Kalashnikov: Music is a gun loaded with future (2005)
.::Davide Cusseddu - 20 Febbraio 2006::.


I Kalashnikov sono senza dubbio uno dei migliori gruppi italiani del movimento punk underground sotto tutti i punti di vista. A livello musicale, di testi, di grafica. La loro originalità è praticamente unica tra i gruppi punk e hardcore italiani.
C’è un famoso detto che recita “anche l’occhio vuole la sua parte”. Il gruppo milanese ha fatto di questo detto uno dei propri principi base da anni. Già con “Songs about amore and revolution” mi avevano decisamente impressionato, ma questa volta hanno decisamente esagerato, e non certamente in maniera negativa.
La confezione è data da una bustina di stoffa chiusa con una spilletta, all’interno della quale è presente la custodia del disco in cartoncino. La grafica è decisamente mozzafiato, e complice ne è anche il libretto, contenente spezzoni di fumetti e di racconti, e i testi con la traduzione in inglese.
Si tratta del classico disco degno di essere comprato prima ancora di sapere di cosa si tratti.
Io in realtà conoscevo già il gruppo e avevo già una idea sulla loro musica. Devo ammettere, però, che sono rimasto un’altra volta colpito.
Il grande uso delle tastiere, che accompagnano la voce bellissima di Milena, rende inconfondibile il tocco kalashnikoviano. Definirli è un’impresa non certo facile, ma non penso di sbagliare nel classificarli come un gruppo punk hardcore, con suoni che ricordano vagamente musiche medievali, musiche russe e musiche etniche. Simone Lucciola, su www.lamette.it ha definito il loro stile “un’inconfondibile miscela ethnic-epic-core”. Penso che sia questa la definizione più appropriata per il loro genere.
Tra le nove tracce merita di essere citata la cover di “Quale domani, quale futuro?” dei Wretched, gruppo di spicco nella scena punk hardcore anni 80, ma anche “Milano Odia” e “Gioventù post-atomica”. In realtà tutte le canzoni meriterebbero di essere citate, sia per i testi sempre bellissimi, sia per le differenze musicali che sono presenti tra una canzone e l’altra.
Un altro voto positivo scaturisce dalla passione che dimostrano Sarta e compagni nel tentare di dare una spinta in più alla scena emergente, sostenendola in tutti i modi. Anche per questo, il disco è stato coprodotto da etichette messicane, spagnole, greche, serbe, portoghesi e tedesche, oltre alle altre italiane.
Che altro dire? Consigliare “Music is a gun loaded with future” (ma anche i precedenti due album) è un dovere morale. Acquistarlo/i lo stesso.