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Contemporaneamente al referendum
sulla fecondazione assistita, in Sardegna si voterà anche
per l’abrogazione della legge regionale n.8/2001 che consente
l’importazione di rifiuti chimici extraregionali per essere
lavorati come materie prime. Il problema che sorge è che
in Sardegna è presente uno stabilimento per lo smaltimento
di scorie chimiche, la Portovesme Srl, nel sud ovest dell’isola
e se l’attuale legge venisse abrogata, non sono pochi a
temere la chiusura dell’azienda e la conseguente perdita
del posto di lavoro per 1500 operai.
Purtroppo la disinformazione su questo delicato tema è
davvero tanta e complici ne sono soprattutto i media che solamente
da pochi giorni hanno iniziato ad informare i sardi, ponendo però
al centro dell’attenzione i 1500 posti di lavoro e tralasciando
il diritto di un popolo a vivere libero da gas e sostanze nocive
che non gli appartengono. Secondo Gavino Sale, leader di Indipendentzia
Repubrica de Sardigna, movimento fautore del referendum, “il
vero problema non riguarda la fine dell’importazione delle
scorie, ma un’attenta opera di risanamento. Comunque vada
questo referendum, infatti, bisognerà lavorare duro per
risanare l’isola, rendendo innocue le scorie già
presenti. E che nessuno venga licenziato, perché gli stessi
operai devono essere utilizzati per questo processo di bonifica.
I soldi ci sono e sono pure tanti: tre miliardi di euro, che lo
stato italiano deve alla Sardegna. Lo stesso trattato di Kyoto
afferma che chi ha inquinato deve pulire. Per tornare al problema
del lavoro, anche i campi di concentramento davano lavoro a tantissimi
nazisti e per questo bisognava lasciarli aperti?”.
Se dovesse prevalere il Si, sarebbe ripristinato il comma 19 dell'art.
6 della Legge Regionale del 24 Aprile 2001 n. 6 che afferma: “E'
fatto divieto di trasportare, stoccare, conferire, trattare o
smaltire, nel territorio della Sardegna rifiuti, comunque classificati,
di origine extraregionale”.
Era molto probabile che il referendum sulla fecondazione assistita
avrebbe offuscato quello contro le scorie. E così è
stato e nessuno ha fatto niente per evitarlo. A partire dai telegiornali
regionali che hanno pensato di parlare di questo referendum solamente
da pochi giorni, mettendo in rilievo soprattutto il problema dei
posti di lavoro.
C’è anche il rischio, per i sostenitori del Si, che
non si raggiunga il quorum necessario a convalidare il referendum,
per il fatto che molti di quelli che sceglieranno l’astensione
al referendum sulla fecondazione assistita, molto probabilmente
non voteranno neppure al referendum sulle scorie. Lo hanno capito
anche i sindacati e su questo stanno basando la loro propaganda
astensionista (CGIL in primis).
Il Si deve essere un punto di partenza per una nuova visione della
Sardegna, in mano ai sardi, non a imprenditori che speculano sul
suo paesaggio, rovinandolo irrimediabilmente. Sia i sardi che
i turisti vogliono una Sardegna verde e pulita e tra qualche anno,
se si dovesse continuare con questi atti distruttivi, è
probabile che la Sardegna perderà, oltre alla dignità,
anche una di quelle materie prime più importanti: il turismo.
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