Stop agli esperimenti sugli animali
.::Serena Salis - 8 Aprile 2006::.


Un pulcino con elettrodi impiantati nel cervello, una scimmietta a cui sono state cucite le palpebre e innestato sulla testa un dispositivo sonar che avrebbe dovuto sostituire gli occhi, un Beagle a cui è stata completamente schiacciata una zampa per indurlo ad un maggiore stress. La lista non finisce certamente qui. Solo in Italia 3.000 animali ogni giorno sono torturati con test ad altissima tossicità; varie parti del loro corpo vengono esposte alla formazione di tumori. Costretti ad ingerire sostanze letali d’ogni tipo, devono sopportare elettrodi all’interno del loro cervello. Questa è per molti animali da laboratorio di ricerca la vita di tutti i giorni.
Vivono senza nessuna speranza, senza la possibilità di poter conoscere mai i loro simili e il mondo esterno ai laboratori. Non voglio impressionare nessuno, semplicemente voglio rendere partecipe, chi ancora non lo è, del dramma della vivisezione oggi. Industrie farmaceutiche, cosmetiche e università come le prestigiosissime Oxford e Cambridge, per esempio, vengono finanziate con generosi contributi dello Stato per le loro ricerche. Ma a cosa servono esattamente questi esperenti? In pratica a nulla, perché oltre a non essere necessari, non sono utili.
Siamo tutti coscienti che l’organismo di un topo o di un criceto è più che diverso da quello umano.Sperimentando la stessa sostanza su varie specie, si ottengono risultati differenti; per esempio, la diossina è tossica sui ratti, mentre sui criceti è completamente innocua. Viene da chiedersi: e sull’uomo? Questo non si saprà fin quando anche l’uomo non l’avrà direttamente sperimentata. Per altro, la sperimentazione umana risulta obbligatoria per legge.
Qual è allora l’utilità di questi orribili esperimenti? Il problema maggiore è che tutti pensano sia meglio salvare un uomo che un coniglio. Perché dobbiamo scegliere? Perché siamo costretti a decidere quali dei due sacrificare? Naturalmente, gli animali non pensano, non hanno sentimenti, sono semplicemente delle “cose”, e, di conseguenza, noi, uomini intelligenti, ma soprattutto pensanti, possiamo tranquillamente utilizzarli per ogni scopo. Il filosofo Jeremy Bentham disse: «Il problema non è "possono ragionare?", né "possono parlare?", ma "possono soffrire?”». Il fatto è che gli animali soffrono! Soffrono come qualsiasi essere umano sottoposto a questo genere d’esperimenti, sia che esso sia più o meno intelligente. Chi compie questo genere di ricerca non è un medico o uno scienziato. C’è chi non esiterebbe ad usare la parola “criminale”. In Italia, tra le varie organizzazioni che si occupano della difesa degli animali rinchiusi in laboratori di vivisezione, dobbiamo assolutamente ricordare la LAV, mentre in Gran Bretagna, con sede a Northampton, abbiamo un importante movimento chiamato Speak, che mantiene fortemente il suo ruolo in the animal rights. Speak attacca direttamente il governo e le istituzioni che finanziano questo genere di sperimentazioni. Numerose sono, inoltre, le marce e le manifestazioni svolte ad Oxford, durante tutto l’anno, come protesta per l’apertura del nuovo laboratorio. L’università vuole, infatti, incrementare notevolmente il numero d’animali da torturare e aprire un altro centro di ricerche.
Che fare? Iniziamo ad informare tutti dell’inutilità della vivisezione, non acquistiamo cosmetici e prodotti testati su animali e utilizziamo meno farmaci possibili, prediligendo quelli generici. Prestiamo attenzione ai cibi per animali che compriamo: molte delle marche più note finanziano la vivisezione! Riproducono una malattia negli animali, artificialmente, e poi provano a "curarla" con i loro mangimi medicati! Insomma, informiamoci sulle marche giuste e proviamo più cure alternative come l’omeopatia e l’agopuntura. Saranno piccole cose, ma sarebbe pur sempre abbastanza.