Il rispetto per la Sardegna parte da un si
.::Davide Cusseddu - 6 Giugno 2005::.

www.indipendentzia.net - pintura de Perdu Perra

Contemporaneamente al referendum sulla fecondazione assistita, in Sardegna si voterà anche per l’abrogazione della legge regionale n.8/2001 che consente l’importazione di rifiuti chimici extraregionali per essere lavorati come materie prime. Il problema che sorge è che in Sardegna è presente uno stabilimento per lo smaltimento di scorie chimiche, la Portovesme Srl, nel sud ovest dell’isola e se l’attuale legge venisse abrogata, non sono pochi a temere la chiusura dell’azienda e la conseguente perdita del posto di lavoro per 1500 operai.
Purtroppo la disinformazione su questo delicato tema è davvero tanta e complici ne sono soprattutto i media che solamente da pochi giorni hanno iniziato ad informare i sardi, ponendo però al centro dell’attenzione i 1500 posti di lavoro e tralasciando il diritto di un popolo a vivere libero da gas e sostanze nocive che non gli appartengono. Secondo Gavino Sale, leader di Indipendentzia Repubrica de Sardigna, movimento fautore del referendum, “il vero problema non riguarda la fine dell’importazione delle scorie, ma un’attenta opera di risanamento. Comunque vada questo referendum, infatti, bisognerà lavorare duro per risanare l’isola, rendendo innocue le scorie già presenti. E che nessuno venga licenziato, perché gli stessi operai devono essere utilizzati per questo processo di bonifica. I soldi ci sono e sono pure tanti: tre miliardi di euro, che lo stato italiano deve alla Sardegna. Lo stesso trattato di Kyoto afferma che chi ha inquinato deve pulire. Per tornare al problema del lavoro, anche i campi di concentramento davano lavoro a tantissimi nazisti e per questo bisognava lasciarli aperti?”.
Se dovesse prevalere il Si, sarebbe ripristinato il comma 19 dell'art. 6 della Legge Regionale del 24 Aprile 2001 n. 6 che afferma: “E' fatto divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire, nel territorio della Sardegna rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale”.
Era molto probabile che il referendum sulla fecondazione assistita avrebbe offuscato quello contro le scorie. E così è stato e nessuno ha fatto niente per evitarlo. A partire dai telegiornali regionali che hanno pensato di parlare di questo referendum solamente da pochi giorni, mettendo in rilievo soprattutto il problema dei posti di lavoro.
C’è anche il rischio, per i sostenitori del Si, che non si raggiunga il quorum necessario a convalidare il referendum, per il fatto che molti di quelli che sceglieranno l’astensione al referendum sulla fecondazione assistita, molto probabilmente non voteranno neppure al referendum sulle scorie. Lo hanno capito anche i sindacati e su questo stanno basando la loro propaganda astensionista (CGIL in primis).
Il Si deve essere un punto di partenza per una nuova visione della Sardegna, in mano ai sardi, non a imprenditori che speculano sul suo paesaggio, rovinandolo irrimediabilmente. Sia i sardi che i turisti vogliono una Sardegna verde e pulita e tra qualche anno, se si dovesse continuare con questi atti distruttivi, è probabile che la Sardegna perderà, oltre alla dignità, anche una di quelle materie prime più importanti: il turismo.