Pasolini, una morte avvolta nel mistero
.::Anthony Masserey - 28 Ottobre 2005::.
omicidio pasolini

È ancora un mistero, la fine di Pier Paolo Pasolini. Un mistero come ce ne sono tanti in Italia. Ma questa volta la particolarità sta nel fatto che lo stesso Pasolini è un personaggio avvolto nel mistero, sul quale non è ancora possibile fare piena luce. Uno scrittore, un poeta, un intellettuale, un regista, ma soprattutto un uomo. Con la sua dignità. E sottolineo la parola “dignità”, perché qualcuno ha proprio cercato di affossarla, la dignità di Pasolini, facendo leva sull’enigma della sua morte. La cosa certa è che Pasolini fu ucciso, quella notte del 2 novembre 1975, anche se non si sa bene da chi. O meglio, nella versione ufficiale dei fatti, quella che hanno subito preso per buona gli uomini, di destra o di sinistra non importa, a quali Pasolini non piaceva, si sa eccome il nome dell’assassino. Si tratta di Pino Pelosi, noto come “La Rana”. Un ragazzo di borgata, uno di quei “ragazzi di vita” di cui anche il celebre scrittore aveva parlato in uno dei suoi romanzi. Bene, la storia che Pino “La Rana” propone di continuo durante gli interrogatori è la seguente. Verso le 22.30 del 1 novembre Pelosi si trovava con degli amici in Piazza dei Cinquecento, a Roma, proprio di fronte alla stazione Termini, quando gli si avvicina un uomo che gli propone di farsi un giro. Il ragazzo capisce la situazione e decide di salire in macchina con lui. L’uomo dice di chiamarsi Paolo e si interessa con curiosità a Pelosi facendogli tante domande sulla sua vita, il suo lavoro. I due si dirigono verso una zona dove sorgono alcune casette abusive chiamata Idroscalo, tra Ostia e Fiumicino, e si fermano su una stradina in terra battuta. Lì, l’uomo tenta un approccio sessuale col ragazzo, ma, vistosi respinto, reagisce violentemente. Tra i due si accende una colluttazione. Pelosi si difende come può picchiando l’uomo con un bastone e due tavolette in legno fin quando non cade a terra. Il ragazzo allora entra in macchina, ma nella foga del momento, mentre fa retromarcia, passa sopra il corpo dell’uomo che muore per lo scoppio del cuore. A questo punto Pelosi fugge e poco dopo viene fermato dai carabinieri per eccesso di velocità. Viene dunque arrestato per furto d’auto e condotto in carcere dove rivela al compagno di cella di aver ucciso Pasolini. Le forze dell’ordine ancora non sanno niente perché il corpo verrà scoperto la mattina seguente. Questa è la versione dei fatti raccontata da Pelosi: Pasolini ucciso da un ragazzo col quale aveva tentato di avere un rapporto sessuale. Potete immaginare le reazioni, lo sdegno da ogni parte politica e il disprezzo di buona parte del Paese in seguito a questa vicenda. Del resto, Pasolini era già stato bersagliato più volte per le sue posizioni anticonformiste e per il fatto di essere omosessuale (motivo per cui fu espulso dal Pci), quindi la sua immagine venne ulteriormente rovinata dopo la sua morte. Non tutti, però, sono convinti di come siano andate le cose. In questo caso ci sono tanti elementi che non tornano e i giornalisti de “L’Europeo”, prima fra tutti Oriana Fallaci, avanzano seri dubbi sulla questione data ormai per scontata. Innanzitutto viene criticato il modo confusionario e impreciso con cui sono state svolte le indagini. Poi vi è tutta una serie di quesiti che fanno pensare che Pelosi non sia stato il solo ad aver partecipato all’omicidio di Pasolini. Infatti, ci si chiede, come faceva Pelosi ad avere solo una ferita sulla fronte dopo una colluttazione con un uomo più robusto e atletico di lui? Come faceva inoltre a non avere tracce di sangue sui suoi vestiti quando invece gli abiti di Pasolini erano completamente imbrattati di sangue? Come poteva usare contemporaneamente un bastone e due tavole di legno per picchiarlo dato che non aveva il tempo materiale per cambiare oggetto nel bel mezzo della colluttazione? Ancora, se le cose stanno come ha detto Pelosi, come mai la camicia di Pasolini fu rinvenuta molto lontano dal punto in cui si trovava il corpo? E come se non bastasse si aggiungono anche le testimonianze di altri personaggi che non hanno rivelato il nome e che dicono di aver visto Pasolini scappare da tre uomini che lo avevano inseguito e colpito. Poi vengono fuori altre voci che dicono che Pasolini è stato ucciso perché faceva troppe domande sul giro di prostituzione tra gli omosessuali o che era stato ammazzato per aver reagito in seguito ad un agguato ordito per rapinarlo. O peggio ancora, qualcuno pensa che Pasolini sia stato eliminato su commissione di persone importanti alle quali dava fastidio. Sta di fatto che Pelosi si è beccato nove anni e inspiegabilmente non ha mai fatto nessun nome. Anche questo è un bel mistero. Chi ha cercato di coprire? E perché? Sono domande alle quali sarà sempre più difficile rispondere. Si parla di fatti risalenti a trent’anni fa e più passa il tempo, meno possibilità avremo di scoprire la verità. Pasolini era un artista, un personaggio che prima di molti altri aveva individuato l’ipocrisia che affliggeva il nostro Paese (e che purtroppo persiste tuttora) cercando di combatterla. Indipendentemente da quello che successe quel 2 novembre del ’75, la gente riuscirà mai a riconsiderare quell’uomo che col suo passaggio ha lasciato un segno indelebile nella storia italiana?