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Demoni e polvere, tredicesimo
album in studio per l’ormai cinquantasettenne Bruce Springsteen,
che nonostante tutto non smette mai di stupirci. A 3 anni dalla
pubblicazione dell’ultimo suo capolavoro “The Rising”
(Sony Music-2002), album contraddittoriamente mal apprezzato al
momento della sua uscita dai suoi fan, il Boss propone un disco
decisamente agli antipodi, avvolto da un profondo velo di malinconia,
nato probabilmente dal “negativo e deludente” esito
delle elezioni politiche negli USA, nonché da motivi di probabile
insofferenza personale. Un disco che nonostante la semplicità,
inciso infatti senza l’aiuto della storica E-Street Band (e
che, ciò malgrado, fa prevalere ritmi semplici di chitarra
acustica, assoli di armonica e timbrica di archi), risulta notevolmente
elaborato e probabile candidato a divenire, a detta di alcuni, uno
dei gioielli del cantautore di Freehold, New Jersey. Bruce alterna
ripetutamente, per tutta la durata del disco, canzoni profondamente
malinconiche e toccanti, ricche di enfasi e sentimento con brani
che in apparenza sembrano essere la risposta in chiave serena del
tema espresso nella tipologia precedente (giusto un esempio: -…We're
a long, long way from home, Bobbie, Home's a long, long way from
us, I feel a dirty wind blowing, Devils and dust (Devils & Dust,
Track1)… e -…Baby, I could walk you all the way home
(All The Way Home, Track2…). Composizioni tutte che proseguono
per immagini di una pellicola cinematografica lievemente rovinata
dal tempo e che, tuttavia, produce sensazioni intense e decisamente
emozionanti. Almeno sotto il profilo musicale, sembrano volersi
riallacciare al filone pop rock di Dylan e Neil Young. Andrebbero
segnalate probabilmente tutte le canzoni di questo disco, ma è
necessario fare almeno una piccola selezione dei brani “più
belli”… inserendo tra i primi la malinconica “Devils
& Dust”, dalla quale l’album trae il nome; “All
The Way Home”, la traccia forse più allegra e movimentata,
si fa per dire, dell’intero disco; “Leah”, dal
timbro ibrido tra Morricone, Young e Sringsteen stesso, e così
via dicendo… Un lavoro degno di attenzione, che nonostante
tutto risulta scarsamente orecchiabile, o meglio, poco comprensibile
perché fortemente intimista. Se ben interpretato, risulta
un vero e proprio capolavoro in grado di risplendere tra la tanta
spazzatura (non solo musicale) che pervade questo mondo di demoni
e polvere.
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