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Uomo di multiforme
ingegno, scrittore, poeta e giornalista, Pier Paolo Pasolini si
avvicina al mondo del cinema senza aver prima d’ora studiato
il ben che minimo manuale di regia. Il suo talento dietro la macchina
da presa emerge fin dal principio con i primi due film (Accattone,
del 1961, e Mamma Roma, 1962), con i quali porta sullo schermo
il sottoproletariato urbano. La vita della periferia romana, la
condizione dei suoi abitanti dopo la seconda guerra mondiale,
fanno da sfondo a questi due capolavori, ponendo l’accento
sulla situazione dei contadini costretti ad abbandonare la campagna,
con la conseguente perdita della cultura contadina.
Al dittico iniziale faranno seguito quattro mediometraggi, definibili
anch'essi "borgatari" (La Ricotta, 1963, La Terra vista
dalla Luna, 1966, Che cosa sono le nuvole?, 1968, e la Sequenza
del fiore di carta, 1969). Da non dimenticare il Pasolini "ideologico",
ben documentato da Il Vangelo secondo Matteo (1964) e Uccellacci
e uccellini (1966). Nella rievocazione laica, ma non irreligiosa,
della vita di Gesù, Pasolini decide di rimanere fedele
al testo di Matteo, così che il film viene a strutturarsi
in episodi proprio come i capitoli del testo sacro; il secondo
è un'analisi critica e autocritica a sinistra dove a Totò
e Ninetto è affidata la storia di un viaggio fra miti francescani,
riti politici e apologhi sociali.
Dopo un breve excursus nel mondo classico (Edipo re,1967 e Medea,
1968), alla ricerca delle origini e dell’attualità
del trauma che avrebbe imposto all'uomo il principio di
realtà sul principio del piacere, si è dedicato
a colte e raffinate erotopee della corporeità: da un lato
vista come possibile luogo di felicità soltanto nelle fiabe
e nel sogno (Il fiore delle Mille e una
notte, 1974) o comunque sempre come un peccato da scontare (Decameron,
1971
e I racconti di Canterbury, 1972); dall’altro come il luogo
per eccellenza del più abbietto degrado umano e della più
disumana crudeltà come il caso di Salò o le 120
giornate di Sodoma, del 1975.
Questo ultimo suo film, in particolare, non è stato compreso
dalla critica del periodo, tacciato come un film porno "fatto
male". Un film che oggi potrebbe essere usato come manifesto
per la rivendicazione dei diritti umani.
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