
Immagine da www.triburibelli.it |
Il 20 Ottobre,
alla trasmissione Rock Politik di Cementano, si è parlato
di libertà di informazione e il buon Adriano ha fatto notare
che l’Italia, quanto a libertà di stampa, è
al 77esimo posto, tra Bulgaria e Mongolia, secondo la classifica
“Freedom of the Press 2005” della “Freedom House”.
Probabilmente il settantasettesimo posto se lo aspettavano in
pochi, tuttavia non è una novità che la libertà
di informazione in Italia sia piuttosto limitata. Inoltre, a peggiorare
le cose si mette anche il fatto che l’informazione che ci
viene propinata dai media nostrani è quasi sempre un’informazione
trash, inutile, volta a coprire altre notizie ben più importanti.
Basti notare come è stata trattata con cura la notizia
di Lapo Elkann, che, per essere entrato in overdose di cocaina,
è finito su tutte le prime pagine dei giornali e numerose
trasmissioni ne hanno parlato, mentre altre notizie avrebbero
meritato molta più importanza, come quella del terremoto
in Pakistan, o l’avventura scandalo di Fabrizio Gatti, giornalista
dell’Espresso, che si è fatto rinchiudere nel Centro
di Permanenza Temporaneo di Lampedusa, denunciando, dopo la sua
liberazione, le condizioni disumane in cui sono costrette a vivere
centinaia di persone.
L’informazione è gestita in una maniera terribile.
Le oltre 40mila persone morte per il terremoto nel subcontinente
asiatico non sono degne, a quanto pare, di essere messe allo stesso
piano di Lapo Elkann. E neanche dell’“accoglienza”
riservata agli immigrati si parla, probabilmente perché
danneggerebbe in qualche modo il governo, dopo che Borghezio,
eurodeputato leghista, ha parlato del CPT di Lampedusa come di
un hotel a 5 stelle.
Il mondo del giornalismo risente molto delle censure o della paura
di censura. Per questo motivo vengono avanti “giornalisti”
esperti di gossip, di pettegolezzi, mentre ai veri giornalisti
viene soffocata la voce, soprattutto a quelli che, in qualche
modo, mettono in discussione i “dogmi” del governo.
Fabrizio Gatti è un esempio di ottimo giornalista, di chi,
cioè, sa rischiare la propria vita per scoprire le menzogne
del governo e portarle alla luce con prove indiscutibili.
Se realmente si vuole avere un’informazione libera, ma allo
stesso tempo seria, bisogna lasciare più spazio ai veri
giornalisti e tagliare le gambe a chi specula sui vari problemi
individuali che servono solo ad alimentare i pettegolezzi.
L’informazione è malata e non solo per colpa dell’attuale
governo. Qualsiasi governo, sia di destra sia di sinistra, ha
sempre qualcosa da nascondere e interessi da curare. Spetta ai
giornalisti “tirare fuori le palle” e difendere il
loro più grande diritto: quello di fare informazione.
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