Tracklist:
1. Vicarious
2. Jambi
3. Wings For Marie (Pt 1)
4. 10,000 Days (Wings Pt 2)
5. The Pot
6. Lipan Conjuring
7. Lost Keys (Blame Hofmann)
8. Rosetta Stoned
9. Intension
10. Right In Two
11. Viginti Tres
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Con un imperdonabile ritardo arriva la recensione dell'ultima opera dei Tool. A cinque anni da Lateralus, uno dei migliori gruppi in giro sul Pianeta torna a confonderci le idee con il suo sound inconfondibile. Per chi conoscesse i Tool basterebbe dire che è "solo" l'ennesimo tassello nel loro cammino, senza grosse rivoluzioni, con la carica emotiva di sempre e la perfezione tecnica che contraddistingue il quartetto. Questo non significa che il disco sia inutile. I Tool ci regalano l'ennesimo mistero da ascoltare ripetutamente, fino a capirlo, fino ad affogarci, fino a condividerne le emozioni.
Per gli sfortunati che non conoscono il gruppo, pensate ai Pink Floyd, inseriteli in un contesto metal, rendeteli molto più fulminati e con un tenebroso senso dell'oscuro. E poi andate a cercarvi gli altri lavori della band.
Il disco si apre con "Vicarious", riff di chitarra, batteria potente, per poi lasciare spazio al basso infallibile di Chancellor che accompagna la voce di Keenan. Il songwriting magistrale, con un crescendo avvolgente, trasporta l'ascoltatore in un mare in tempesta, tra passaggi più calmi e altri più agitati, senza lasciare un attimo di serenità.
In "Jambi" la chitarra di Jones è protagonista, tra il riff portante di tutta la canzone, che mi ricorda i Gathering ai tempi di Mandylion, gli effetti e l'assolo dalle sonorità indiane.
Micidiale l'accoppiata "Wings For Marie"/"10000 Days". Più rilassata la prima, di una cupezza sconcertante, con solo un breve momento di accelerazione. "10000 Days" riparte allo stesso modo, poi si inseriscono chitarra e batteria in un crescendo lentissimo. Carey, dietro le pelli, si diverte a mandare in tilt il cervello di chi prova a capire cosa diavolo stia facendo. Dopo circa otto minuti e mezzo, quando l'ascoltatore è sfiancato dall'altalenante climax, finalmente il pezzo si apre leggermente e per poco tempo, senza lasciar cadere l'atmosfera di oppressione, per poi chiudersi come era iniziato.
Più "riposante" è "The Pot", con un Keenan stranamente canta in falsetto. La canzone è più spedita rispetto alle atmosfere stagnanti finora sentite nel disco, guidata dal giro di basso e dagli inserimenti di chitarra e dalla linea vocale meno claustrofobica. Ottimo l'intermezzo di chitarra effettata che progredisce fino a ricongiungersi con la strofa.
"Lost Keys" è un intro pressocchè strumentale al brano seguente "Rosetta Stoned", inquietante come pochi, una nota che ondeggia continuamente, con l'angoscia che sale fino a quando la nota emerge a riprendere fiato. Si sentono dei dialoghi tra un'infermiera e un dottore.
"Rosetta Stoned" parte con la voce distorta, quasi attraverso un repiratore, velocissima, incomprensibile. Anche qui la composizione progredisce continuamente, come un viaggio nella follia.
Si rallentano i ritmi in conclusione del disco con la vagamente tribale "Intension" e "Right in two".
L'album si conclude con la rumoristica "Viginti tres", cinque minuti di angosciante respiro.
Tirando le somme, l'ennesimo disco perfetto dei Tool, forse più leggero e lineare dei precedenti, soprattutto nelle soluzioni. A livello tecnico e di produzione praticamente ineccepibile, come è d'obbligo aspettarsi per un lavoro dei Tool. Se a questo si aggiunge uno degli artwork più complessi che si ricordi, 10000 Days è un must, per tutti.
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