 |
Un caro amico,
in occasione del mio compleanno, mi ha ‘regalato’
questi versi, inviandomeli con la posta elettronica: “Solo
l’amare, solo il conoscere/ conta, non l’aver amato,/
non l’aver conosciuto. Dà angoscia / il vivere di
un consumato/ amore. L’anima non cresce più….”
. “Che belli! - ho pensato - mi ricordano qualcosa, ma non
riesco a focalizzare…” “Come?- direte - Tu che
insegni lettere nei licei, non riconosci Pasolini?”
Mea culpa. Da quanti anni non riesco a parlare di Pasolini ai
miei alunni? Tanti, troppi, a giudicare dalla mia memoria appannata.
Eppure ci sarebbe così tanto da dire su di lui, e tanto
di così profondo, di così attuale ed interessante…
Non cerco alibi, ma da studentessa di liceo e di università,
nessuno dei miei professori mi ha mai parlato di lui. Pasolini
è sempre stato così…scomodo. Era più
semplice analizzare i chiasmi danteschi e i ‘gerundi poeticissimi’
(parole del mio prof) del Leopardi.
Ho scoperto Pasolini nei miei primi anni di insegnamento, quando
per supplire alla mia scarsa esperienza didattica, volevo stupire
i miei alunni (spesso più grandi di me) con un programma
‘moderno’. Funzionava, e io ho così imparato
ad apprezzare la profonda sensibilità di questo autore:
amò la terra di sua madre, il Friuli; amò i diseredati,
dai ragazzi delle borgate romane (i famosi Ragazzi di vita) alle
povere genti del Terzo Mondo; amò la vita, e la considerò
degna di rispetto fin dalla fase embrionale.
Mi affascinavano i suoi articoli di condanna al cinico mondo del
consumismo, che affossa l’identità popolare, che
considera l’uomo solo come consumatore, che fa diventare
imperativo l’edonismo di massa. Aveva ragione, Pasolini,
così come fu lucido nella critica alla televisione: essa,
a suo dire, non è soltanto un luogo attraverso cui passano
i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi; essa
è autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione
al mondo; attraverso la tv passano modelli di Uomo e Donna che
danno valore alla vita solo attraverso i suoi Beni di consumo;
gli spettatori cercano di imitare detti modelli, pena l’infelicità,
l’emarginazione, la frustrazione.
Piacerebbe Pasolini ai miei alunni di oggi? Agli aspiranti ‘costantini
vitagliani’, ‘isolani famosi’ ‘amici di
Maria’, alle aspiranti ‘elisabette canalis’
e ‘Floriane del Grande Fratello’?....
Pasolini è scomodo… lo è stato anche per me,
lo confesso. Mi ha imbarazzato certa sua cinematografia, così
dura ed esplicita; mi ha imbarazzato il suo anticlericalismo;
mi ha imbarazzato quella sua ‘infinita fame d’amore,
dell’amore di corpi senz’anima.’… Ma non
ho scusanti: è stato un grande del Novecento più
vicino, ed ancora il suo pensiero echeggia in molti artisti del
nostro presente, nelle loro opere, nei loro spettacoli (a rifletterci,
anche nell’ultimo film che ho visto, ‘Romanzo criminale’).
Mea culpa: inserirò di nuovo Pasolini nel mio programma.
|