Prendo spunto da
un articolo di Francesco Alberoni comparso sul Corriere della
Sera il 13 febbraio. Vi si dipinge un quadro della gioventù
attuale che si è ormai arresa a una ricerca di miglioramento,
che disdegna per pigrizia- o incapacità? - un qualsiasi
tentativo di costruire qualcosa o combattere per una qualunque
causa. Il supporto storico è dato dal confronto con i giovani
del dopoguerra, degli homines novi, i quali hanno “costruito”
se stessi ma, cosa ancora più importante, reso competitiva
una società sanando, sia pure limitatamente a un determinato
ambito, certe fratture interne e fornendo input allo sviluppo.
Oggi questa tendenza è andata via via scemando. E ciò
è imputabile a vari fattori generazionali e allo sviluppo
tecnologico; si capisce - la situazione è palpabile per
tutti noi anche giovani - che in Italia c’è bisogno
di un effettivo cambio di rotta. Riallacciandoci all’esortazione
al “combattere” che avanza Alberoni, oserei dire che
è indispensabile un “ritorno alle armi”, ma
in senso ideologico, l’unico eticamente accettabile: tralasciando
una realtà da prima e media adolescenza, i vent’anni
diventano la spia per decifrare il futuro della collettività.
Vedo intorno a me un piegarsi lieto alla mediocrità, un’opposizione
alla cultura e un continuo accontentarsi alle offerte comode.
Scelte che probabilmente potrebbero comportare delle rinunce,
e invece esalterebbero le fasi di questa parentesi così
fondamentale della vita che è la giovinezza. L’appassire,
l’adagiarsi alla normalità senza conoscere, respingere
esperienze di qualsiasi natura nella ricerca, nell’arte,
nella musica o nello sport sono la prima causa della morte della
futura società. Le eccezioni debbono diventare regola:
troppe energie vanno sprecate. E pensare che ci sono tantissime
opportunità, certo, a costo di pesanti sacrifici. Che poi
però alla fine ripagano, sempre. Quindi sentiamoci parte
attiva della società, convinti che anche noi possiamo cambiare
qualcosa, senza accampare pretese o grandiosi sogni (la boria
se non è supportata da motivazioni reali nel giro di poco
si spegne miseramente) ma nei limiti ragionevoli di noi stessi.
Non tiriamoci indietro, insomma, lottiamo con semplicità
ma anche con vigore fuggendo da una vita banale e priva di stimoli.
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