Tutti insieme contro il debito
.::Anthony Masserey - 8 Aprile 2006::.

Credete possibile che nel 2000 ci siano ancora Paesi dove la corrente elettrica arriva a notti alterne? O dove non c’è acqua? O dove non vi sono ospedali in condizione di essere chiamati tali e altri servizi di vario genere? Ebbene sì. Questo è ciò che avviene ad esempio a Conakry, capitale della Guinea. E non solo. Anche nello Zambia e in altri Stati del cosiddetto Terzo Mondo si può assistere ad una situazione dello stesso tipo. La povertà è una questione mondiale che noi tutti conosciamo. Ma per quanto si possa essere informati, nessuno che non sia uscito fuori dalla realtà occidentale può avere la minima idea di cosa significhi vivere in condizioni di vita disperate. È vero, anche da noi ci sono i problemi, ma questi vanno inseriti nello standard dei Paesi “ricchi” e non hanno nulla a che vedere con ciò che succede nel Sud del Mondo. È comunque importante il fatto di sensibilizzarci di fronte ad una piaga che ci riguarda tutti e di capire da dove deriva lo stato di estrema povertà che caratterizza queste popolazioni.

Conflitti interni e quadri politici instabili sono di sicuro alcune delle cause che hanno sospinto alcune Nazioni verso una soglia di arretratezza disastrosa, ma da diversi anni ormai si parla del debito estero. Non tutti sanno bene cosa sia, ma per chiarire sinteticamente il concetto si può dire che si tratta di una “imposta” che i Paesi poveri devono a quelli ricchi e che ereditano dagli anni Settanta. Ai tempi della prima crisi petrolifera, infatti, i Paesi produttori di “oro nero” accumularono una tale quantità di denaro che finirono per depositarne una parte nelle banche internazionali. Alcuni Stati del Terzo Mondo approfittarono dell’abbassamento dei tassi d’interesse e si fecero prestare i soldi. Ma il dollaro, che era l’unica valuta utilizzata nella contabilità, aumentò di valore e così anche i tassi d’interesse, facendo scoppiare nel 1982 la crisi del debito. Da quel momento i governi dei Paesi poveri hanno continuato a pagare questa tassa e alcuni di loro hanno un debito superiore ai soldi che servono per ospedali, scuole e altre strutture.

Durante il Giubileo si è presentata una mozione per cancellare il debito, e diverse associazioni, tra cui la Fondazione Giustizia e Solidarietà guidata da Riccardo Moro, hanno iniziato ad impegnarsi nella realizzazione di questo progetto. È un dovere morale quello che spinge tante organizzazioni a combattere per questa giusta causa. Quando si pensa che nello Zambia la vita media è di 57 anni o che su cinque bambini africani uno non raggiunge il quinto anno di vita e che, soprattutto, i Paesi ricchi costituiscono solo il 20% della popolazione del pianeta, allora è necessario attuare una svolta. L’Italia, così come altri Stati creditori, ha dato il via ad un processo di cancellazione del debito, anche se sono ancora tanti i Paesi che continuano a scontare la pena. La strada è, perciò, ancora lunga, ma non si può assolutamente smettere di perseguirla.