Caso Aldrovandi: Sicurezza del cittadino? Diritto all’informazione?
.::Davide Cusseddu - 20 Gennaio 2006::.

Il link al blog di Patrizia e Lino uno dei pił cliccati per diversi giorni in tutta Italia. Assolutamente da leggere il racconto della madre.

È stato necessario un blog per far si, che dopo quasi quattro mesi, la vicenda della tragica morte di Federico Aldrovandi, venisse trattata dai mass media nazionali. Una vicenda che ha dell’incredibile, calcolando le versioni che la raccontano, e notando le diverse contraddizioni, soprattutto tra la versione della questura e quella dei medici.
La madre di Federico, Patrizia, dal 25 settembre non riesce a mettersi il cuore in pace: il figlio è morto, e ancora oggi non si capiscono bene le circostanze.
Il ragazzo tornava da solo e a piedi a casa, a Ferrara, sotto effetto di qualche sostanza stupefacente. Probabilmente cantava, ma l’unica cosa certa è che poco prima delle 6 del mattino viene fermato da una pattuglia di carabinieri.
La famiglia sarà avvisata solamente verso le 11 di mattina della morte del ragazzo, dopo i numerosi e incessanti tentativi di telefonata, iniziati già dalle 8. Solamente quando sarà il padre a provare a mettersi in contatto con il figlio, otterranno una risposta. Il padre, nel cellulare di Federico, era memorizzato come Lino, a differenza della madre memorizzata semplicemente come mamma.
Chi risponde è un agente che afferma che il cellulare è stato trovato su una panchina nei pressi dell’ippodromo, riattacca immediatamente. L’ansia della famiglia viene momentaneamente spezzata dal campanello di casa: è la polizia che provvede ad avvertire che Federico è stato portato all’obitorio.
La versione della questura afferma che il ragazzo si stava sbattendo contro i pali della luce e sui muri, dando in escandescenze e che sia morto per overdose.
Le analisi rivelano che la morte non è dovuta agli stupefacenti, tanto meno questi potevano causare un comportamento aggressivo. Inoltre i medici parlano esplicitamente di percosse: Federico aveva addirittura lo scroto schiacciato. Come sia possibile che si possa essere schiacciato lo scroto da solo, lascia un po’ perplessi anche i numerosi visitatori del blog. Inoltre nei pali della luce e sui muri non è stata avvistata alcuna macchia di sangue, tanto meno pezzi di cemento sul volto del ragazzo.
La verità è senza dubbio lontana e di certo non si sono impegnati alla sua ricerca i mass media. La notizia è venuta alla luce solo ora, quando non si poteva più tacere, grazie alla forza di una madre che non si è rassegnata alla semplice scomparsa del figlio.
Il caso è indubbiamente misterioso, tanto che molti hanno addirittura parlato di insabbiamento.
Sul blog non sono pochi quelli che paragonano la vicenda a Carlo Giuliani e alle botte del G8 di Genova e c’è anche chi ricorda Marcello Lonzi, ragazzo morto nel carcere di Livorno (in una pozza di sangue e coperto di lividi) per “cause naturali” (http://www.odioilcarcere.org).
Ciò che lascia perplessi sono le numerose versioni contrastanti, le percosse sul corpo di un ragazzo indifeso, e il silenzio assoluto degli organi di informazione. Perché forse è meglio parlare dell’ultimo amore di un calciatore, piuttosto che di una vita spenta a 18 anni, le cui responsabilità, a distanza di quasi quattro mesi, non sono ancora state assegnate.
Verrebbe quasi da pensare che qui “gatta ci cova”, e non si può dare completamente torto a chi pensa che effettivamente sotto la vicenda ci sia qualcosa di già visto, ma che mai troveremo, molto probabilmente, esplicitato sui giornali.