Racconto n°7: La morte di Apollo
.::Giovanni Madau::.

La morte di Apollo

Apollo apri' gli occhi. Si era addormentato vicino alla riva del Lete.
Ancora assonnato si guardo' intorno, in cerca di qualche faccia
famigliare. Non vedeva piu' sua sorella, ne' suo padre. Ormai erano morti
entrambi. Un giovane biondo, alto e muscoloso gli si avvicino'.
-Fra tutti gli dei che conosco, tu sei il piu' inutile. Molto piu' di
Phobos.-
-E fra tutti gli eroi che ho incontrato, tu sei quello piu'
insignificante.-
Il ragazzo sorrise.
-Insignificante ma coraggioso. Almeno ho avuto il coraggio di bere l'acqua
dell'oblio e cercare di vivere una nuova vita...-
-Se non sbaglio sei stato quello che ha creato la penna a sfera... Bella
vita di merda- Rispose il dio.
-Preferisci aspettare che gli umani ricomincino a credere in te, a fare
sacrifici e ad adorarti piuttosto che rischiare di avere una nuova vita, e
superare questa noia eterna...-
-Non e' poi cosi' noioso, ci sono ancora delle persone simpatiche qui...-
-Eris e Hell? Chiamale simpatiche: una la dea della discordia, l'altra una
bambina viziata meta' donna e meta' cadavere... Se trovi attraenti persone
come quelle, allora sei nel posto giusto. Andiamo, ormai dei ed eroi sono
passati, nessuno se ne frega piu' niente di noi! Le sole persone che sono
rimaste in carica sono Ade, che governa questo posto, Mercurio, che ha
cambiato il nome in Raffaele e ora fa l'arcangelo, e Iside, che alcune
persone ancora amano. Il resto di noi ha gia' deciso di morire. Andiamo,
sto per bere l'acqua del Lete, e tu dovresti fare lo stesso. E' inutile
aspettare, gli umani hanno nuove divinita', che, a dire il vero, sono
molto meglio di noi. Meno incazzose e piu' utili...-
-Io...- il tono di voce di Apollo era arrabbiato e amareggiato-ero il piu'
potente degli dei... tutti mi amavano... nessuno poteva sopravvivere senza
di me... Ora sono nessuno... hanno ucciso tutti i miei fedeli... non ho
piu' forza, ho perso la mia importanza... io... sono meno che umano... IO
ERO LA CREATURA PIU' POTENTE!-
-Gli umani sono le creature piu' potenti, noi siamo stati creati solo per
servirli. Sono loro che ci danno i nostri poteri, che ci fanno
sopravvivere, che ci fanno essere quello che eravamo. Lo so che se bevi
anche solo una goccia di quell'acqua, perderai il tuo status divino. Ma
preferisci essere un dio inutile e affetto da eterna noia, bloccato
nell'Elisio a parlare con persone come Marte, oppure avere l'opportunita'
di cambiare la tua vita, fare esperienze e magari guadagnarti un posto nel
paradiso cristiano o quello musulmano? Io ho deciso da tempo di essere un
mortale, e sono stato sfortunato per tre volte. Magari lo saro' una quarta
o una quinta volta, ma almeno saro' felice di averci provato. E ora berro'
l'acqua, se aspetto di piu' rischio di far trasferire la mia anima nel
corpo di un animale. Ci vediamo.- Il ragazzo bevve l'acqua. Il suo corpo
astrale divenne una sfera di luce, che volo' via.
-Ci vediamo fra un po' di tempo, perdente.- sussurro' Apollo. Pianse. Era
stanco di quella vita senza novita'. Non aveva piu' nessun potere, poteva
solo camminare in giro per quella piccola isola, e c'erano solo un
centinaio di vecchi dei inutili. Proprio come lui...

***

Apollo apri' gli occhi. Si era addormentato vicino alla riva del Lete.
Ancora assonnato si guardo' intorno, in cerca di qualche faccia
famigliare. Niente madre o cugino. Morti entrambi. Una donna bassa, con la
parte sinistra del corpo coperta da bendaggi, gli si avvicino'. Puzzava
terribilmente.
-Salve Apollo. Come stai...?-
-Sopravvivo. Tu che mi dici?- rispose il dio.
-Niente di speciale. Mi sono divertita a mostrare la mia parte sinistra ad
alcune ninfe. Euridice e' scappata da Orfeo. Hanno deciso insieme di bere
l'Acqua. Perdenti.-
-Forse anche noi dovremmo bere l'acqua...-
-MA SEI SCEMO? Proprio ieri alcuni tipi mi hanno fatto un'offerta. Sento
che i miei poteri potrebbero tornare da un momento all'altro. Tutti stanno
ricominciando a credere in me... hahaha!-
Apollo aveva gia' sentito questa frase in un centinaio di volte, in questi
secoli. Ma non era mai successo niente.
-Hell... io vado a bere l'acqua...-
-NOOOOOOO! Hai promesso che saremmo stati insieme per sempre! Qui siamo
immortali! Non abbiamo bisogno di mangiare, bere o dormire... Possiamo
fare quello che vogliamo! E appena gli uomini ricominceranno a credere in
me... ti faro' ridiventare il piu' splendente degli dei! Sarai al mio
fianco, e insieme supereremo pure il Buddha!-
Il dio sorrise. Ritornare alla vecchia gloria. Al solo pensiero sentiva la
tensione alla pancia...
-Va bene, aspettero' con te...-

***

Apollo apri' gli occhi. Si era addormentato vicino alla riva del Lete.
Ancora assonnato si guardo' intorno, in cerca di qualche faccia
famigliare. Non c'era piu' nessuna ninfa da rincorrere. Erano tutte morte.
Un uomo di bell'aspetto, con una meravigliosa armatura, gli si avicino'.
-Apollo, io sto andando a bere l'acqua. Vieni con me...-
La divinita' lo guardo' stupito. Fra tutte le persone che desideravano
restare all'elisio, Achille era quello piu' insospettabile. Era lui che
diceva di aspettare "la pazienza e' la virtu' dei forti, vedrete che gli uomini ci adoreranno di nuovo". Ad Apollo quel tipo non era mai piaciuto sin dai tempi della guerra di Troia, ma le sue parole erano sempre state carismatiche e confortanti. Ed ora l’eroe gli diceva di fare l’opposto di quello che gli aveva sempre detto.
-Aspettare non ha piu’ senso, ormai nessuno crede piu’ in noi, specialmente da quando hanno scalato l’Olimpo. Ormai e’ inutile. Sono stanco di aspettare. Ho pensato che se non si decide la propria sorte, gli altri lo faranno. Gli uomini hanno deciso di esiliarci, e noi non siamo piu’ imprtanti. Non voglio piu’ essere il loro schiavo. Ora voglio fare parte dei potenti, voglio decidere il mio destino. Apo’, i nostri tempi sono finiti, non aspettiamo piu’, vieni con me, facciamoci una vita...-
Apollo sospiro’. Achille aveva messo alla luce i dubbi che lui ormai aveva da tempo. Era il momento di prendere una decisione: andarsene, provare a vivere la vita mortale e non sperare di essere il dio del sole, oppure aspettare e tornare all’antica gloria.
-E poi non mi vorrai dire che vuoi essere per davvero il marito di Hell. Per l’eternita’!- sorrise il semi-dio.
-Un dio solare sposa una dea infernale. Ok, andiamo!-
I due si diressero sulla riva del Lete. Apollo aveva portato la sua coppa d’oro. La guardo’ con tristezza. “Era la mia coppa preferita...” penso’ sorridendo. Mise dell’acqua all’interno. Il liquido rifletteva la sua faccia “Come sono bello... Magari nella prossima vita avro’ orribili capelli neri. Che tristezza. Spero di diventare meno narcisista. Magari incontro Narciso sulla terra...” L’acqua bagno’ le sue labbra. Apollo bevve un grande sorso. “Sono un perdente”. E mori’.