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Lo sciamano è
tornato alla grande. Opera difficile da digerire all'istante.
Ha bisogno di essere assorbita piano piano. Il lavoro è
diviso su due dischi. "Hell is Wicked" apre con sonorità che riprendono
i Black Sabbath, e si attesta su ritmi medio-lenti. In "I
can't hardly stand it" solo un folle non ritroverebbe gli
Stooges più zozzi. "I'm living in the room they found
Saddam in" (uno dei migliori titoli che ricordi) insinua
parecchi dubbi sull'operato della CIA nella caccia a Bin Laden,
su un tappeto sonoro più rilassato nel classico stile sporco
di Julian Cope (sembra che stia cantando con un bavaglio davanti
alla bocca, e nulla ci dice che non sia effetivamente così).
"Gimmie Head" mi riporta alla mente il NY Man Lou Reed,
sia per le musiche, sia per un testo al vetriolo (Don't give me
love/just gimme head). La velocità si impenna a livelli
punk con "Dying To Meet You". Il primo disco si conclude
con "I will be absorbed", ballata di oltre 13 minuti,
in pieno stile Easter di Patti Smith, per intenderci, ma indubbiamente
più sporca, che sembra prepararci, con le sue atmosfere
oniriche al secondo "lato" dell'opera. Riapre le danze "Feels like a crying shame", con 11
minuti di atmosfere rilassate che svoltano verso passaggi più
psichedelici e dissonanti. Poi è il momento di "World War Pigs", la mia
preferita dell'album. Bel testo, per buona parte accompagnato
dalla sola chitarra acustica, che si stampa in testa con una facilità
impressionante. Ritengo discutibile la sorta di ninna nanna che
è "Stomping Dionysus", dopo la quale il nostro
si risolleva con un brano brit-pop alla Oasis, che è "Homeless
Strangers", sporcato però da una voce (volutamente?)
stonata. La sezione ritmica, molto meno presente in questa parte dell'opera,
quasi scompare nelle ultime due tracce, completamente giocate
tra voce e chitarra. "The Living Dead", con l'organo,
è quasi un mantra, mentre "Edge of Death" è
segnata da un riff di basso distorto. Se il primo disco è l'ideale per svegliarsi la mattina,
il secondo risulta utile per farsi accompagnare nel mondo dei
sogni da uno stregone. Unico difetto di questo disco è
forse il fatto di ascoltare qualcosa di già sentito. Si
respira aria di seventies, ma d'altronde da chi ha contribuito
a scriverne la storia, non potevamo aspettarci che questo. E' quasi magia, Julian. |