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Che cosa c’entrano
i Pink Floyd con la grande opera sinfonica? Si potrà dire
che i Pink Floyd hanno sempre confezionato un prodotto rock con
la cura che si deve ad una autentica opera sinfonica e che i loro
album (“Meedle”, “Animals”, “The
dark side of the moon”, “The wall”, per citare
forse i più noti) siano opere nel vero senso della parola:
frutto dell’ingegno, sperimentazione innovatrice, musica
concettuale. Comunque, se i Pink c’entrano ben poco con
la musica sinfonica, il quesito non coglierà più
di sorpresa i fan di Roger Waters. Sorpresa che devono avere,
tuttavia, provato dopo aver saggiato il primo ascolto di Ça
ira, l’opera sinfonica realizzata da Waters in quindici
anni di duro lavoro, da pochi giorni in vendita nei negozi di
musica.
Nel doppio cd di Ça ira, dice più di un estimatore
di Waters, è ben visibile la presenza dell’ex Floyd,
soprattutto là dove la musica occupa lo spazio che merita
e il canto prende fiato. A quanto pare l’idea che ha folgorato
Waters si è fatta strada dopo la lettura di un libretto
di Etienne-Roda Gil, autore di canzoni per Juliette Greco e Johnny
Hallyday. Si tratta di un libro sulla Rivoluzione francese propiziato
dalla ricorrenza del bicentenario della presa della Bastiglia.
Un evento della storia, forse l’Evento laico in senso assoluto
della storia moderna, in cui Waters trova i temi che più
gli sono cari: la giustizia, il progresso e l’ideale di
una società meno oppressiva. Nasce così un demo
che farà da base per la successiva orchestrazione di Wentworth.
In questo modo la Rivoluzione dell’89 è diventata
metafora musicale di un rinnovato impegno per il sociale. Una
passione che Waters rilancia in grande stile servendosi di registri
musicali che non sono certo quelli del suo seguito. Per tutti
vale però la mezza promessa di una grande riunione con
i vecchi Floyd. Un evento annunciato che, se mai dovesse diventare
realtà, non si risolverà - possiamo dircene sicuri
- in un’innocua e infruttuosa rimpatriata.
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