REZOPHONIC - (Sugar 2006)
.::Mario Franchi - 2 Agosto 2006::.

Tracklist:
1. Can You Hear Me?
2. Riso's Beat
3. L'uomo di Plastica (intro)
4. L'uomo di Plastica
5. I miei pensieri
6. I'm Junk
7. Alien
8. Qualcuno da stringere
9. Non ho più niente da dire
10. Spasimo
11. Black In Blue
12. Spaces And Sleeping Stone
13. Puro Incanto
14. Can You Hear Me? RMX
15. Il Riso di Tullio

Inizierei innanzitutto con una semplice avvertenza: il diffidare, come solitamente avviene, dai luoghi comuni circa lavori simili, spesso giudicati in maniera poco obiettiva. Questo disco, che definirei doppiamente capolavoro, presenta un valore a livello artistico che oltrepassa notevolmente la sempre meritevole (spesso trascurata) solidarietà umana.

Rezophonic nasce dall’idea di Mario Riso (batterista dei Movida e “storico” fondatore del canale satellitare di Rock TV) a seguito di ripetuti viaggi in Africa negli anni precedenti, e dalla collaborazione con l’amico e produttore Marco Trentacoste (Deasonika), ai fini di sostegno umanitario dell’ AMREF Italia, associazione finalizzata alla costruzione di pozzi d’acqua potabile nella regione del Kajiado al confine tra Kenya e Tanzania nell’ Est Africa.
Le aspettative sono più che buone: tanto a livello compositivo quanto nel complesso degli arrangiamenti, dei testi e del missaggio, in un contesto in cui risulta poco facile andare d’amore e d’accordo tra idee differenti sul piano musicale. La critica è apparsa spesso molto critica nei confronti dell’album, penalizzandolo a pura trovata commerciale dal sound banale e scontato. Al contrario analizzato globalmente Rezophonic risulta a pieno titolo degno di una sua dignità musicale d’eccezione, riuscendo tra l’altro a mantenere, strano a dirsi, un buon carattere d’omogeneità.
Traslando il discorso sulla qualità dei brani singoli sono certamente da segnalare l’ottima introduzione di “Can You Hear Me?” in una forma di quasi disperato grido d’aiuto rivolto alle sorde orecchie di un mondo occidentale fin troppo sordo, accecato dalla pratica di consumo, “L’uomo Di Plastica”, in tutte e due le versioni, dall’intro acustico alla seconda versione in chiave elettrica, uno dei brani migliori del disco a mio avviso, alla massiccia “Spaces And Sleeping Stone” dei Fire Trails di Pino Scotto. Non incidono molto i brani elaborati dai due “negitidi” Pau e Cesare Petricich, con altre personalità di spicco, quali Omar Pedrini, rispettivamente in “Qualcuno da Stringere”, ballad pop poco emozionante, e “I Miei Pensieri”.
Altrettanto poco hanno emozionato il duello percussionistico finale “Il Riso Di Tullio” tra Mario Riso E Tullio De Piscopio, nonché il remix di “Can You Her Me”, considerate da alcuni tracce tappabuchi da numero.
Un buon album nel complesso che merita e degna di essere acquistato non solo ai fini di finanziamento dell’opera di fondo ma anche a livello musicale.