Ehi, che schifo, queste sono le mosche che vedevo continuamente
in questi giorni! Eri tu che dicevi loro di seguirmi?" Znesko
non rispose e aspettò immobile che le tre sorelle si materializzassero
davanti a loro. Lo sciame si divise in tre gruppi più piccoli
fino a formare tre figure umane. Le tre sorelle erano molto simili
tra loro, tutte molto belle, ma con qualcosa di particolarmente
sinistro nello sguardo glaciale.
"Ci ha chiamato padrone?" Chiese Cloto.
"Indubbiamente. La situazione è più difficile
del previsto, ho bisogno del vostro aiuto."
"Come pensi che possano aiutarti tre streghe ad uccidermi?
Te l'ho detto che non è possibile in alcun modo!"
"Questo l'ho capito molto bene." Znesko parlava senza
guardarlo, pregustando la sorpresa per quanto stava per dire.
"Ho capito che non posso eliminarti, ma posso sempre provare
cercando di incrinare la tua "innocenza"" disse
l'ultima parola calcando particolarmente su di essa, con un leggero
ghigno sulle labbra increspate. "Vieni avanti Cloto. Atropo
e Lachesi, lasciateci spazio." Le due sorelle nominate si
fecero da parte lasciando all'altra sorella e a Zneko lo spazio
necessario nella radura.
"Ti mostrerò, mio piccolo caro innocente, cosa può
fare uno che non l'ho è affatto." Nelle mani di Znesko
comparve un lungo bastone, così come in quelle di Cloto.
Le punte dei due erano particolarmente aguzze, simili a lance.
Znesko sorrise, passandola da parte a parte con il suo sguardo
acuto e togliendosi il pesante mantello scuro. Con i semplici
abiti rendeva evidente la sua effettiva corporatura esile e alla
strega sembrò impossibile non sconfiggerlo. Ma si trattava
di Znesko, non di un uomo qualunque. Fatto questo si misero in
posizione di combattimento.
"Senza esclusione di colpi." Disse Znesko. Cloto annuì.
Diede l'inizio girando intorno al suo avversario, aspettando una
mossa per poter reagire. Improvvisamente lo attaccò e i
due bastoni iniziarono una lotta serrata ad una velocità
inverosimile. Essendo i bastoni molto lunghi e pesanti, occorreva
impugnarli con entrambe le mani e questo particolare rendeva lo
scontro assai più interessante, poiché si misuravano
le capacità di entrambi alla resistenza fisica e mentale.
Il bambino non capiva, guardava soltanto, affascinato.
Inizialmente, l'azione fu soltanto lo studio dell'avversario,
ma dopo qualche minuto iniziò il combattimento vero e proprio
con entrambi i due combattenti che miravano a ferire l'altro,
ma soltanto Znesko riusciva nel suo scopo e ben presto l'attenzione
di Cloto iniziò a scemare a causa delle ferite subite.
.
Znesko riusciva a percepire da un lato la determinazione della
strega e dall'altro la curiosità del suo piccolo io. Era
su questo punto che doveva spingere maggiormente.
Decise con un ghigno di atterrare completamente Cloto con un
colpo alla spalla. La ferita inferta era profonda e il sangue
ne uscì copioso. Znesko si voltò lentamente verso
il bambino che ora guardava con la fronte aggrottata la punta
del bastone di Znesko.
"Ti è piaciuto il combattimento?" Il piccolo
guardò Znesko che lo fissava dall'alto in basso tenendo
in mano il bastone incurante del sangue che ne gocciolava.
"Si, mi è piaciuto. Come fai a combattere così?"
Znesko non aspettava altro e con un sorriso spietato si avvicinò
a lui.
"Vedi piccolo, tutto quello che ho imparato d'interessante,
tutto quello che so, lo devo a quella magia che mi proibiscono
di usare. Lo credi giusto? Hai visto anche tu cosa si può
fare solo con la forza fisica. Ora ti mostro quella mentale."
Detto questo si voltò versò Cloto che ancora giaceva
a terra. Chinatosi, passò le mani sopra ogni ferita, facendole
rimarginare. Sul suo corpo non rimase neanche un piccolissimo
taglio.
Il bambino era veramente colpito! Poteva guarire le persone!
"Perché ti proibiscono di usare questa magia se può
fare del bene?"
"Oh, questo lo devi chiedere a loro! Ma dimmi, ti piacerebbe
apprendere qualcosa?" Il bambino ci pensò su. Sembrava
rifletterci seriamente.
"Mi piacerebbe molto imparare a guarire come hai fatto tu."
Znesko lo guardò a lungo.
Avrebbe tentato con quella mossa.
Ormai l'aveva in pugno.
"Un modo per imparare una simile tecnica è proprio
a portata di mano. Se veramente intendi farlo dovrai bere questo
sangue." Così facendo gl'indicò la punta del
bastone intrisa del sangue di Cloto.
Il bambino spalancò gli occhi inorridito.
"Che schifo!! Non c'è un altro modo meno vomitevole?"
"No mio caro, il prezzo è questo." Znesko aspettava
trepidante, forse ci sarebbe riuscito.
"Uff, e va bene, se è per imparare una cosa tanto
utile…" Così facendo si avvicinò al bastone
che Znesko gli abbassava, lentamente, come un rituale.
Vide la piccola bocca appoggiarsi al bastone.
Vide la piccola lingua leccare il liquido rosso.
A quel punto non riuscì più a contenersi ed esplose
in una profonda risata.
Il bambino lo guardò stupito con ancora il volto contratto
dal ribrezzo.
"Piccolo stupido! Alla fine ci sono riuscito!" detto
questo abbassò il bastone e trapassò il piccolo
ventre.
Il bambino ebbe un breve sussulto, piegandosi su se stesso. Alzò
gli occhi verso l'adulto che lo guardava con lo sguardo folle
dei vincitori.
Non capiva quello sguardo.
"Perché mi hai ferito così? Mi hai ingannato."
"Oh, piccolo, davvero? Scusami tanto, non l'ho fatto apposta!"
E tolse di scatto il bastone, gettandolo di lato. Il bambino,
sbilanciato dal movimento, cadde seduto con le mani sulla ferita.
"Cosa credi di aver fatto infilzandomi a questo modo?"
Znesko lo fissò improvvisamente allarmato. Sul suo volto
non vide segni di dolore.
Soltanto una leggera irritazione.
"Vuoi che ripeta la domanda? Non hai capito forse? Non puoi
farmi nulla, lo vuoi capire una volta per tutte?" Znesko
lo sollevò per i vestiti con uno scatto d'ira e lo avvicinò
al suo volto.
"Cosa diavolo intendi dire? Ti ho appena trapassato con
un bastone, dovresti essere per lo meno sofferente." Le tre
streghe, benché a distanza, riuscirono a sentire queste
parole, seppure sibilate.
E capirono.
Molto prima del loro padrone.
"Intendo dire che puoi farmi compiere tutti le azioni più
spregevoli, ma non cambierà nulla, io rimarrò sempre
incontaminato. Il mio cervello non recepisce fino in fondo il
significato delle azioni che tu vuoi farmi compiere e il corpo
le fa senza capire. E' inutile, lo vuoi finalmente capire???"
Znesko era furioso. Gettò di lato il bambino e lo guardò
fisso negli occhi.
"Tu sai come. Dimmelo o troverò il modo di farti
soffrire sul serio!"
"Non puoi fare neanche quello, ma se ci tieni tanto te lo
dirò. Noi due siamo separati per un caso fortuito. Non
puoi uccidere una cosa staccata da un altro corpo. Per farlo devi
uccidere te stesso. E non credo che tu lo voglia."
"Tu menti!" questa volta urlò.
"Non mente, padrone, lo sai bene." Znesko si voltò
di scatto furioso e con un gesto del braccio fece volare Atropo
contro un albero. La strega rimase lì, per terra, dolorante,ma
silenziosa per non irritare ulteriormente il suo padrone.
Padrone che capiva di aver perso.
Tant'è che rimase immobile per diversi minuti a meditare.
Quando sembrava fossero passate delle ore si riscosse e si voltò
verso il suo io bambino.
"Vattene via di qui. Ma ricorda piccolo moccioso: la questione
non è finita. Troverò il modo di farti fuori una
volta per tutte." Il bambino si alzò lentamente in
piedi e rimase a fissarlo.
"Se quel giorno dovesse arrivare, allora saremo in due a
morire." Detto questo iniziò lentamente a sfumare
per dissolversi completamente.
Era l'alba.
Znesko rimase con la fronte aggrottata a fissare a lungo il punto
in cui era sparito il piccolo.
Molto lentamente si voltò indietro.
Atropo era ancora a terra sotto l'albero. Lachesi era in piedi
con lo sguardo a terra per non incrociarlo con lui.
Cloto lo fissava dritto negli occhi con il suo solito sguardo
fiero.
Ma non aveva voglia di pensare a qualcosa da dirle.
Aveva altro a cui pensare.
E il sole era ormai sorto.
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