Oliver Twist
.::Kaitlyn Maring - 20 Dicembre 2005::.

Quella di Oliver Twist (Barney Clark) è l'Inghilterra industriale e povera del XIX sec. e la sua è una storia triste e malinconica che però diventa favola come per Cenerentola o Biancaneve, senza l’inverosimile contorno di fate e nani.
Oliver passa da un orfanotrofio ad un'agenzia funebre come aiutante e, in entrambi i casi, viene rifiutato e maltrattato dall'ignoranza e dall'avidità non di streghe, ma di borghesi “onesti” e “benpensanti”. L'unica alternativa per l'orfanello è la fuga a Londra, il dickensiano paese dei balocchi, in cui Oliver conoscerà un parente stretto di Mangiafuoco, ossia il vecchio e furbo Fagin (Ben Kingsley). Inizialmente Fagin e la sua banda di ladruncoli saranno l'unica fonte di sostentamento per Oliver e le uniche persone presso cui rifugiarsi, finché non incontrerà l'onesto Mr. Brownlow che ne cambierà per sempre il destino.
Fedele all'opera di Dickens, Roman Polanski ha donato al suo film toni classici e fiabeschi. La linearità del racconto e l'attaccamento al romanzo conferiscono ai vari personaggi un tono surreale, creando una sorta di distacco con il pubblico. Sono ottime le ricostruzioni girate a Praga della Londra sporca e malfamata post- rivoluzione industriale.
Merita un encomio tutto il cast, ma, in modo speciale, Ben Kingsley, il Gandhi di Richard Attenborough quasi irriconoscibile nei panni di Fagin, probabilmente il personaggio più interessante e misterioso dell’intera pellicola e dell’originale dickensiano che solo un attore dell'altezza di Kingsley poteva interpretare e personalizzare in modo così geniale. Bravo anche Barney Clark nei panni di Oliver, nonostante la personalità del protagonista sia stata messa poco in rilievo rendendo il personaggio poco coinvolgente.
Il consiglio è quello di vedere il film per allontanarsi dai soliti kolossal americani e per ricordare che ancora oggi esistono tanti Oliver Twist. Purtroppo, è anche vero che ci sono sempre meno Dickens e Polanski disposti a raccontarlo.