Val di Susa: questa linea non s’ha da fare. Né oggi né mai.
.::Davide Cusseddu - 20 Gennaio 2006::.

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La lotta contro i Treni ad Alta Velocità non si è fermata. Le manifestazioni contro la linea TAV in Val di Susa continuano a svolgersi anche in altre parti d’Italia, soprattutto dopo che la battaglia condotta da una parte del popolo piemontese è finita su tutti i media nazionali.
La storia del popolo valsusino, è l’ennesima storia di una popolazione che insorge e si ribella alle decisioni imposte dall’alto senza ma e senza se (basti pensare che il ministro Lunardi, qualche tempo fa, ha affermato che volenti o nolenti, la linea sarebbe stata costruita lo stesso).

La Valle di Susa è una piccola valle, nella parte ovest del Piemonte, ed è un ottimo sbocco per la Francia. È estremamente urbanizzata e “massacrata” da due statali, un’autostrada, una linea ferroviaria internazionale e diverse dighe e gallerie.
Il tentativo, contrastato da migliaia di persone, è quello di costruire una nuova linea ferroviaria ad alta velocità, che colleghi Torino e Lione. I comuni che verranno interessati da questa “devastazione ambientale” sono addirittura 36.
Innanzitutto è comprensibilissimo il danno ambientale che la nuova linea arrecherebbe, inoltre sono a rischio di chiusura oltre 1200 edifici, tra i quali anche alcuni ospedali. Bisogna aggiungere il fatto che la Valsusa è ricchissima di amianto e uranio, materiali radioattivi che verrebbero sparsi su tutta la valle, arrivando, attraverso i venti, anche a Torino. Vi è anche chi afferma che sono presenti numerose falde acquifere che scomparirebbero in seguito agli scavi.
Chi invece prende le difese del Treno ad Alta Velocità sostiene la necessità di un miglioramento dei collegamenti internazionali, che in Italia, sembrano essere tra i peggiori di tutta Europa. Inoltre, con la linea Torino-Lione, si avrebbe un miglioramento anche nel trasporto delle merci. Qualcuno, in riferimento ai collegamenti ferroviari, afferma che bisogna mettersi al passo dell’Europa.
I Valsusini sembrano non condividere affatto e prova ne è la grande adesione di questi mesi a qualsiasi corteo o presidio. Non sono bastate neppure le violente cariche poliziesche, atte a sgomberare il presidio di Venaus durante la notte del 6 dicembre, a fermare un movimento decisamente in crescita: la loro voce si è espansa e non sono poche le manifestazioni in loro solidarietà, come, ad esempio, i numerosi concerti organizzati dai centri sociali.
Cortei e presidi si susseguono in Piemonte e altrove, e il ministro dei trasporti Lunardi -che, a detta dei manifestanti, fa parte della Rocksoil, che ha ottenuto il subappalto dei lavori- si ritroverà, il 28 gennaio, il movimento NO-TAV sotto casa, nei pressi di Parma.
Altra lodevole iniziative è la partecipazione dei Valsusini alla manifestazione del 22 gennaio a Messina contro il ponte sullo stretto, quasi a voler dire, tutti uniti, che sull’ambiente non si scherza. Né a nord, né a sud.