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Non è certo
facile far arrivare un pezzo di carne sul proprio piatto, senza
aver causato sofferenza all’animale. Esistono però
vari tipi di sofferenze, alcune più o meno cruente. Si
distingue per crudeltà senza dubbio il processo che vede
la trasformazione di un’oca o di un’anatra in foie
gras, ossia fegato grasso. Come ci raccontano la LAV (www.infolav.org)
o Adriano Mariani nel libro “Do per cibo il verde dell’erba”,
le torture inflitte a questi animali sono incredibili.
Innanzitutto per ottenere il fegato grasso bisogna far sì
che l’animale sia effettivamente grasso. Per cui, per un
periodo che oscilla tra le 2 e le 8 settimane, le oche e le anatre
vengono quotidianamente costrette a ingurgitare una quantità
di cibo (prevalentemente mais cotto e salato) pari a un quarto
del loro peso corporeo. Mariani fa un esempio che rende bene l’idea:
prendiamo un signore di 80 kg e imbottiamolo a forza con 20 kg
di spaghetti ogni giorno: equivarrebbe a sottoporlo ad una tortura
vera e propria!
L’alimentazione forzata avviene attraverso l’inserimento
nell’esofago di un tubo metallico di circa 28 cm avente
un imbuto all’estremità, alimentato da un motore
elettrico. Il risultato ottenuto non è solamente quello
di aver ingrassato l’animale, ma sono molto possibili lesioni,
soffocamenti, infezioni e fratture al collo.
Naturalmente, a differenza della felicità del bestiame
mostrataci dalle pubblicità riguardo gli allevamenti, questi
esseri viventi – ancora per poco - sono stipati in uno spazio
di 3 metri quadri, a gruppi di circa venti esemplari, senza alcuna
possibilità di movimento. Inoltre, per evitare ferimenti
tra se stessi, vengono sottratti del becco e delle unghie, che
vengono tranquillamente tagliati.
La tecnica del gavage, ossia quella della superalimentazione forzata,
provoca danni e malattie al fegato. La patologia viene chiamata
steatosi epatica.
In seguito, dopo aver accuratamente straziato l’animale,
i bravi e teneri macellai sistemano le oche e le anatre su un
nastro trasportatore, dal quale quest’ultime possono avere
una visione completa del loro destino: vengono immerse in una
vasca di acqua elettrificata, dalla quale non tutte escono morte
definitivamente. Il passaggio ultimo di questo processo di tortura
è lo sgozzamento indistinto di tutti questi esseri, siano
morti o vivi.
Tuttavia, questo supplizio è riservato unicamente agli
esemplari maschili: le femmine, avendo peso corporeo inferiore
a quello del maschio, subito dopo le covate, vengono gettate vive
in tritacarne o soffocate in sacchi di plastica.
In Francia il foie gras è sempre stato un piatto tipico,
e, di recente, lo stesso Parlamento ha votato un emendamento che
assegna a questa specialità l’etichetta di “patrimonio
culturale e gastronomico”. Lo stesso Dumas, autore de “I
tre moschettieri”, poco prima di morire, aveva firmato una
petizione in difesa delle oche di Strasburgo.
Le pressioni animaliste sui governi si stanno facendo sentire,
e, in California, il governatore Schwarzenegger, ha vietato, finalmente,
questa “prelibatezza”.
In Francia si tenta di ottenere lo stesso risultato, attraverso
una petizione che chiunque può sottoscrivere (si chiede
un divieto di produzione e di vendita in tutta Europa) cliccando
su http://stopgavage.com/signer.php.
Che dire ancora se non consigliare per Natale il foie gras bollito
oppure utilizzarlo nella preparazione del paté: c’è
chi dice che sia veramente squisito.
Buon appetito.
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