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Difficile tenere a
freno una delle band più accreditate della penisola, una
delle colonne portanti del rock italiano come i Litfiba, nonostante
i diversissimi cambi di formazione. Renzulli & co. tornano sulla
scena musicale dopo il secondo album in studio, Insidia (2001),
ed un greatest hits, The Platinum Collection (2003), con un nuovo
lavoro, Essere o Sembrare, composto in un arco di tempo di quattro
anni, totalmente figlio dell’attività concertistica
intensa dei Litfiba in questo periodo. Album questo, che, nel complesso,
nonostante la discreta validità, sembra comunque non presentarsi
come uno dei lavori migliori, nonostante ottime critiche da parte
dei fan della band fiorentina, che ha, in più di vent’anni
di lavoro, saputo proporre qualcosa di notevolmente più valido;
ma sembra piuttosto mirato al relax dell’ascoltatore. Il disco,
infatti, al primo ascolto risulta abbastanza anonimo, privo di significato
e di particolare rilevanza, con tracce che si susseguono l’una
dietro l’altra in modo quasi del tutto indifferente, ad eccezione
di alcune. Mancano i riff appassionanti e l’energia ritmica
che hanno sempre contraddistinto i Litfiba; ci troviamo spesso di
fronte a canzoni dai ritornelli piatti, senza particolare incisività;
caso questo di brani come “La Tela Del Ragno” e “Stasera”,
animati da un sound eccellente, ma totalmente scarichi di potenza
e decisione nei momenti in cui ciò è richiesto. Non
mancano, nonostante tutto, tracce interessanti sotto il profilo
del soft-rock, per sentimento ed emozione, come il singolo estratto
“Giorni di Vento”, dal sound tipico dell’album
Spirito e Mondi Sommersi, o “Prendere o Lasciare”.
È un album che vuole con buona probabilità dare maggiore
peso ai testi (e questa è cosa buona!) e alla voce di Gian
Luigi Cavallo (Cabo), esprimendo alcuni tra i valori tipici di questa
odierna società in continua evoluzione in cui conta purtroppo
di più l’apparire che il reale essere se stessi, e
in cui per vivere al meglio occorre agire secondo il totale impegno
nel perseguire le proprie intenzioni; nel suo complesso l’album
dedica più importanza ad uno dei valori e diritti più
importanti dell’uomo, permanente e chiave della totalità
della vita soggettiva, la scelta continua tra insiemi di cose di
opposta fazione. Un album questo che si potrebbe forse definire
come un lavoro di transizione tra il successo ottenuto dai primi,
se così possiamo definire i lavori post-Pelù, Elettromacumba
ed Insidia, ed il futuro del gruppo; lavoro che forse necessita
di un maggior sforzo di comprensione e apprezzamento di quanto in
realtà non possa avere con l’impatto col pubblico.
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