The Rolling Stones – A Bigger Bang (Virgin-2005)
.::Anthony Masserey - 22 Settembre 2005::.

Tracklist:
1. Rough Justice
2. Let Me Down Slow
3. It Won’t Take Long
4. Rain Fell Down
5. Streets Of Love
6. Back Of My Hand
7. She Saw Me Coming
8. Biggest Mistake
9. This Place Is Empty
10. Oh No, Not You Again
11. Dangerous Beauty
12. Laugh, I Nearly Died
13. Sweet Neocon
14. Look What The Cat Dragged In
15. Driving Too Fast
16. Infamy

A otto anni dal loro ultimo lavoro in studio (Bridges to Babylon) la World’s Greatest Rock&Roll Band non finisce ancora di stupirci. Ed ecco che Mick Jagger & Company confezionano A Bigger Bang, l’ennesimo album che va ad aggiungersi ad una bacheca di tutto rispetto ma che nel recente passato rispecchiava soprattutto la testardaggine di quattro vecchietti che hanno vissuto di rendita e che non si rassegnavano all’idea di dover mollare. Eppure chi si aspetta un’altra deludente interpretazione dei Rolling Stones dovrà ricredersi perché l’album che apre il nuovo tour mondiale è senz’altro il più curato degli ultimi tempi. Già il titolo, A Bigger Bang (che si riferisca alla teoria sulla nascita dell’universo? O al dipinto di David Hockney A Bigger Splash? O ad un certo tipo di connotazioni sessuali che in inglese suonano evidenti?), fa capire che Mick Jagger non ha ancora perso del tutto la sua tagliente ed ambigua ironia. Altra sorpresa è il numero delle canzoni, ben 16, cosa che non accadeva dal ’72. L’album è in buona parte un vero ritorno alle radici del blues e del rock&roll. Per il resto tocca anche altri generi. Si parte subito con Rough Justice, pezzo rock in puro stile Stones, tanto per mettere le cose in chiaro. E lo stesso vale per Let Me Down Slow, It Won’t Take Long, Oh No, Not You Again e Driving Too Fast: la voce di Mick Jagger sempre sguaiata, la chitarra di Keith Richards con i suoi soliti riff scintillanti e il ritmo sciolto dettato dalla batteria di Charlie Watts, oltre alla presenza del chitarrista Ronnie Wood e degli altri musicisti. Seguono poi il singolo Streets Of Love, la ballata soul Laugh, I Nearly Died, il blues lento di Back Of My Hand, il ritmo dance di Rain Fell Down e la funky Sweet Neocon. Quest’ultima è quella che ha fatto discutere di più per il suo contenuto decisamente anti-Bush, definito da Jagger un ipocrita, con critiche indirizzate anche al Segretario di Stato Condoleeza Rice. Il tutto con il solito sarcasmo a firma Jagger-Richards. A dimostrazione del fatto che gli Stones non si sono rammolliti e continuano a far sentire la loro voce. Insomma, un album niente male, in cui la band sembra aver ritrovato l’ispirazione perduta e che ribadisce la supremazia di un gruppo che, nonostante il glorioso passato, non ha proprio intenzione di fermarsi.