Dream Theater - Live@Roma 31-10-2005
.::Mario Franchi - 20 Dicembre 2005::.

“…Nel ciel che più della sua luce prende fui io, e vidi cose che ridire né sa né può chi di lassù discende…(Div. Commedia - Paradiso - canto I, 4-6)”. Così scrisse Dante a introduzione del primo canto del Paradiso, facendo riferimento all’impedimento che le sue facoltà gli opponevano nella ri-esposizione dell’esperienza vissuta nel regno dei cieli. La sensazione, qui, ora, davanti al computer, nella stesura di questa recensione è pressoché simile: dopo aver assistito all’espressione della “quasi” divinità musicale (ricordiamoci come essere umani, dunque limitati, finiti) risulta estremamente difficile esprimere un insieme di molteplici sensazioni attraverso le sole parole. Un concerto sensazionale quello della band di Long Island a Roma: tre ore di pura arte all’insegna del progressive metal. Si notano solamente, verso le otto, nel palco, delle zucchette illuminate (non dimentichiamoci infatti che per gli americani il 31-10 è giorno degli orrori, notte di Halloween). Il Palalottomatica esplode di grida ed urla all’ apertura del concerto da parte dl gruppo con “As I Am”, tratta dall’album “Train Of Tought”, brano molto probabilmente tra i più adatti all’introduzione dell’evento come dispensorio di energia e carica adatti (mannaggia ‘e chitarra a sette corde!!!), per seguire con una carrellata di tracce ripercorrenti la lunga carriera professionale della band, approdata nel campo musicale nel 1985, con il nome di Majesty, a seguire dal primo lavoro “When Dream And Day Unite” (1989), con “After Life”, sino all’ultimo lavoro “Octavarium” (2005), con canzoni indimenticabili come “Caught In A Web”, “Fatal Thragedy”, “Thruoght Her Eyes” e “The Spirits Carries On”, giusto per citarne alcune, accompagnate da una proiezione su schermo di immagini attinenti agli album in considerazione. Questa la prima fase del concerto, una sorta di ripasso degli ultimi venti anni, chiusasi tra l’altro con l’ultima canzone del penultimo album, la bellissima “In The Name Of God”, prima di riprendere, subito dopo circa quindici minuti di pausa. Seconda tranche che vede l’esecuzione per intero dell’album di Octavarium da “The Root Of Evil”, l’aggressiva “This Walls”, la melodica ballad di “I Walk Beside You” sino all’omonima “Octavarium”, in cui Rudes da veramente il massimo delle sue potenzialità artistiche attraverso un assolo di oltre sette, dieci minuti tra tastiere, sinth e una digital slide guitar, tra atmosfere esplicitamente alla Pink Floyd di enorme fascino e profondità….solo due parole: un Genio!!! Il concerto si conclude infine con l’attesissima “Pull Me Under” e Metropolis part I, entrambe da Images And Words (199), durante le quali, dopo una brevissima pausa di alcune decine secondi la band è riapparsa sul palco mascherata in pieno stile Slipknot, ciascuno con una propria maschera, idea perfetta e simpatica se consideriamo l’occasione in questione, quella della festività di Halloween, appunto. Unici aspetti negativi sicuramente l’acustica del Palalottomatica, non propriamente adatta ad eventi del genere, anche se v’è da innalzare una monumento ai tecnici audio per l’eccellente lavoro di perfezionamento dei suoni del gruppo, lavoro certamente non facile per le caratteristiche tecniche dell’edificio, e……….stop. Uno spettacolo veramente emozionante, da livelli di professionalità artistica che sfiorano l’inimmaginabile, soprattutto quando si considerano: un Mike Portnoy che “balzella” qua e la tra due batterie nell’arco di un medesimo brano, un Jordan Rudes che volteggia sia con la mano in assoli di tastiera da paura sia con la tastiera stessa, un Jhon Myhung ed un Jhon Petrucci che, vogliono stupire il pubblico suonando(si) contemporaneamente gli strumenti (mi spiego, mentre Petrucci con la sua mano destra dava il ritmo sulla chitarra e Myhung sulle corde del basso le loro mani sinistre erano rispettivamente sul manico del basso il primo, sul manico della chitarra il secondo……p.s. : qualcuno mi presta delle ghiandole salivari, le mie non bastavano per sbavare….ahghhhgg….) ed un Labrie localmente eccezionale se consideriamo le tre ore di concerto costantemente su tonalità non per nulla facili. Mi sorge quindi un dubbio: sono andato a vedere un concerto, oppure ho preso erroneamente la strada per l’Olimpo?