Disco sicuramente curioso questo Mezmerize. Se non per i
suoni, che questa volta non hanno nulla di sconvolgente,
sicuramente per come spiazza l'ascoltatore. Il primo impatto è
purtroppo negativo. E non si sa perché. Sembra che ci siano
tutte le caratteristiche per fare un nuovo disco stupendo come
il capolavoro Toxicity o la raccolta, molto bella, Steal This
Album. Ma tutto viene vanificato da un'aura di vuoto che si
espande su quasi tutto il disco. Non ci sono emozioni, non c'è
carica, non c'è potenza. Il suono rimane invariato, la
composizione resta schizofrenica e folle, malgrado la produzione
sia affidata a Rick Rubin. Forse questo è uno dei punti deboli
del disco: uno dei migliori produttori in circolazione, che
ultimamente però ha il brutto vizio di "tranquillizzare" i
gruppi rock; si vedano, ad esempio, Battle Of Los Angeles dei
compianti Rage Against The Machine o l'eccezionale
Californication dei Red Hot Chili Peppers. E poi come sopportare
l'invadenza della voce di Malakian a discapito di quella
decisamente migliore e più teatrale di Tankjan?
Gli ascolti successivi mitigano la delusione, con pezzi come
Cigaro o Radio/Video, il miglior episodio di tutti i 36 minuti,
brano dalle forti influenze folk e reggae. Certo, se il pezzo
migliore dei SOAD è un brano reggae, non ci resta che sperare
nel secondo capitolo, Hypnotize, in uscita per novembre. Col
rischio che decreti la fine del mito armeno.
Un disco che si aspetta una stagione intera, nella speranza di
avere finalmente qualcosa che possa salvare dalla noia. Sapete
che fare, allora? "I'm just sitting in my room, with a needle in
my hand, waiting for the tomb…"