Foie Gras: come torturare per bene un animale
.::Davide Ridens - 20 Dicembre 2005::.


Non è certo facile far arrivare un pezzo di carne sul proprio piatto, senza aver causato sofferenza all’animale. Esistono però vari tipi di sofferenze, alcune più o meno cruente. Si distingue per crudeltà senza dubbio il processo che vede la trasformazione di un’oca o di un’anatra in foie gras, ossia fegato grasso. Come ci raccontano la LAV (www.infolav.org) o Adriano Mariani nel libro “Do per cibo il verde dell’erba”, le torture inflitte a questi animali sono incredibili.
Innanzitutto per ottenere il fegato grasso bisogna far sì che l’animale sia effettivamente grasso. Per cui, per un periodo che oscilla tra le 2 e le 8 settimane, le oche e le anatre vengono quotidianamente costrette a ingurgitare una quantità di cibo (prevalentemente mais cotto e salato) pari a un quarto del loro peso corporeo. Mariani fa un esempio che rende bene l’idea: prendiamo un signore di 80 kg e imbottiamolo a forza con 20 kg di spaghetti ogni giorno: equivarrebbe a sottoporlo ad una tortura vera e propria!
L’alimentazione forzata avviene attraverso l’inserimento nell’esofago di un tubo metallico di circa 28 cm avente un imbuto all’estremità, alimentato da un motore elettrico. Il risultato ottenuto non è solamente quello di aver ingrassato l’animale, ma sono molto possibili lesioni, soffocamenti, infezioni e fratture al collo.
Naturalmente, a differenza della felicità del bestiame mostrataci dalle pubblicità riguardo gli allevamenti, questi esseri viventi – ancora per poco - sono stipati in uno spazio di 3 metri quadri, a gruppi di circa venti esemplari, senza alcuna possibilità di movimento. Inoltre, per evitare ferimenti tra se stessi, vengono sottratti del becco e delle unghie, che vengono tranquillamente tagliati.
La tecnica del gavage, ossia quella della superalimentazione forzata, provoca danni e malattie al fegato. La patologia viene chiamata steatosi epatica.
In seguito, dopo aver accuratamente straziato l’animale, i bravi e teneri macellai sistemano le oche e le anatre su un nastro trasportatore, dal quale quest’ultime possono avere una visione completa del loro destino: vengono immerse in una vasca di acqua elettrificata, dalla quale non tutte escono morte definitivamente. Il passaggio ultimo di questo processo di tortura è lo sgozzamento indistinto di tutti questi esseri, siano morti o vivi.
Tuttavia, questo supplizio è riservato unicamente agli esemplari maschili: le femmine, avendo peso corporeo inferiore a quello del maschio, subito dopo le covate, vengono gettate vive in tritacarne o soffocate in sacchi di plastica.
In Francia il foie gras è sempre stato un piatto tipico, e, di recente, lo stesso Parlamento ha votato un emendamento che assegna a questa specialità l’etichetta di “patrimonio culturale e gastronomico”. Lo stesso Dumas, autore de “I tre moschettieri”, poco prima di morire, aveva firmato una petizione in difesa delle oche di Strasburgo.
Le pressioni animaliste sui governi si stanno facendo sentire, e, in California, il governatore Schwarzenegger, ha vietato, finalmente, questa “prelibatezza”.
In Francia si tenta di ottenere lo stesso risultato, attraverso una petizione che chiunque può sottoscrivere (si chiede un divieto di produzione e di vendita in tutta Europa) cliccando su http://stopgavage.com/signer.php.
Che dire ancora se non consigliare per Natale il foie gras bollito oppure utilizzarlo nella preparazione del paté: c’è chi dice che sia veramente squisito.
Buon appetito.