Mea Culpa
.::Paticos - 28 Ottobre 2005::.
Copertina 17

Un caro amico, in occasione del mio compleanno, mi ha ‘regalato’ questi versi, inviandomeli con la posta elettronica: “Solo l’amare, solo il conoscere/ conta, non l’aver amato,/ non l’aver conosciuto. Dà angoscia / il vivere di un consumato/ amore. L’anima non cresce più….” . “Che belli! - ho pensato - mi ricordano qualcosa, ma non riesco a focalizzare…” “Come?- direte - Tu che insegni lettere nei licei, non riconosci Pasolini?”
Mea culpa. Da quanti anni non riesco a parlare di Pasolini ai miei alunni? Tanti, troppi, a giudicare dalla mia memoria appannata. Eppure ci sarebbe così tanto da dire su di lui, e tanto di così profondo, di così attuale ed interessante…
Non cerco alibi, ma da studentessa di liceo e di università, nessuno dei miei professori mi ha mai parlato di lui. Pasolini è sempre stato così…scomodo. Era più semplice analizzare i chiasmi danteschi e i ‘gerundi poeticissimi’ (parole del mio prof) del Leopardi.
Ho scoperto Pasolini nei miei primi anni di insegnamento, quando per supplire alla mia scarsa esperienza didattica, volevo stupire i miei alunni (spesso più grandi di me) con un programma ‘moderno’. Funzionava, e io ho così imparato ad apprezzare la profonda sensibilità di questo autore: amò la terra di sua madre, il Friuli; amò i diseredati, dai ragazzi delle borgate romane (i famosi Ragazzi di vita) alle povere genti del Terzo Mondo; amò la vita, e la considerò degna di rispetto fin dalla fase embrionale.
Mi affascinavano i suoi articoli di condanna al cinico mondo del consumismo, che affossa l’identità popolare, che considera l’uomo solo come consumatore, che fa diventare imperativo l’edonismo di massa. Aveva ragione, Pasolini, così come fu lucido nella critica alla televisione: essa, a suo dire, non è soltanto un luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi; essa è autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo; attraverso la tv passano modelli di Uomo e Donna che danno valore alla vita solo attraverso i suoi Beni di consumo; gli spettatori cercano di imitare detti modelli, pena l’infelicità, l’emarginazione, la frustrazione.
Piacerebbe Pasolini ai miei alunni di oggi? Agli aspiranti ‘costantini vitagliani’, ‘isolani famosi’ ‘amici di Maria’, alle aspiranti ‘elisabette canalis’ e ‘Floriane del Grande Fratello’?....
Pasolini è scomodo… lo è stato anche per me, lo confesso. Mi ha imbarazzato certa sua cinematografia, così dura ed esplicita; mi ha imbarazzato il suo anticlericalismo; mi ha imbarazzato quella sua ‘infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senz’anima.’… Ma non ho scusanti: è stato un grande del Novecento più vicino, ed ancora il suo pensiero echeggia in molti artisti del nostro presente, nelle loro opere, nei loro spettacoli (a rifletterci, anche nell’ultimo film che ho visto, ‘Romanzo criminale’).
Mea culpa: inserirò di nuovo Pasolini nel mio programma.