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Sentir parlare
di proibizionismo non è certamente una novità. Droga
e ricerca scientifica sono temi discussi e stradiscussi. Contro-mano
ha voluto approfondire un argomento attualissimo, approfittando
della grande disponibilità di Andrea de Angelis, presidente
dell’associazione telematica antiproibizionisti.it.
Vi proponiamo un’interessante chiacchierata, nella quale
vengono trattate diverse tematiche riguardanti non solamente la
droga, ma anche altri diversi casi di proibizionismo in Italia.
Salve Presidente de Angelis. Innanzitutto
la ringraziamo per la disponibilità e la gentilezza. Potremmo
iniziare l’intervista con una breve presentazione dell’associazione.
Come mai la scelta di un’associazione telematica? Come opera
antiproibizionisti.it?
L’associazione nasce nel 2002 sulla scia
di alcune iniziative realizzate da un piccolo gruppo di volenterosi
sparsi sul territorio nazionale. La scelta dell’associazione
telematica è stata all’inizio dovuta alla necessità
di mettere insieme piccoli gruppi di persone di città e
realtà diverse mantenendo bassi costi di gestione. In seguito
abbiamo affinato capacità e strumenti, e ci siamo resi
conto di come lo strumento telematico riuscisse a ridurre le distanze
in tutti i sensi, per questo si è deciso di proseguire
l’esperienza on-line. Questo però non significa che
l’associazione non operi, come si dice in questi casi, sul
territorio. Lo spazio virtuale è soprattutto spazio di
dialogo, confronto, organizzazione di iniziative che poi si concretizzano
fisicamente. Se le dicessi a quanto ammonta il costo di gestione
annuale di un’associazione nazionale, come è la nostra,
non ci crederebbe. Di questo è ovviamente contento il Tesoriere…
Come vede la situazione in Italia? Penso
che siate sempre più contrari alla nuova legge sulla droga
proposta dal ministro Fini. Ci potete spiegare, in poche parole,
cosa cambierebbe se venisse approvata?
Ovviamente siamo contrari al Ddl Fini o al suo
stralcio. Rispetto alle norme attuali cambiano sostanzialmente
tre aspetti: viene reintrodotto il principio della dose minima
giornaliera, si stabilisce in sostanza quanto ogni cittadino possa
detenere prima di incorrere in sanzioni penali; vengono bloccate
tutte le possibili sperimentazioni a fini medici; si permetterà
alle comunità di recupero di certificare lo stato di tossicodipendenza,
cosa oggi permessa solo alle strutture pubbliche. Credo che l’aspetto
più scandaloso sia la reintroduzione della modica quantità,
non fosse altro perché questo principio esisteva anche
nella Jervolino-Vassalli, ma era stato abrogato da un referendum
popolare nel 1993. Le conseguenze sono tanto evidenti quanto nefaste.
Se dovesse essere approvato lo stralcio del Ddl Fini, in sostanza,
chiunque venisse colto con anche solo 3 grammi di marijuana incorrerebbe
in sanzioni penali, come se si trattasse di uno spacciatore. Sulle
tabelle su cui si basa questo principio dovremmo aprire un capitolo
a parte, basti pensare che il possesso di cocaina viene, di fatto,
considerato meno grave di quello di derivati della cannabis.
Le notizie riguardanti Paolo Calissano,
Kate Moss e Lapo Elkann in che modo sono state recepite dal mondo
antiproibizionista? Uno stimolo in più per la legalizzazione
di qualsiasi stupefacente oppure c’è stato un -seppur
minimo- passo indietro nelle idee? Vedete queste notizie come
un ennesimo atto di strumentalizzazione dei media in difesa del
proibizionismo?
È in corso, da alcune settimane, in questo
Paese una campagna giornalistica di disinformazione che mira a
rafforzare e a consolidare nell’opinione pubblica la convinzione,
del tutto infondata, che la cocaina sia ancora, come lo è
stata in passato, la “droga dei ricchi”. Per ottenere
questo risultato si enfatizzano pochi casi eclatanti, come quelli
da lei citati, senza bisogno neppure che tra loro sia riscontrabile
alcun tipo di analogia, affinché - attraverso il collaudato
meccanismo che fa ricorso all’euristica della disponibilità
- scatti quel riflesso semi-automatico che facilita per chi osserva
l’associare il nome della sostanza in questione a un contesto
e a degli attori non rappresentativi, in termini statistici, di
quanto accade nella realtà. Come spesso diciamo in questi
casi, non si tratta tanto - o soltanto - di un problema legato
a una sostanza o alla diffusione dei casi di dipendenza dalla
stessa, ma piuttosto di un intollerabile processo che ha come
fine principale quello di nascondere la verità dei fatti
sostituendola con una visione alterata delle cose. A chi tutto
ciò possa giovare nell’immediato non è difficile
comprenderlo. Sensibilità e attenzione differenti, invece,
sono necessarie per capire che il danno che ne consegue si ripercuoterà
inevitabilmente e indistintamente su tutti noi.
Gira la voce che non siano pochi i politici
che fanno uso di sostanze stupefacenti, tipo la cocaina. Eppure
continuano ad opporsi a una legalizzazione anche di droghe più
leggere, favorendo una repressione sempre più aspra, anche
per i semplici consumatori. Come spiega questo fatto? Pensa che
ci siano interessi economici dietro queste scelte, come ultimamente
“si dice in giro”?
Cosa fa un individuo a casa sua, sia esso un
politico o un semplice cittadino, a me non interessa, e trovo
sbagliato se ne parli in questi termini. Sul fatto poi che vi
siano interessi economici non vi è dubbio. Il 5 dicembre,
in occasione dell’apertura della Conferenza Nazionale sulle
tossicodipendenze a Palermo, abbiamo acquistato mezza pagina su
Il Riformista ed Il Foglio per denunciare proprio come la malavita
organizzata abbia tutto l’interesse a mantenere le droghe
proibite. La mafia incassa dal proibizionismo, solo in Italia,
2000 miliardi di euro l’anno. Questi numeri la dicono lunga.
Molti vedono nell’Olanda il paese
delle mille libertà. Eppure non si può circolare
con una certa quantità di droga e la libertà di
consumazione riguarda solamente le droghe leggere. Inoltre si
possono consumare quest’ultime solamente all’interno
dei Coffee Shops. Antiproibizionisti.it lotta per un’Olanda
anche in Italia o per un allargamento della libertà a qualsiasi
droga e a qualsiasi posto?
In Olanda vige un regime di “tolleranza”
non antiproibizionista. La nostra battaglia è sulle libertà
individuali di ogni persona, quindi lavoriamo per una totale legalizzazione.
Certo poi è ovvio che si sta meglio in Olanda che in Italia…
La figura dello spacciatore: è
un criminale sadico oppure un prodotto di una società sempre
più costosa? Cosa ne pensate? È giusto che finisca
in carcere?
Il piccolo spacciatore è il risultato
di un sistema che non funziona, ma non per questo va perdonato.
Discorso diverso per il grande spaccio ed il grande traffico.
Un sistema sano però oltre ad interrogarsi su come sconfiggere
un problema dovrebbe chiedersi come prevenirlo. La legalizzazione
va proprio nel senso della prevenzione.
Lei pensa che la droga sia un problema
che riguarda la società, o è solamente un problema
individuale? Essere per la legalizzazione non vuol dire necessariamente
essere a favore del consumo di determinate sostanze. Il consumo
delle droghe pesanti è un problema da debellare o da ignorare?
Oppure, più semplicemente, non è un problema?
Innanzitutto bisogna partire da una distinzione
di fondo, le droghe non sono tutte uguali. La cannabis e l’eroina
sono cose diverse, e come tali vanno trattate. Il consumo di droghe
leggere, fintanto che non divenga abuso, non è un problema,
o meglio è un falso problema, inferiore per dannosità
e pericolosità al consumo di tabacco o alcool. La tossicodipendenza
da eroina o cocaina, è invece altra cosa. Si tratta in
questo caso di un problema sociale che ha radici profonde in tutto
il sistema. Non a caso i paesi dove il benessere è più
diffuso riscontrano sempre meno casi di tossicodipendenza da eroina,
mentre di pari passo il consumo cresce in quei paesi che più
di altri vivono disagi socio-economici forti. Mi riferisco in
particolare ai paesi dell’est europeo, al blocco ex-Urss,
dove l’eroina è una piaga in costante crescita. Il
problema non va ignorato, come, a dispetto delle apparenze, fa
il proibizionismo. Solo un monitoraggio vero può portare
a risultati concreti. Osserviamo per esempio cosa succede in Svizzera
ed in Spagna con progetti seri di riduzione del danno, con le
"narco salas" di Madrid e Barcellona, con la somministrazione
controllata di eroina a Zurigo. In quei paesi l'incidenza di morti
per overdose è diminuita sensibilmente, e con essa i reati
connessi alla tossicodipendenza.
Se la droga fosse realmente legalizzata,
non crede che dilagherebbe ancora di più questo fenomeno?
Non crede che anche per i più giovani sarebbero più
propensi a consumare certe sostanze?
Non credo. Prendiamo per esempio l’Olanda,
dove recenti dati forniti dal Ministero della Salute, Welfare
e Sport ci dicono che il numero degli utilizzatori di vari tipi
di droghe non è maggiore di altri paesi, mentre il numero
dei morti per droga, 2,4 per milione di abitanti, è il
più basso in Europa. Oppure pensi al proibizionismo sull’alcool
del secolo scorso in USA. Chiaramente la legalizzazione deve andare
di pari passo con l’informazione, quella vera. Lo stato
deve lavorare non per proibire, ma per favorire la consapevolezza
dei suoi cittadini. Solo in questo modo si può sperare
di contrastare il consumo e l’abuso di droga. E poi, mi
scusi, 70 anni di proibizionismo cosa hanno prodotto? Non fosse
altro per questo credo che valga la pensa quantomeno di provare
una strada diversa.
Leggendo il vostro statuto, ho letto
che siete anche a favore della legalità e della legalizzazione
in materia di sesso. Cosa c’è che non va da questo
punto di vista in Italia? Vi riferite all’ingerenza della
Chiesa?
Anche. In Italia sembra che non vi sia differenza
tra reato e peccato. A dispetto di una società laica e,
per molti versi, perfino libertina, vige la supremazia culturale
di una tradizione retrograda, conservatrice, bigotta. Il modo
in cui si parla e si tratta di prostituzione, di contraccezione,
di salute sessuale, è incentrato tutto sulla morale. Io
credo che uno Stato debba legiferare in modo pragmatico, e mai
sulla morale. Da noi sembra che si vada in senso opposto.
Quando si parla di proibizionismo, molto
spesso, il discorso finisce sulla Chiesa. Riallacciandoci alla
domanda precedente, la Chiesa quanto potere ha sulle scelte politiche
dell’Italia?
Molto, è evidente, è sotto gli
occhi di tutti. Quello che sta accadendo in queste settimane in
Parlamento sulla 194 è scandaloso. Mi sembra che ci sia
una corsa ad accattivarsi le simpatie della curia, a dispetto
poi del sentire comune dei cittadini, che non hanno mai apprezzato
questa forma di servilismo.
In Inghilterra sono stati dati pari diritti
e doveri alle coppie gay come alle coppie eterosessuali. In Spagna
le nozze gay esistono e vengono celebrate. Quanto aspetteremo
prima di celebrarle anche in Italia? Si sta lavorando anche per
questo obiettivo?
Ora le dirò una cosa che forse non si
aspetta. Personalmente non sono favorevole alle nozze gay. Non
credo che il matrimonio sia una soluzione valida per tutti, non
credo insomma al sistema spagnolo. Credo invece ai pacs, come
in Inghilterra. Del resto i movimenti per i diritti degli omosessuali
non hanno mai chiesto il matrimonio, ma semplicemente che venissero
riconosciuti i loro diritti, ed i pacs vanno in questo senso.
Crede che la ricerca scientifica sia
stata penalizzata dalla sconfitta del referendum sulla legge 40?
La legge sulla fecondazione assistita è da vedere come
un ennesimo esempio di proibizionismo?
Noi come associazione ci siamo impegnati anche
a sostegno dei referendum sulla fecondazione assistita, ed io
personalmente ero tra coloro che avevano deposito il quesito unico
(quello bocciato dalla Corte Costituzionale) in Cassazione. Il
risultato del referendum rappresenta un passo indietro netto per
il nostro Paese, ma va detto anche che probabilmente si è
scelto una linea d'azione perdente dall’inizio. Affidare
la comunicazione a professori e medici, ed ai loro tecnicismi,
quando dall’altra parte si andava avanti con uno slogan
ben coniato, credo sia stato un grosso errore. Gli italiani non
hanno capito (non hanno potuto, non hanno voluto) che in ballo
c’era altro che la fecondazione assistita, c’era in
ballo la libertà. Noi infatti abbiamo puntato su uno slogan
semplice: Una scelta antiproibizionista.
Per quanto riguarda l’aspetto politico,
come vedete i Radicali di Pannella e la sua nuova alleanza con
i Socialisti? Si può davvero sperare che con i Socialisti
ci sia una possibilità di legalizzazione?
I socialisti sono tra i padri dell’attuale
legge, che certo antiproibizionista non è, anzi. Come associazione
non giudichiamo l’alleanza tra socialisti e radicali, osserviamo
però con attenzione ogni movimento ed ogni azione, cosa
che facciamo comunque con tutti i soggetti politici. Se ci saranno
margini di manovra comuni poi lo si vedrà in futuro. Sul
fatto poi che la presenza dei radicali nel centro-sinistra possa
portare a qualche forma di legalizzazione nella prossima legislatura,
ho parecchi dubbi. Non perché non creda al Dna antiproibizionista
dei radicali, ma perché non vedo proposte concrete che
vadano oltre a dichiarazioni di facciata. Mi auguro di sbagliare,
anche perché ci sono individualità, tra i radicali
come tra i socialisti, molto interessanti. Infine bisogna ricordare
come il centro-sinistra abbia partorito pochi anni fa quel genio
del proibizionismo di Pino Arlacchi, e come ancora oggi sopravvivano
componenti proibizioniste nella Margherita, nell’Udeur,
negli stessi Ds, e soprattutto nell’Italia dei Valori.
La ringraziamo per la disponibilità
concessaci. Se desidera aggiungere qualcos’altro, la invitiamo
a farlo.
Solo una cosa. Vorrei chiudere con una frase
di Gandhi, con la quale abbiamo aperto il nostro recente Congresso,
e che credo esprima compiutamente la nostra posizione: «Sono
le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano
essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati
in azioni».
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