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I Kalashnikov sono
senza dubbio uno dei migliori gruppi italiani del movimento punk
underground sotto tutti i punti di vista. A livello musicale,
di testi, di grafica. La loro originalità è praticamente
unica tra i gruppi punk e hardcore italiani.
C’è un famoso detto che recita “anche l’occhio
vuole la sua parte”. Il gruppo milanese ha fatto di questo
detto uno dei propri principi base da anni. Già con “Songs
about amore and revolution” mi avevano decisamente impressionato,
ma questa volta hanno decisamente esagerato, e non certamente
in maniera negativa.
La confezione è data da una bustina di stoffa chiusa con
una spilletta, all’interno della quale è presente
la custodia del disco in cartoncino. La grafica è decisamente
mozzafiato, e complice ne è anche il libretto, contenente
spezzoni di fumetti e di racconti, e i testi con la traduzione
in inglese.
Si tratta del classico disco degno di essere comprato prima ancora
di sapere di cosa si tratti.
Io in realtà conoscevo già il gruppo e avevo già
una idea sulla loro musica. Devo ammettere, però, che sono
rimasto un’altra volta colpito.
Il grande uso delle tastiere, che accompagnano la voce bellissima
di Milena, rende inconfondibile il tocco kalashnikoviano. Definirli
è un’impresa non certo facile, ma non penso di sbagliare
nel classificarli come un gruppo punk hardcore, con suoni che
ricordano vagamente musiche medievali, musiche russe e musiche
etniche. Simone Lucciola, su www.lamette.it
ha definito il loro stile “un’inconfondibile miscela
ethnic-epic-core”. Penso che sia questa la definizione più
appropriata per il loro genere.
Tra le nove tracce merita di essere citata la cover di “Quale
domani, quale futuro?” dei Wretched, gruppo di spicco nella
scena punk hardcore anni 80, ma anche “Milano Odia”
e “Gioventù post-atomica”. In realtà
tutte le canzoni meriterebbero di essere citate, sia per i testi
sempre bellissimi, sia per le differenze musicali che sono presenti
tra una canzone e l’altra.
Un altro voto positivo scaturisce dalla passione che dimostrano
Sarta e compagni nel tentare di dare una spinta in più
alla scena emergente, sostenendola in tutti i modi. Anche per
questo, il disco è stato coprodotto da etichette messicane,
spagnole, greche, serbe, portoghesi e tedesche, oltre alle altre
italiane.
Che altro dire? Consigliare “Music is a gun loaded with
future” (ma anche i precedenti due album) è un dovere
morale. Acquistarlo/i lo stesso. |