Informazione malata e giornalismo di provincia
.::Davide Cusseddu - 28 Ottobre 2005::.

Freedom Press

Immagine da www.triburibelli.it

Il 20 Ottobre, alla trasmissione Rock Politik di Cementano, si è parlato di libertà di informazione e il buon Adriano ha fatto notare che l’Italia, quanto a libertà di stampa, è al 77esimo posto, tra Bulgaria e Mongolia, secondo la classifica “Freedom of the Press 2005” della “Freedom House”. Probabilmente il settantasettesimo posto se lo aspettavano in pochi, tuttavia non è una novità che la libertà di informazione in Italia sia piuttosto limitata. Inoltre, a peggiorare le cose si mette anche il fatto che l’informazione che ci viene propinata dai media nostrani è quasi sempre un’informazione trash, inutile, volta a coprire altre notizie ben più importanti.
Basti notare come è stata trattata con cura la notizia di Lapo Elkann, che, per essere entrato in overdose di cocaina, è finito su tutte le prime pagine dei giornali e numerose trasmissioni ne hanno parlato, mentre altre notizie avrebbero meritato molta più importanza, come quella del terremoto in Pakistan, o l’avventura scandalo di Fabrizio Gatti, giornalista dell’Espresso, che si è fatto rinchiudere nel Centro di Permanenza Temporaneo di Lampedusa, denunciando, dopo la sua liberazione, le condizioni disumane in cui sono costrette a vivere centinaia di persone.
L’informazione è gestita in una maniera terribile. Le oltre 40mila persone morte per il terremoto nel subcontinente asiatico non sono degne, a quanto pare, di essere messe allo stesso piano di Lapo Elkann. E neanche dell’“accoglienza” riservata agli immigrati si parla, probabilmente perché danneggerebbe in qualche modo il governo, dopo che Borghezio, eurodeputato leghista, ha parlato del CPT di Lampedusa come di un hotel a 5 stelle.
Il mondo del giornalismo risente molto delle censure o della paura di censura. Per questo motivo vengono avanti “giornalisti” esperti di gossip, di pettegolezzi, mentre ai veri giornalisti viene soffocata la voce, soprattutto a quelli che, in qualche modo, mettono in discussione i “dogmi” del governo.
Fabrizio Gatti è un esempio di ottimo giornalista, di chi, cioè, sa rischiare la propria vita per scoprire le menzogne del governo e portarle alla luce con prove indiscutibili.
Se realmente si vuole avere un’informazione libera, ma allo stesso tempo seria, bisogna lasciare più spazio ai veri giornalisti e tagliare le gambe a chi specula sui vari problemi individuali che servono solo ad alimentare i pettegolezzi.
L’informazione è malata e non solo per colpa dell’attuale governo. Qualsiasi governo, sia di destra sia di sinistra, ha sempre qualcosa da nascondere e interessi da curare. Spetta ai giornalisti “tirare fuori le palle” e difendere il loro più grande diritto: quello di fare informazione.