Steven Spielberg: Munich
.::Paticos - 20 Febbraio 2006::.

Monaco, 1972. Durante le Olimpiadi un gruppo di terroristi palestinesi, denominati Settembre Nero, sequestra undici atleti israeliani. Nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, muoiono tutti gli ostaggi e alcuni dei terroristi. Da qui prende le mosse il film di Spielberg che racconta le azioni del Mossad , i servizi segreti israeliani, in risposta all’attentato palestinese.
La storia di Munich è la storia di Avner, agente segreto incaricato dal Mossad perché scovi ed elimini i responsabili dell’uccisione degli atleti. Lo farà con l’aiuto di una squadra di agenti scelti (molti dei quali moriranno durante la missione), ma finirà per riconoscere il fallimento del proprio compito. Egli infatti spera non solo di vendicare il sangue dei fratelli ebrei uccisi, ma anche di decapitare l’organizzazione terroristica ed azzerare, così, il suo potere. Questo non avverrà, violenza chiamerà violenza ed Avner si sentirà come una pedina nelle mani di chi vuole che il gioco continui all’infinito. Perciò deciderà di lasciare il Mossad ed anche Israele.
Il film è molto crudo e violento. Come capita spesso nella cinematografia americana, la storia cede volentieri il passo all’invenzione, perché emerga con più chiarezza la morale : chi si vendica finisce per diventare simile al cattivo da cui ha subito ingiustizia.
La regia di Spielberg è quasi impeccabile; peccato per alcune scene, ambientate in Italia e in Grecia, che risultano un po’ stereotipate o ingenue nel racconto dei fatti. Encomiabile, tuttavia, lo sforzo di mantenersi equidistante fra le parti: Ebrei e Palestinesi nel film sono posti sempre sullo stesso piano, senza che si evidenzino moti di simpatia o di critica verso gli uni o gli altri. Ciò che ha reso il film poco gradito ad Israele.
Molto bravi gli attori, in particolare il protagonista che sa coinvolgerci efficacemente sia quando Avner si sente un devoto servitore del suo popolo, sia quando matura il dramma di aver agito con tanta crudeltà da identificarsi con i nemici a cui ha dato la caccia.
Un film da vedere più volte, per gustarne tutte le sfaccettature: le prime scene che mostrano la visione dei fatti di Monaco sia dalla parte degli israeliani che da quella dei palestinesi; il sapiente utilizzo della funzione documentale; i discorsi di Golda Meir; il ruolo della moglie di Avner; la scena finale, fortemente simbolica, con lo sfondo dei grattacieli americani (le Torri Gemelle?). Se vincerà l’Oscar, per me l’avrà meritato.