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“…Nel
ciel che più della sua luce prende fui io, e vidi cose
che ridire né sa né può chi di lassù
discende…(Div. Commedia - Paradiso - canto I, 4-6)”.
Così scrisse Dante a introduzione del primo canto del Paradiso,
facendo riferimento all’impedimento che le sue facoltà
gli opponevano nella ri-esposizione dell’esperienza vissuta
nel regno dei cieli. La sensazione, qui, ora, davanti al computer,
nella stesura di questa recensione è pressoché simile:
dopo aver assistito all’espressione della “quasi”
divinità musicale (ricordiamoci come essere umani, dunque
limitati, finiti) risulta estremamente difficile esprimere un
insieme di molteplici sensazioni attraverso le sole parole. Un
concerto sensazionale quello della band di Long Island a Roma:
tre ore di pura arte all’insegna del progressive metal.
Si notano solamente, verso le otto, nel palco, delle zucchette
illuminate (non dimentichiamoci infatti che per gli americani
il 31-10 è giorno degli orrori, notte di Halloween). Il
Palalottomatica esplode di grida ed urla all’ apertura del
concerto da parte dl gruppo con “As I Am”, tratta
dall’album “Train Of Tought”, brano molto probabilmente
tra i più adatti all’introduzione dell’evento
come dispensorio di energia e carica adatti (mannaggia ‘e
chitarra a sette corde!!!), per seguire con una carrellata di
tracce ripercorrenti la lunga carriera professionale della band,
approdata nel campo musicale nel 1985, con il nome di Majesty,
a seguire dal primo lavoro “When Dream And Day Unite”
(1989), con “After Life”, sino all’ultimo lavoro
“Octavarium” (2005), con canzoni indimenticabili come
“Caught In A Web”, “Fatal Thragedy”, “Thruoght
Her Eyes” e “The Spirits Carries On”, giusto
per citarne alcune, accompagnate da una proiezione su schermo
di immagini attinenti agli album in considerazione. Questa la
prima fase del concerto, una sorta di ripasso degli ultimi venti
anni, chiusasi tra l’altro con l’ultima canzone del
penultimo album, la bellissima “In The Name Of God”,
prima di riprendere, subito dopo circa quindici minuti di pausa.
Seconda tranche che vede l’esecuzione per intero dell’album
di Octavarium da “The Root Of Evil”, l’aggressiva
“This Walls”, la melodica ballad di “I Walk
Beside You” sino all’omonima “Octavarium”,
in cui Rudes da veramente il massimo delle sue potenzialità
artistiche attraverso un assolo di oltre sette, dieci minuti tra
tastiere, sinth e una digital slide guitar, tra atmosfere esplicitamente
alla Pink Floyd di enorme fascino e profondità….solo
due parole: un Genio!!! Il concerto si conclude infine con l’attesissima
“Pull Me Under” e Metropolis part I, entrambe da Images
And Words (199), durante le quali, dopo una brevissima pausa di
alcune decine secondi la band è riapparsa sul palco mascherata
in pieno stile Slipknot, ciascuno con una propria maschera, idea
perfetta e simpatica se consideriamo l’occasione in questione,
quella della festività di Halloween, appunto. Unici aspetti
negativi sicuramente l’acustica del Palalottomatica, non
propriamente adatta ad eventi del genere, anche se v’è
da innalzare una monumento ai tecnici audio per l’eccellente
lavoro di perfezionamento dei suoni del gruppo, lavoro certamente
non facile per le caratteristiche tecniche dell’edificio,
e……….stop. Uno spettacolo veramente emozionante,
da livelli di professionalità artistica che sfiorano l’inimmaginabile,
soprattutto quando si considerano: un Mike Portnoy che “balzella”
qua e la tra due batterie nell’arco di un medesimo brano,
un Jordan Rudes che volteggia sia con la mano in assoli di tastiera
da paura sia con la tastiera stessa, un Jhon Myhung ed un Jhon
Petrucci che, vogliono stupire il pubblico suonando(si) contemporaneamente
gli strumenti (mi spiego, mentre Petrucci con la sua mano destra
dava il ritmo sulla chitarra e Myhung sulle corde del basso le
loro mani sinistre erano rispettivamente sul manico del basso
il primo, sul manico della chitarra il secondo……p.s.
: qualcuno mi presta delle ghiandole salivari, le mie non bastavano
per sbavare….ahghhhgg….) ed un Labrie localmente eccezionale
se consideriamo le tre ore di concerto costantemente su tonalità
non per nulla facili. Mi sorge quindi un dubbio: sono andato a
vedere un concerto, oppure ho preso erroneamente la strada per
l’Olimpo?
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