Julian Cope: Citizen Cain'd (LAIN 2005)
.::Andrea Gessa - 20 Dicembre 2005::.


Lo sciamano è tornato alla grande. Opera difficile da digerire all'istante. Ha bisogno di essere assorbita piano piano. Il lavoro è diviso su due dischi.
"Hell is Wicked" apre con sonorità che riprendono i Black Sabbath, e si attesta su ritmi medio-lenti. In "I can't hardly stand it" solo un folle non ritroverebbe gli Stooges più zozzi. "I'm living in the room they found Saddam in" (uno dei migliori titoli che ricordi) insinua parecchi dubbi sull'operato della CIA nella caccia a Bin Laden, su un tappeto sonoro più rilassato nel classico stile sporco di Julian Cope (sembra che stia cantando con un bavaglio davanti alla bocca, e nulla ci dice che non sia effetivamente così). "Gimmie Head" mi riporta alla mente il NY Man Lou Reed, sia per le musiche, sia per un testo al vetriolo (Don't give me love/just gimme head). La velocità si impenna a livelli punk con "Dying To Meet You". Il primo disco si conclude con "I will be absorbed", ballata di oltre 13 minuti, in pieno stile Easter di Patti Smith, per intenderci, ma indubbiamente più sporca, che sembra prepararci, con le sue atmosfere oniriche al secondo "lato" dell'opera.
Riapre le danze "Feels like a crying shame", con 11 minuti di atmosfere rilassate che svoltano verso passaggi più psichedelici e dissonanti.
Poi è il momento di "World War Pigs", la mia preferita dell'album. Bel testo, per buona parte accompagnato dalla sola chitarra acustica, che si stampa in testa con una facilità impressionante. Ritengo discutibile la sorta di ninna nanna che è "Stomping Dionysus", dopo la quale il nostro si risolleva con un brano brit-pop alla Oasis, che è "Homeless Strangers", sporcato però da una voce (volutamente?) stonata.
La sezione ritmica, molto meno presente in questa parte dell'opera, quasi scompare nelle ultime due tracce, completamente giocate tra voce e chitarra. "The Living Dead", con l'organo, è quasi un mantra, mentre "Edge of Death" è segnata da un riff di basso distorto.
Se il primo disco è l'ideale per svegliarsi la mattina, il secondo risulta utile per farsi accompagnare nel mondo dei sogni da uno stregone. Unico difetto di questo disco è forse il fatto di ascoltare qualcosa di già sentito. Si respira aria di seventies, ma d'altronde da chi ha contribuito a scriverne la storia, non potevamo aspettarci che questo.
E' quasi magia, Julian.