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Una cornice d’eccezione accoglie l’unica data sarda del gruppo milanese, visto che quella di Santa Maria Navarrese è stata annullata. L’anfiteatro romano crea un’atmosfera particolare, decisamente degna di Manuel e soci. Il pubblico viene colto da disappunto quando vede i posti a sedere. Il concerto inizia con “E’ la fine la più importante”, per proseguire poi con il primo singolo “La Vedova Bianca”, alla fine della quale il pubblico si alza in piedi, per schierarsi poi sotto il palco. I suoni sono buoni e Manuel Agnelli sembra più caldo del solito, lasciando sconcertato il pubblico dapprima con un Grazie e poi quando, con un bicchiere di Mirto (o Cannonau? non si sa) in mano, si lascia andare ad alcune battute sulla sessualità del violinista. Il concerto prosegue toccando in particolare gli ultimi due dischi, una tirata “Non sono immaginario” scatena il pogo, “Varanasi Baby” viene eseguita magistralmente. Pescano un’ottima “Non si esce vivi dagli anni 80″ cantata dal pubblico, e “Sui giovani d’oggi ci scatarro su” da Hai paura del buio. Il pubblico va in delirio con la magnifica “Ossigeno” tratta da Germi e in seguito con la toccante “Quello che non C’è”. Il bis si conclude con “Bye Bye Bombay”, dopo che Manuel Agnelli ha rovesciato 2 aste del microfono con la chitarra. Saluta commosso, (probabilmente dal tasso alcolico), e lascia il pubblico soddisfatto solo in parte. Quasi tutta la scaletta è in italiano ed elettrica, a scacciare i timori dei fans. Però mancano capolavori quali “Germi” e “Male di Miele”. Come si dice, non si può avere tutto dalla vita.
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