
foto dal sito:
http://www.notav.cjb.net/
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La lotta contro
i Treni ad Alta Velocità non si è fermata. Le manifestazioni
contro la linea TAV in Val di Susa continuano a svolgersi anche
in altre parti d’Italia, soprattutto dopo che la battaglia
condotta da una parte del popolo piemontese è finita su
tutti i media nazionali.
La storia del popolo valsusino, è l’ennesima storia
di una popolazione che insorge e si ribella alle decisioni imposte
dall’alto senza ma e senza se (basti pensare che il ministro
Lunardi, qualche tempo fa, ha affermato che volenti o nolenti,
la linea sarebbe stata costruita lo stesso).
La Valle di Susa è una piccola valle, nella parte ovest
del Piemonte, ed è un ottimo sbocco per la Francia. È
estremamente urbanizzata e “massacrata” da due statali,
un’autostrada, una linea ferroviaria internazionale e diverse
dighe e gallerie.
Il tentativo, contrastato da migliaia di persone, è quello
di costruire una nuova linea ferroviaria ad alta velocità,
che colleghi Torino e Lione. I comuni che verranno interessati
da questa “devastazione ambientale” sono addirittura
36.
Innanzitutto è comprensibilissimo il danno ambientale che
la nuova linea arrecherebbe, inoltre sono a rischio di chiusura
oltre 1200 edifici, tra i quali anche alcuni ospedali. Bisogna
aggiungere il fatto che la Valsusa è ricchissima di amianto
e uranio, materiali radioattivi che verrebbero sparsi su tutta
la valle, arrivando, attraverso i venti, anche a Torino. Vi è
anche chi afferma che sono presenti numerose falde acquifere che
scomparirebbero in seguito agli scavi.
Chi invece prende le difese del Treno ad Alta Velocità
sostiene la necessità di un miglioramento dei collegamenti
internazionali, che in Italia, sembrano essere tra i peggiori
di tutta Europa. Inoltre, con la linea Torino-Lione, si avrebbe
un miglioramento anche nel trasporto delle merci. Qualcuno, in
riferimento ai collegamenti ferroviari, afferma che bisogna mettersi
al passo dell’Europa.
I Valsusini sembrano non condividere affatto e prova ne è
la grande adesione di questi mesi a qualsiasi corteo o presidio.
Non sono bastate neppure le violente cariche poliziesche, atte
a sgomberare il presidio di Venaus durante la notte del 6 dicembre,
a fermare un movimento decisamente in crescita: la loro voce si
è espansa e non sono poche le manifestazioni in loro solidarietà,
come, ad esempio, i numerosi concerti organizzati dai centri sociali.
Cortei e presidi si susseguono in Piemonte e altrove, e il ministro
dei trasporti Lunardi -che, a detta dei manifestanti, fa parte
della Rocksoil, che ha ottenuto il subappalto dei lavori- si ritroverà,
il 28 gennaio, il movimento NO-TAV sotto casa, nei pressi di Parma.
Altra lodevole iniziative è la partecipazione dei Valsusini
alla manifestazione del 22 gennaio a Messina contro il ponte sullo
stretto, quasi a voler dire, tutti uniti, che sull’ambiente
non si scherza. Né a nord, né a sud.
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