I giovani: una linfa che si sta esaurendo sul nascere
.::Linda Giresini - 20 Febbraio 2006::.

Prendo spunto da un articolo di Francesco Alberoni comparso sul Corriere della Sera il 13 febbraio. Vi si dipinge un quadro della gioventù attuale che si è ormai arresa a una ricerca di miglioramento, che disdegna per pigrizia- o incapacità? - un qualsiasi tentativo di costruire qualcosa o combattere per una qualunque causa. Il supporto storico è dato dal confronto con i giovani del dopoguerra, degli homines novi, i quali hanno “costruito” se stessi ma, cosa ancora più importante, reso competitiva una società sanando, sia pure limitatamente a un determinato ambito, certe fratture interne e fornendo input allo sviluppo. Oggi questa tendenza è andata via via scemando. E ciò è imputabile a vari fattori generazionali e allo sviluppo tecnologico; si capisce - la situazione è palpabile per tutti noi anche giovani - che in Italia c’è bisogno di un effettivo cambio di rotta. Riallacciandoci all’esortazione al “combattere” che avanza Alberoni, oserei dire che è indispensabile un “ritorno alle armi”, ma in senso ideologico, l’unico eticamente accettabile: tralasciando una realtà da prima e media adolescenza, i vent’anni diventano la spia per decifrare il futuro della collettività. Vedo intorno a me un piegarsi lieto alla mediocrità, un’opposizione alla cultura e un continuo accontentarsi alle offerte comode. Scelte che probabilmente potrebbero comportare delle rinunce, e invece esalterebbero le fasi di questa parentesi così fondamentale della vita che è la giovinezza. L’appassire, l’adagiarsi alla normalità senza conoscere, respingere esperienze di qualsiasi natura nella ricerca, nell’arte, nella musica o nello sport sono la prima causa della morte della futura società. Le eccezioni debbono diventare regola: troppe energie vanno sprecate. E pensare che ci sono tantissime opportunità, certo, a costo di pesanti sacrifici. Che poi però alla fine ripagano, sempre. Quindi sentiamoci parte attiva della società, convinti che anche noi possiamo cambiare qualcosa, senza accampare pretese o grandiosi sogni (la boria se non è supportata da motivazioni reali nel giro di poco si spegne miseramente) ma nei limiti ragionevoli di noi stessi. Non tiriamoci indietro, insomma, lottiamo con semplicità ma anche con vigore fuggendo da una vita banale e priva di stimoli.