Zhang Yimou: House of Flying Daggers
.::Chiara Posadinu - 28 Ottobre 2005::.
House Of Flying Daggers

Dopo l’indigestione di Hero, il regista Zhang Yimou torna all’attacco con uno dei suoi soliti film: House of Flying Daggers/La foresta dei pugnali volanti.
Nella Cina del IX secolo la dinastia Tang era giunta al suo declino. Una setta segreta si oppone allo strapotere dei signori della guerra. Leo, capo provinciale delle guardie, ordina a Jin, suo aiutante, di investigare su una danzatrice cieca. Mei, giunta da poco al Pavillon (locale locanda di raffinato piacere), è sospettata di essere affiliata al gruppo ribelle e viene catturata. Fingendosi suo alleato, Jin riesce a far fuggire Mei dalle prigioni, nella speranza che lo conduca al nascondiglio della setta. Lungo il viaggio avranno modo di sviluppare un rapporto scontato e sdolcinato alternato a scene di battaglie e duelli ambientati in paesaggi dal fascino fantastico.
Anche stavolta, come per Hero, permane la cura maniacale per i dettagli, i colori e le scenografie spettacolari (gli interni affascinanti della locanda del piacere, l’ambiente etereo della foresta di bambù) e le coreografie elaborate (il gioco dei fagioli, lo scontro finale sotto la neve). Tutti elementi attraenti, in qualche modo esotici, ipnotizzanti soprattutto per il pubblico occidentale.
La storia anche stavolta è risaputa e banale, gli intrighi sono chiari sin dall'inizio, i colpi di scena sono scontati e non emozionano. Se si riuscisse a mantenere viva l’attenzione superando le smancerie amorose e la puzza di soap opera, il film potrebbe risultare in alcuni tratti anche sorprendente e più delicato di Hero.