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Syriana è un film che non si può raccontare: la sua trama è complessa ed intricata e richiede la massima attenzione soprattutto durante la visione del primo tempo. Non c’è un protagonista, ma diversi personaggi le cui vicende non hanno punti di contatto se non nelle scene finali del film. Si tratta di un avvocato, che ha l’incarico di agevolare la fusione di due importanti compagnie petrolifere americane; di un abile agente della CIA che ne diventerà il capro espiatorio; di un consulente finanziario che lavora per un principe arabo, condividendone il sogno di portare democrazia e benessere per l’intero popolo; infine di un ragazzo pachistano, che per sfuggire ad una vita di soprusi e di fame si lascerà plagiare da una scuola coranica, con la speranza di essere d’aiuto alla propria misera famiglia.
Perno di tutta la storia è il petrolio. Per lui si commettono le azioni più spregevoli: vendita di armi ai terroristi islamici, corruzione, torture, uccisioni di innocenti, appoggio a governanti fantoccio… . Tutto ciò che vogliono farci passare per scontro di culture, di religioni, per l’esportazione del sogno democratico, sembra voler dire il film, è in realtà il gioco crudele più antico del mondo: quello della lotta per accaparrarsi il potere economico, che garantisce il potere politico e si esercita col potere delle armi.
Syriana è un film che non lascia alcuno spiraglio di speranza per un futuro migliore. È un film un po’ manicheo nella parte finale: tutti i cattivi da una parte (gli americani) tutti i buoni dall’altra (e la maggior parte nell’aldilà). È un film ben recitato da un convincente George Clooney e da un bravissimo Matt Damon. È un film, forse, volutamente ingarbugliato, così come è difficile e complicata la realtà mediorientale. |