Matrimoni e Pregiudizi
.::Maria Laura Corda - 2 Agosto 2006::.

Danza. Ritmo. Sensualità. Passione. Comicità. Matrimoni … e Pregiudizi. Dopo il successo di Sognando Beckham, la regista indiana Gurinder Chadha ha preso tra le mani il capolavoro letterario di Jane Austen, Pride and Prejudice: lo ha scucito, tagliato, imbastito, ricucito e rifinito con evidente passione, come se si trovasse a maneggiare la più preziosa tra le stoffe, ricamandovi infine sopra con fili d’oro intrecciati che ne arricchiscono la trama.
Il risultato? Un’esplosione di “ risate, colori, luci e suoni!”.
La vicenda si snoda tra Goa e Los Angeles, India e Stati Uniti, due mondi separati da un intero universo, due culture che si scontrano, lottano tra loro, vogliono prevalere l’una sull’altra, ma finiscono per crollare sullo stesso punto: il matrimonio. Un’usanza così antica, un legame comune ad ogni popolo, pur con svariate sfumature.
La partita viene disputata tra due squadre da sempre avverse, Oriente e Occidente; i capitani sono rispettivamente Lalìta, una ragazza indiana, determinata, romantica, con i sogni che affollano la mente di ogni giovane donna, ma anche profondamente legata alle tradizioni della sua terra, e Wil, americano, ricco e diffidente nei confronti delle tradizioni che non gli appartengono.
Lo scontro è destinato a concludersi in parità: d’altronde una cultura non può prevalicare l’altra, non può essere superiore, non può desiderare, o peggio ancora pretendere, il primato, la vittoria.
In questo film, l’India non viene dipinta come un paese povero e facilmente disprezzabile, bensì come una giovane nazione, da poco indipendente e con un buon potenziale.
La visione del film è resa ancor più piacevole da una splendida interpretazione di Aishwarya Rai, protagonista del film, e da un’incantevole scenario qual è l’India moderna.