Iran, indietro tutta! Presidente ultraconservatore per il regime teocratico
.::Emanuele Andrea Casu - 21 Luglio 2005::.

Chi pensava che le "elezioni" in Iran potessero essere un'occasione per cambiare il regime si illudeva. In Occidente tutti vedevano di buon occhio il candidato riformista e progressista Moin, ma questi è stato eliminato al primo turno. Al ballottaggio si sperava nella vittoria di Rafsanjani, già presidente dall'89 al '97, considerato un moderato, nonostante le persecuzioni e le esecuzioni perpetuate durante il suo mandato nei confronti di chi non condivideva le sue posizioni e di chi criticava il regime dentro e fuori il Paese; ma anche lui è stato battuto dal sindaco di Teheran, Mahamoud Ahmadinejad, che ha ottenuto il 61,7% dei suffragi fra i 26 milioni di iraniani, il 56% degli aventi diritto di voto, che si sono recati alle urne.
Parlare di elezioni in un regime può sembrare strano, ma quelle iraniane sono molto particolari. Mentre in un qualsiasi Paese democratico per candidarsi basta raccogliere un certo numero di firme, in Iran c'è bisogno del permesso del Consiglio dei guardiani della rivoluzione che in occasione di queste votazioni ha ammesso solo otto candidati fra le centinaia che avevano fatto richiesta. In base a quale criterio sono stati respinti tutti questi aspiranti? Semplice, la tutela del regime!
Per non fomentare troppo malcontento viene sempre ammesso anche qualche cosiddetto riformista come il presidente uscente Khatami, il quale però, ostacolato dal Consiglio dei guardiani e dalla Guida Suprema, l'ayatollah Khamenei, nei suoi otto anni di mandato non è riuscito ha cambiare più di tanto il regime.
In Iran la stampa è controllata; solo nelle ultime elezioni, dopo i risultati del primo turno, due giornali, che si apprestavano a denunciare brogli, sono stati chiusi; alle donne è proibito lavorare, e ciò spinge molte madri a prostituirsi per sfamare i figli; non si può andare dal parrucchiere; non si può professare un culto diverso dall'Islam. In pratica, come dichiara l'ex presidente Bani Sadr, attualmente in esilio a Parigi, "i religiosi ritengono di potere, e dovere, passare al setaccio ogni aspetto dell'esistenza dei loro concittadini: dalla sessualità alle azioni di ogni giorno, dalla vita sociale a quella più intima e soggettiva". Non bastasse ciò, l'economia è in gran parte controllata dalla mafia.
Se con un presidente "riformista" la situazione era questa, che accadrà ora che l'ultraconservatore Ahmadinejad è riuscito, grazie al suo populismo, alle grandi famiglie imprenditoriali mafiose e agli ineccepibili scrutatori, a diventare presidente? Probabilmente la situazione economica non cambierà e ai cittadini non saranno concesse maggiori libertà. Si continuerà a agire, invece, per poter produrre energia nucleare e verosimilmente con essa testate atomiche. Ciò porterà a ulteriori divergenze con i Paesi occidentali, in particolare con gli Stati Uniti.
Una cosa pare ormai evidente: il regime non può essere cambiato dal suo interno, lo dimostra il tentativo fallito di Khatami. Solo il popolo potrà mettere fine a questa fase oscura della storia dell'Iran, gli studenti sono già scesi altre volte in piazza a protestare per la mancanza di democrazia e lo faranno anche in futuro.