Lacuna Coil – Karmacode (Century Media/EMI – 2006)
.::Mario Franchi - 6 Luglio 2006::.

Tracklist:
1. Fragile
2. To the Edge
3. Our Truth
4. Within me
5. Devoted
6. You Create
7. What I See
8. Fragments of Faith
9. Closer
10. In Visible Light
11. The Game
12. Without Fear
13. Enjoy the Silente


Esce a quattro anni di distanza dal precedente “Comalies” il nuovo lavoro della band milanese dei Lacuna Coil, album che come è degno ricordare, ha inserito il gruppo nel ciclo musicale extra-nostrano, aprendolo in modo particolare al mercato statunitense. Un disco “Karmacode” che gode tra i fans, che speravano dopo tale lasso di tempo in un lavoro più rifinito e completo, di una cattiva reputazione tanto da essere definito elemento per collezionisti o ascoltatori occasionali del quale si poteva volentieri fare a meno. Ascoltando il disco in effetti è possibile riconoscere una eccessiva monotonia tra i vari brani che lo compongono come accade per esempio tra “Fragile”, ottima introduzione tra l’altro, ricca di energia ed aggressività, ed il singolo di lancio estratto “Our Truth”, entrambi animati dalla splendida voce della Scabbia su riff vocali orientaleggianti piuttosto simili, tali da far pensare ad una medesima canzone il più delle volte. Un album che forse merita maggiormente in un ascolto non consecutivo ma per tracce separate. Non Male tracce come “To The Edge” e “What I See”, per ritmo ed incisività dei riff, in modo particolare del basso, che sembra essere insieme alla batteria l’elemento portante di questo disco; la seppur semplice ma non per questo immeritevole d’ammirazione “Whithin”, della quale può essere criticato solamente parte dell’assolo di chitarra che avrebbe forse potuto rendere la ballad un po’ più enfatica. Fortemente Criticabile per l’atmosfera da (prossimo probabile) singolone quella di “Devoted” nel quale a fare da padroni sono proprio gli orecchiabili e canticchiabili ritornelli da melodia pop metal, ahimè, tendenzialmente alla evanescence per commercialità sonora. Un momento di rivisitazione del passato con “Without Fear”, molto serena, romantica e malinconica nelle tonalità e nel testo cantato qui in italiano: si affianca dunque a “Senza Fine” e “Comalies” nella serie delle canzoni “italiane” della band. Ottima la chiusura con la reinterpretazione di “Enjoy the Silence” dei Depeche Mode enfatizzata dalla voce di Cristina Scabbia e accattivata dalla buona ritmica di batteria e dalla distorsività (passatemi il termine) delle chitarre in occompagnamento, il tutto addolcito da una buona dose di elettronica, gestita dal bassista Marco Coti Zelati.