Tracklist:
1. Rough Justice
2. Let Me Down Slow
3. It Won’t Take Long
4. Rain Fell Down
5. Streets Of Love
6. Back Of My Hand
7. She Saw Me Coming
8. Biggest Mistake
9. This Place Is Empty
10. Oh No, Not You Again
11. Dangerous Beauty
12. Laugh, I Nearly Died
13. Sweet Neocon
14. Look What The Cat Dragged In
15. Driving Too Fast
16. Infamy |
A otto anni dal
loro ultimo lavoro in studio (Bridges to Babylon) la World’s
Greatest Rock&Roll Band non finisce ancora di stupirci. Ed
ecco che Mick Jagger & Company confezionano A Bigger Bang,
l’ennesimo album che va ad aggiungersi ad una bacheca di
tutto rispetto ma che nel recente passato rispecchiava soprattutto
la testardaggine di quattro vecchietti che hanno vissuto di rendita
e che non si rassegnavano all’idea di dover mollare. Eppure
chi si aspetta un’altra deludente interpretazione dei Rolling
Stones dovrà ricredersi perché l’album che
apre il nuovo tour mondiale è senz’altro il più
curato degli ultimi tempi. Già il titolo, A Bigger Bang
(che si riferisca alla teoria sulla nascita dell’universo?
O al dipinto di David Hockney A Bigger Splash? O ad un certo tipo
di connotazioni sessuali che in inglese suonano evidenti?), fa
capire che Mick Jagger non ha ancora perso del tutto la sua tagliente
ed ambigua ironia. Altra sorpresa è il numero delle canzoni,
ben 16, cosa che non accadeva dal ’72. L’album è
in buona parte un vero ritorno alle radici del blues e del rock&roll.
Per il resto tocca anche altri generi. Si parte subito con Rough
Justice, pezzo rock in puro stile Stones, tanto per mettere le
cose in chiaro. E lo stesso vale per Let Me Down Slow, It Won’t
Take Long, Oh No, Not You Again e Driving Too Fast: la voce di
Mick Jagger sempre sguaiata, la chitarra di Keith Richards con
i suoi soliti riff scintillanti e il ritmo sciolto dettato dalla
batteria di Charlie Watts, oltre alla presenza del chitarrista
Ronnie Wood e degli altri musicisti. Seguono poi il singolo Streets
Of Love, la ballata soul Laugh, I Nearly Died, il blues lento
di Back Of My Hand, il ritmo dance di Rain Fell Down e la funky
Sweet Neocon. Quest’ultima è quella che ha fatto
discutere di più per il suo contenuto decisamente anti-Bush,
definito da Jagger un ipocrita, con critiche indirizzate anche
al Segretario di Stato Condoleeza Rice. Il tutto con il solito
sarcasmo a firma Jagger-Richards. A dimostrazione del fatto che
gli Stones non si sono rammolliti e continuano a far sentire la
loro voce. Insomma, un album niente male, in cui la band sembra
aver ritrovato l’ispirazione perduta e che ribadisce la
supremazia di un gruppo che, nonostante il glorioso passato, non
ha proprio intenzione di fermarsi.
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