Anti-Flag: For Blood And Empire (RCA - 2006)
.::Andrea Gessa - 6 Luglio 2006::.

Tracklist:
1. I'd Tell You But...
2. The Press Corpse
3. Exodus
4. The Project For A New American Century
5. Hymn For The Dead
6. This Is The End (For You My Friend)
7. One Trillion Dollars
8. State Funeral
9. Confessions Of An Economic Hitman
10. War Sucks, Lets Party
11. The W.T.O. Kills Farmers
12. Cities Burn
13. Depleted Uranium Is A War Crime

Grande attesa per l'ultimo lavoro degli americani Anti-Flag. Soprattutto per valutare quanto il criticato e discusso passaggio a major potesse influire sul sound della Band, da sempre una delle più politicizzate del panorama punk.
Buono il primo brano del disco, riff potente, voce bella dura, cori al punto giusto e la velocità non manca. Sulla stessa linea il secondo pezzo, con il basso in primo piano, la voce si addolcisce un po', ma tutto in pieno stile Anti-Flag.
Ho apprezzato molto la terza canzone: non pigiano molto sull'acceleratore, le strofe sono scarne, tutte basate su voce e basso, ma il ritornello, anthemico alla grande, è di quelli da urlare sotto il palco.
Il disco prosegue quindi sullo stesso piano, con belle chitarre, variazioni di tempo, (ulteriormente migliorato il songwriting), splendidi i cori, come in Project For a New American Century.
Si discostano dalla linea "Hymn For The Dead", anche qui grandi cori, con un intermezzo di fiati in salsa ska che è un diamante incastonato in un anello.
One Trillion Dollar$ è praticamente una canzone folk, con tanto di chitarra acustica.
Con "State Funeral" si ricomincia a picchiare. Il ritornello ha un non so che degli AFI di "The Art Of Drowning" e la cosa non può che far piacere. Si continua così fino alla fine. "War Sucks, Let's Party" ha un'hype un po' anomalo, colpisce per un suono strano nella chitarra, o forse per qualche venatura da dancehall, però ci sta in pieno. "W.T.O. Kills Farmers" perte lenta e rilassata per poi scatenarsi nel ritornello. Ultima nota per "Depleted Uranium Is A War Crime", forse la canzone più dura di tutto il disco, che include anche stralci di un'intervista a un deputato USA.
I testi sono tosti e politicizzati come sempre e mettono in luce le catastrofiche conseguenze delle scelte del governo Bush. Magari mancano di drammaticità, ma questo è lo stile di Pat Thetic e Justin Sane. D'altronde con un padrino d'eccezione come Tom Morello (che aveva prodotto il precedente "The Terror State") non si può sbagliare!
Tirando le somme: classico disco degli Anti-Flag, forse meno duro e veloce rispetto ai precedenti, in fase di produzione si è ammorbidito un po' il suono, le chitarre non fanno male come dovrebbero, la voce è rimasta pressochè la stessa e il basso è la vera colonna portante. Quello che ha è perso in potenza però, l'album lo riacquista in godibilità. Le variazioni infatti fanno si che il disco non annoi neanche alla lunga distanza.